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"Carosello… e poi tutti a nanna": i vent'anni che hanno cambiato l'Italia. Fra curiosità, aneddoti e ricordi

Vito Molinari, un grande protagonista della nostra televisione, ha dato voce a un lavoro segnato dalla nostalgia. Nel quale, lui che di siparietti ne ha firmati circa 500, regala spunti di riflessione su una trasmissione che è stata presentata al Moma di New York e definita da Le Figaro il nostro contributo più originale alla storia del piccolo schermo


15/04/2019

di Catone Assori


Ho avuto il piacere di conoscere personalmente Vito Molinari, un pezzo di storia della nostra televisione, nella sua casa al mare, complice un amico giornalista che lo conosceva bene. È successo alcuni anni fa e il ricordo è ancora vivo come se fosse stato ieri. Avendo trovato in lui - giovane di cervello più che di anni, essendo nato a Sestri Levante, in provincia di Genova, il 6 novembre 1929 - la piacevolezza della semplicità, in abbinata a un garbo fuori dal comune nel regalarti vicinanza come se fossi stato parte della sua cerchia di conoscenti. Oltre che a divertirti raccontando aneddoti e curiosità su uno spaccato di vita che ha attraversato un mondo che purtroppo si è andato sbriciolando nel tempo.  
Vito Molinari, si diceva, che la televisione italiana l’aveva tenuta a battesimo il 3 gennaio 1954, per poi confermarsi protagonista di primo piano dirigendo, nell’arco di mezzo secolo, oltre 2.000 trasmissioni, alcune delle quali indimenticabili: Come Un, due, tre con Tognazzi e Vianello; L’amico del giaguaro con Bramieri, Del Frate, Pisu e Corrado; La via del successo con Walter Chiari e Carlo Campanini;  Quelli della domenica, che aveva visto spiccare il volo personaggi del calibro di Villaggio, Cochi e Renato, Montesano e via dicendo. E poi il Delia Scala Story, TuttoGoviMacario story, per non parlare della celeberrima Canzonissima del 1962 con Dario Fo e Franca Rame, sospesa dalla censura nel 1962. Stessa sorte che aveva peraltro subìto il citato programma con UgoTognazzi e Raimondo Vianello. 
Lui che in prima battuta era stato alla guida, nel 1953 a Genova, del Teatro dei Burattini gestito dalla suocera. E sempre in teatro avrebbe diretto, negli anni seguenti, una sessantina di operette, spettacoli di prosa e di rivista. Lui che, per non farsi mancare nulla, aveva prodotto, con la casa musicale F.lli Meazzi-Milano, quattro 45 giri di favole musicate e recitate con la partecipazione di Paolo Poli, Adriana Innocenti e Renzo Montagnani. Dischi che in breve andarono esauriti. 
Insomma, da un simile personaggio ci si sarebbe aspettato “una parola autorevole sulla storia della televisione dai suoi inizi ad oggi”. Molinari ha invece dato voce a un libro inaspettato, diverso quanto intrigante, ovvero Carosello… e poi tutti a nanna. 1957-1977: i vent’anni che hanno cambiato l’Italia (Gammarò edizioni, pagg. 378, euro 21,00). Un volume informatissimo (non a caso Molinari ha diretto oltre 500 caroselli, dei 35.000 andati in onda, ai quali vanno aggiunti 300 Cinebox), corredato da diverse fotografie. Un lavoro che si rapporta con uno spaccato di vita osservato da un punto di vista privilegiato: quello di una piccola trasmissione - ogni sera attesissima da grandi e piccini (E dopo Carosello tutti a nanna, una frase che inizialmente corrispondeva al vero, ma che nel tempo sarebbe diventata una citazione) - che ha influito come pochi altri spettacoli sul nostro costume. Attirando peraltro l’attenzione degli osservatori di mezzo mondo. 
In tale ambito l’autore dedica un capitolo a ognuno degli anni di Carosello. Ed è tale l’attenzione a quanto accade fuori degli studi televisivi che il libro si legge con piacere anche come utile promemoria dello sviluppo della società in termini di politica, sport e cultura. Ogni capitolo è inoltre articolato in diverse rubriche, che danno conto dei personaggi, degli interpreti e dei caroselli più interessanti, riportando indiscrezioni e un’infinità di notizie. 
Non a caso Carosello contribuì allo sviluppo della piccola industria del cartone animato italiano dei Pagot, Gavioli, Bozzetto, lanciando personaggi indimenticabili: da Capitan Trinchetto a Jo Condor, da Calimero a la Linea… 
Ma allora perché questa trasmissione a un certo punto venne sospesa? Paradossalmente perché stava avendo troppo successo: la gente si concentrava infatti più sulle storielle e sui personaggi che non sui prodotti che dovevano essere reclamizzati. E la cosa veniva mal digerita dagli interessati, peraltro insofferenti ai limiti di tempo imposti e per il fatto che si dovevano sborsare fior di quattrini per pagare, non solo gli spot, ma anche i registi (come i fratelli Taviani, Ingmar Bergman, Ermanno Olmi, Gillo Pontecorvo, Giuliano Montaldo, Mauro Bolognini, Claude Lelouch…), gli autori (come l’indimenticato Marcello Marchesi), gli attori (tutti i più grandi su piazza, da Alighiero Noschese a Virna Lisi, da Ernesto Calindri a Gino Bramieri, da Mike Bongiorno a Tognazzi e Vianello) nonché la loro messa in onda. 
Tornando ai trascorsi di questo geniale interprete dell’intrattenimento, ricordiamo che Molinari non è nuovo agli scaffali: ha infatti dato alle stampe un testo sul cinema muto, Il teatro del silenzio; uno sulla vita di Totò, Centodieci e lode, in coppia con Angela Luce; la commedia Meneghino e Moncalvo contro i tiranni; La vita è una barzelletta per Enrico Beruschi, mentre con lo chansonnier Gian Gilberto Monti ha scritto e diretto spettacoli sulle canzoni satiriche e sui cantautori francesi. Non bastasse sta preparando - evidentemente la creatività non ha età -  un nuovo lavoro, E sempre allegri bisogna stare, sulle canzoni di Dario Fo. Così come sta preparando con Gigi Lunari un serial tv sulla vita di George Gershwin. Il titolo? L’uomo che amo.

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