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"Il declino del Paese? Colpa dei politici, ma i giornalisti hanno contribuito al disastro"

Dalla penna di un manager e scrittore di livello un violento j’accuse: la cosa più divertente del terremoto elettorale? La faccia di certi cronisti e dei loro intellettuali al seguito in cerca di giustificazioni. Poi, rimesse in ordine le idee, si è tornato a parlare di Sud “fancazzista e sfaticato”. Senza tener conto che…


12/03/2018

di Pietro De Sarlo


La cosa più amaramente divertente del terremoto elettorale che ha investito l’Italia è stata la faccia di tutti i giornalisti, e dei loro intellettuali al seguito, che dalla Maratona di Mentana, passando per Porta a Porta e, a seguire, su tutti gli altri talk show televisivi degli emuli di Vespa e Mentana, vedendo l’Italia che si tingeva di giallo al Sud non sapeva cosa dire e a cosa attribuire tale risultato. Finalmente giovedì scorso La Repubblica e La Stampa, sollecitati dalla Gazzetta del Mezzogiorno e da tutto il ceto intellettuale di supporto al Pd, hanno trovato la risposta in una decina di persone che sono andate due o tre qua, e tre o quattro là, a chiedere in qualche Caf sperduto cosa fare per ottenere il reddito di cittadinanza. Ovviamente si trattava di una goliardata che ha generato una fake new. I meridionali non sono imbecilli, ma hanno un grande senso dell’ironia. Verificare la notizia? Macchè!
Sospirone di sollievo e tutto si rimette finalmente nella casella giusta: il solito Sud di fancazzisti e sfaticati pronti a votare per il primo che gli promette un congruo reddito senza fare nulla! Bene! Bravi! Clap, clap, clap! 
A spiegare loro che in realtà sotto mille altre forme e nomi il reddito di cittadinanza c’è da sempre e che viene gestito da decenni nel modo più squallido e clientelare possibile dal Pd, che la classe politica meridionale del Pd e della destra forzista è diventata in-votabile perché indecente oltre misura, che, abbandonato il Pd, l’alternativa era votare per Salvini, ma che molti lo ricordano ancora urlare Forza Etna e che quindi l’unica cosa possibile era votare M5S si perde, come chi vuole lavare la testa all’asino, l’acqua e il sapone. 
Se poi uno tenta di spiegare a questi interpreti del pensiero debole della contemporaneità che in realtà dell’esatto contrario si è trattato, ossia del rifiuto del Sud a confermare la fiducia a un ceto politico indecente e al suo assistenzialismo peloso e ricattatorio, ti guardano come se tu parlassi in dialetto marziano stretto. 
Poiché tutti, politici, giornalisti e intellettuali, da troppo tempo non si occupano di Sud, ma solo di come si è alzata la mattina e con quale umore Virginia Raggi, non sanno che pesci prendere e si rifugiano nella loro pigrizia mentale e nella loro confort zone dove tutti quelli che non votano per il Pd, e la sinistra, sono delle amebe e dei parassiti, sfoderando un razzismo di fondo che riescono a mala pena a tenere a bada se si parla dei neri, ma che viene fuori nel modo più stupido, incontrollato e offensivo possibile se si parla dei terroni. 
Insomma i terroni stiano al loro posto e votino De Luca e la sua friggitoria, Pittella, Mancini, Viceconte, Barra eccetera. Vergognatevi!!! 
Stranamente non si parla della reazione dei mercati finanziari, tradizionali alleati della intellighenzia Pd dipendente e Pd assistita, qua si che c’è assistenzialismo puro!  Anche in questo caso nessuno si interroga, si chiede perché… come mai…, per quale accidentaccio di ragione i mercati non abbiano reagito con colossali perdite e sconquassi alla fine della luminescente scia di progresso e sviluppo che si perde con la sconfitta di Renzi e del Pd? Non è che loro, i mercati, hanno capito che peggio di come si è governato è impossibile? 
Ora, finito di parlare degli imbecilli, parliamo di cose serie. Mario Monti, che io contesto sempre per quello che ha fatto quando era al Governo, ha ricordato a tutti che tra un poco si inverte il ciclo economico, Mario Draghi finirà il suo incarico di governatore della Bce, sarà con tutta probabilità sostituito da un tedesco e che quindi tra un annetto la ricreazione concessa da una congiuntura internazionale straordinariamente favorevole e dal quantitative easing finisce. 
Come ci hanno preparato a questo appuntamento i governi Letta, Renzi e Gentiloni? 
Monti ha fatto tre cose: la riforma delle pensioni, la tassa sulle barche e, più Fabrizio Barca che lui, ha firmato un accordo di programma con LiKa Shing per lo sviluppo dei commerci con la Cina tramite Suez e il Porto di Taranto. La tassazione sulle barche ha portato un gettito praticamente nullo, ma in compenso ha distrutto il settore della nautica da diporto. La macelleria sociale prodotta dalla Fornero poteva avere un minimo di senso solo per “passare la nottata” ed evitare la Troika, ma doveva essere accompagnata da una contemporanea rivisitazione delle infrastrutture fisiche, amministrative e culturali per rilanciare lo sviluppo del Paese. 
L’accordo di Barca, che prevedeva qualche spicciolo da investire sul porto di Taranto e maturare qualche visione di maggiore ampiezza, è stato dimenticato nel cassetto dai successori di Monti e nessun giornalista in Italia ne chiede conto! Già, dimenticavo, ci sono le buche a Roma e Virginia Raggi di cui occuparsi! 
D’altro canto dagli stupidi poco si può pretendere, e il ceto giornalistico e intellettuale italiano ha perso la bussola nel proprio inutile e immotivato narcisismo. L’accordo aveva un potenziale tale da cambiare per sempre il destino di gran parte del Mezzogiorno, ma sulle enormi possibilità di sviluppo del Sud non si interroga più nessuno. Si preferisce collocarlo nella confortante e disperata iconografia classica di un Sud senza possibilità di riscatto, anche quando si ribella alla decennale fetenzia con cui è trattato e visto dalla classe dirigente politica di sinistra. 
Mentre i nostri intellettuali si occupano delle fake news dei Caf, assaliti dagli elettori del Movimento cinque stelle, LiKaShing ha fatto la valigia e se ne andato al Pireo e gli investimenti da un trilione e mezzo di dollari che i cinesi stanno facendo per la realizzazione di una nuova via di commercio con l’Europa, alternativa a quella del distretto portuale di Rotterdam- Anversa, invece di passare da Taranto passeranno dai Balcani. 
Certo occorrerebbe che qualcuno di questi che governano i giornali e i talk show capisse l’importanza e le implicazioni di questa storia di Taranto, che ne facesse il centro del dibattito in modo da capire gli errori fatti, non per fare inutili processi, ma per comprendere come evitarli in futuro e se si può recuperare qualcosa. 
Secondo queste menti acute invece le priorità del Paese sono altre: i Caf con le finte code per chiedere il reddito di cittadinanza oppure che vestito si è messo Virginia Raggi. 
Cari giornalisti, la responsabilità del declino di questo Paese è soprattutto vostra, prima che dei politici, perché avete perso la capacità di esercitare un potere fondamentale per lo sviluppo economico e sociale di una nazione: il quarto, quello della stampa libera e acculturata. 

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