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"Aspettando Moratti, vent'anni di Inter e giornalismo" di Claudio De Carli

Questo libro non è solo un libro sul calcio. È la vita di un cronista che spiega il mestiere senza sedersi dietro la cattedra


29/01/2018

“Sai perché tu oggi scrivi qui, su questa pagina, un pezzo di 50 righe? Bé, te lo dico io perché. Tu oggi scrivi perché qui non è entrata la pubblicità e quindi c’è uno spazio da riempire. Tutto qui, non ti fare illusioni.  Non è una frase mai detta, è stata il primo impatto con il mestiere, e anche questo è servito per capire cosa fosse scrivere su un quotidiano, scendere dalle nuvole e accettare, non sei un poeta, tantomeno uno scrittore, sei un cronista caro mio, poi se sei capace e porti le notizie, magari domani va il tuo pezzo e non quello di un altro”. 
Aspettando Moratti, vent'anni di Inter e giornalismo (euro18,90) di Claudio De Carli, edito da Indiscreto, non è solo un libro sul calcio, uno dei tanti che girano nelle librerie. No, è la vita di un cronista che spiega il mestiere senza sedersi dietro la cattedra, senza pensare di insegnare qualcosa ma con l'umiltà che occorre per andare avanti, farsi largo senza spingere, rispettare le regole e gli altri. Poi se sei bravo e hai capito diventi uno che è capace, e un giorno ti senti un giornalista, non perché te lo hanno detto ma perché hai capito come ti devi muovere, conosci i meccanismi, sai quando ti devi fermare, porti la notizia e hai la penna per scriverla. Dieci anni da collaboratore, sulla strada, se hai qualcosa in mano scrivi e porti a casa qualche euro, poi finalmente l'assunzione, redattore ordinario, una paga mensile, una scrivania, un computer, una stampante, un telefono, un televisore, entri in redazione, sei nei turni, senza chiedere rispetto, il rispetto non si chiede, si riceve. 
Il colpo di Claudio De Carli è stato una specie di fatalità: una sera il caporedattore gli dice che l’indomani dovrà andare a Campione d'Italia, dove c’è la presentazione del campionato mondiale di Motonautica. Niente di speciale, forse dieci righe in sovratestata, ma il presidente della federazione è Massimo Moratti. De Carli va e Moratti quella sera gli confida che sta per comprare l’Inter, non sono più dieci righe in sovratestata, sono un colpo inimmaginabile se lavori in un quotidiano a Milano. Fino al giorno prima raschiava il barile, pallanuoto, baseball, hockey prato, adesso con Massimo Moratti è nata un’altra storia, e per guadagnarsi la sua fiducia occorre essere corretti, capire quando la confidenza deve rimanere tale, o quando è detta per farla uscire. 
Fra lui e Moratti è nato lentamente, giorno dopo giorno, un gioco con regole mai scritte, ore e ore sotto la Saras, l'azienda di famiglia, ad aspettare che uscisse dal suo ufficio per strappargli una riga, magari solo un sorriso, ma anche quello diventava una notizia. Una cosa che montava fino a quando in redazione è diventato lui il riferimento sull’Inter. E quindi seguirla. A San Siro ma poi anche in trasferta, in giro per l'Italia, e poi per l'Europa, e poi un mese in America con Mourinho in tournée nella stagione che porterà alla vittoria di Madrid in Champions league. E per uno innamorato del suo mestiere e del calcio è stato un trionfo al quale non avrebbe mai potuto credere. 
Nelle quasi 450 pagine ci sono 250 storie, retroscena mai scritti, faccia a faccia con giocatori, allenatori, dirigenti, sfoghi, eccessi, beghe di spogliatoio, invidie sul campo e in redazione. Ma senza prendersi rivincite, la rivincita la chiede chi ha perso. In queste pagine c'è la vita dell'Inter e dei suoi calciatori, ma anche quella quotidiana al giornale, come nasce una notizia, come la si cerca insistentemente per dare qualcosa al lettore, per farlo sentire complice. E poi non è bastato. Se capiti in una redazione con tredici giornalisti professionisti e un gruppo di un'altra decina di collaboratori, devi tirare fuori qualcosa, devi costringerti a tirare fuori qualcosa, devi lavorare duro, devi trovare nuove strade, il resto è già stato fatto, prima di te ci sono stati i grandi maestri, se pensi alla loro bravura nel mestiere ti cade la penna, invece devi capire che ci sono sempre nuovi sentieri che diventeranno autostrade se sai trovarli. 
Claudio De Carli ci è andato a sbattere ma poi ha trovato dei varchi, non faceva troppo gruppo, un rischio ma anche una qualità, magari passando per alternativo per quelli che non capivano il suo modo di lavorare. La sera della presentazione del libro alla Sala stampa nazionale di via Cordusio, c’era la famiglia Moratti al completo: Massimo, la signora Milly e la sorella Bedi, mai visti assieme a una conferenza. Due giorni dopo Bedi Moratti gli ha mandato un messaggio: “L'ho letto in due notti e ho ritrovato la mia Inter”. 
A sua volta il dottor Moratti era entusiasta: “Leggo una pagina qui e là, sempre sorpreso dagli episodi che ci trovo, ricostruzioni minuziose, sorprendenti”. Scritte, mi ha confidato De Carli, come avrebbe voluto scriverle sul suo Giornale, zero orpelli, zero paesaggi, punteggiatura all'osso, scritte da cronista. E sta qui la parte più intrigante, quella sul mestiere. Come nasce una notizia, quante righe prende, l’apertura, la spalla, il medaglione, il fogliettone, la titolazione, il sommario, le foto, le didascalie. Insomma il mestiere, senza mai prendersi troppo sul serio. In fondo è solo la tua vita.

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