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“Delitto al Festival di Sanremo”, sul quale indaga il commissario Francesco Orengo, mentre Rosario Fiorello si improvvisa direttore d’orchestra reinterpretando la Quinta di Beethoven

Una storia legata all’attualità raccontata, con garbo e intrigante malizia, dallo stesso autore, a partire da quando gli era venuta l’idea. Anticipando peraltro al lettore una lunga vita per il suo investigatore arrivato dall’entroterra…


24/02/2021

di Achille Maccapani


Sabato sera, finale del 70° Festival di Sanremo. Terminate le esibizioni dei cantanti in gara (quasi tutti, perché Bugo e Morgan sono stati esclusi dopo l’abbandono in piena esibizione), Amadeus dichiara lo stop al televoto. E dopo una manciata di voti ricompare Fiorello sul palco del teatro Ariston. Con uno strano aggeggio tra le mani: l’autotune. Proprio lui, quel maledetto oggetto col quale i trapper storpiano la voce, e che si sente quasi ovunque nella produzione musicale di questi ultimi tempi. Ma Ciuri (così Amadeus chiama l’amico e compagno di tante bischerate, sin dai tempi delle radio milanesi) non si ferma qui: anzi, ridicolizza l’autotune nei modi più impensabili. E tutto il pubblico del teatro applaude, ride, compartecipa. 
In quel momento, seduto a casa, mi sono domandato: ma cosa sarebbe potuto accadere se uno spettatore nel frattempo si fosse alzato dalla poltrona, dopo l’ennesima serata vissuta, l’ultima di cinque giornate consecutive in abbonamento acquistato a caro prezzo da mamma Rai, e soprattutto fosse uscito dalla platea, fosse andato in toilette per fare i propri bisogni e a sorpresa venisse ammazzato da un killer? Ecco, proprio da questo lampo mi è nata l’idea base per la stesura del romanzo Delitto al Festival di Sanremo - La prima indagine del commissario Francesco Orengo (Fratelli Frilli Editori, pagg. 202, euro 14,90). 
Ma l’idea in questione, che peraltro è maturata durante le successive settimane di clausura, di questo progressivo e sempre più impattante lockdown, si è evoluta, si è trasformata in un vero e proprio progetto. In un vero e proprio romanzo, che vede coinvolto un nuovo personaggio seriale: uno sbirro. Anzi, un dirigente della polizia di Stato. Per la precisione, un vice-questore partito dalla gavetta. 
Un giovane, fresco di diploma, che si arruola in polizia come semplice agente, e finisce a Bolzaneto nel cuore dei nuclei antisommossa, in seguito trasferito nella bassa pianura bergamasca e, successivamente, finisce pure a Torino, trovandosi coinvolto nella triste notte di piazza San Carlo. 
Nel frattempo il giovane sbirro Francesco Orengo si laurea in legge, si iscrive al concorso nazionale del ministero dell’Interno per l’accesso alla carriera dirigenziale, sempre in polizia, e lo vince. Inizia così la propria carriera girando tra i commissariati di polizia piemontesi. Fino alla grande occasione: il trasferimento al vertice del commissariato di Sanremo. A poche settimane, guarda caso, dall’inizio della nuova edizione del Festival della Canzone Italiana. 
Ma il commissario Orengo, originario del ponente ligure, che non vedeva più da parecchi anni, a causa del suo auto-esilio volontario, rimane frastornato. Anzi, peggio: uno straniero in terra straniera. Quel ponente non lo riconosce più. È totalmente diverso da come lo aveva lasciato. Oltretutto si ritrova dentro un turbine infernale: quello conseguente ad un omicidio avvenuto proprio durante la serata conclusiva del Festival. 
Il guaio ulteriore è un altro: nessuno si è accorto dell’accaduto. Tutti erano impegnati a festeggiare il vincitore, a condividere in piazza Colombo il mini-concerto conclusivo, successivo alla premiazione. Ma ci sarebbe voluto un addetto alle pulizie, nel cuore della notte, a scoprire - nella toilette esterna alla platea del teatro Ariston - che c’era un morto rinchiuso in un bagno. Raggomitolato attorno alla tazza del wc. Uno spettatore arrivato da Caserta, un imprenditore nel campo della produzione di calzature, abbonato seriale al Festival. E con un passato privo di macchie. 
Da questo scenario, si sviluppa l’intera indagine del commissario Orengo. Che si trasforma per il protagonista in un vero e proprio conto alla rovescia, contro il tempo che scorre inesorabile, contro i media che aspettano di conoscere il colpevole, contro il suo superiore, il questore di Imperia che proprio non voleva trovarsi tra i piedi Orengo, un ligure doc, il classico uomo sbagliato al posto giusto, preferendogli il solito raccomandato di turno. E con un altro scenario parallelo che si sviluppa nel corso della narrazione: quello dei luoghi di origine del commissario. 
Eh, già: perché Francesco Orengo è un uomo di entroterra, proviene dall’alta Val Nervia, è originario di Castel Vittorio, e ricorda i suoi amici di infanzia, i suoi coetanei che si sono tutti accasati, tuttiù9 tranne lui. Finché non ritrova proprio lei, una bambina che giocava nel piazzale vicino al monumento dei partigiani e al bar Busciun, che nel frattempo nni è cresciuta, è sbocciata ed è diventata una giovane e splendida donna: Martina Rebaudo, figlia della titolare e chef della trattoria del Portico, nel cuore del suggestivo centro storico medievale del borgo castelluzzo. 
Si potrebbe andare oltre, nel raccontare questo romanzo. Ma è giusto che sia il lettore a scoprirlo e, magari, ad apprezzarlo. Però a una domanda mi piace rispondere: quanta musica c’è nella prima indagine del commissario Orengo, in questo Delitto al Festival di Sanremo? Sono sincero: tantissima. Sin dall’inizio, per essere precisi, da quando Rosario Fiorello, nella pausa tardo-serale che precede l’arrivo della busta notarile con i tre finalisti, decide di osare l’impensabile, e cioè di dirigere l’orchestra sinfonica di Sanremo in una versione condensata della Quinta sinfonia di Beethoven. 
Ecco, siamo sinceri: quante volte ci è capitato di prender per mano una lunga matita e, davanti al pc, mentre seguiamo in video le gesta direttoriali di Karajan, Abbado, Muti, di improvvisarci sul podio dei Wiener Philharmoniker. Ebbene, in questo romanzo che mescola realtà e finzione, ho voluto trasformare Fiorello in un direttore d’orchestra, alle prese col tema del Destino, con le quattro note fatidiche che sconvolsero nel 1808 il mondo della musica, approfittando dell’occasione di celebrare (con un anno di ritardo) il 250° anniversario dalla morte di Beethoven. E proprio quei minuti incalzanti di musica rappresentano di lontano la colonna sonora del “momento di uccidere”, di quel delitto che si consuma in una manciata di minuti, portato a termine da un killer professionista, pronto a sparire nell’ombra, sicuro di non essere mai più trovato. 
Ma in questo romanzo non c’è solo Beethoven. C’è pure il riflesso citazionale di alcuni brani che hanno fatto la storia del Festival, come Nuovo swing di Enrico Ruggeri. Ma anche il riferimento a sorpresa di brani che con Sanremo non hanno nulla a che vedere, ma che per Francesco Orengo hanno uno specifico valore, come nel caso di Miss you dei Rolling Stones, o de L’odore dei Subsonica, chiaramente riferito ad una determinata scena che invito i lettori a scoprire. 
Insomma, in questo romanzo c’è un’indagine, un’analisi scandagliata dell’intera struttura interna del teatro Ariston, dei suoi luoghi nascosti, del celeberrimo backstage del Festival, e soprattutto ci sono le atmosfere della città nel pieno dell’euforia vissuta durante quella settimana, per poi ripiombare gradualmente nella piena normalità quotidiana. 
Ma ci sono anche gli scenari dell’entroterra sanremese, di quella Val Nervia fatta di borghi medievali, colline incontaminate, dove è praticata la caccia al cinghiale, servito con maestria nelle trattorie di Castel Vittorio, di quei percorsi nascosti, anche a ridosso dei fiumiciattoli, come quel rio Merdanzo (sì! Si chiama proprio così), che frequentava tantissimi decenni addietro un giovane studente del Liceo Cassini di Sanremo, Italo Calvino, assieme alla brigata dei partigiani, impegnato a combattere contro i nazisti e i fascisti, per poi ispirarsi a quell’esperienza e soprattutto a quei luoghi suggestivi qualche anno più tardi nei romanzi “Il sentiero del nidi di ragno” e “Il barone rampante”. Luoghi, questi, affascinanti, carichi di storia, di vissuti e sofferenze. E tuttora presidiati da gente operosa, tenace, pronta a difendere le proprie radici, la propria appartenenza a un territorio, nel nome di valori sinceri, di coesione, di solidarietà. 
Un mondo, questo, dal quale proviene il commissario di polizia Francesco Orengo, protagonista di questo romanzo e, in prospettiva, di una nuova serie di storie gialle, ambientate nella città matuziana e nel suo suggestivo entroterra.

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