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"Il mio nome è Venus Black": una storia di perdono e anche di rinascita

Firmato dall’esordiente americana Heather Lloyd, questo libro per giovani adulti in realtà si addice a una lettura a tutto campo


25/03/2019

di Vera De Ragazzinis


Va subito sottolineato che, per essere una esordiente, l’americana Heather Lloyd (che vive con il marito Dave a New York, dopo aver abitato sino a tre anni fa in Colorado, e nella Grande Mela si diverte a camminare o ad andare in bicicletta intorno a Central Park) dimostra capacità narrative di prim’ordine. Riuscendo a imbastire una storia, ricca di spunti di riflessione, che si addentra fra le problematiche giovanili, sviscerandole quasi senza darlo a vedere. 
Una storia nella quale, a tenere banco, è una ragazzina di tredici anni, o poco più, le cui difficoltà familiari la porteranno a deragliare paurosamente. Si chiama Venus e ben presto il lettore finirà per apprezzarla per il suo coraggio e il suo senso della verità, in abbinata a tutte le persone strane e meravigliose che compongono il suo mondo, come Leo, Inez, Piper, Tinker, Tessa e Danny. 
A titolo di cronaca, Heather Lloyd ha lavorato per oltre vent’anni come editor e consulente di scrittura, inframmezzando gli impegni professionali con una nidiata di figli. Peraltro già adulti e che vivono in Oregon, vale a dire Nathan, Neil, Taylor e Jana, per non parlare di Noah che ha lasciato prematuramente questo mondo. Al quale “era piaciuta una vecchia bozza di questa storia e che mi aveva caldamente incoraggiata a rivederla e a provarci di nuovo. E per questo spero tu ne sia fiero”. 
Di cosa stiamo parlando è presto detto: del romanzo per giovani adulti, ma che merita di essere letto da chiunque, intitolato Il mio nome è Venus Black (pagg. 342, euro 17,90, traduzione di Ada Arduini), che si rapporta con le vicende di una ragazzina dal passato aggrovigliato che fa da pendant con un cuore ancora più incasinato. E che alla sua giovane età è già finita in riformatorio per avere ucciso il patrigno violento. 
Come da trama, l’autrice - nel prologo di questo libro intelligente quanto ben congegnato - ci fa subito conoscere la sua protagonista attraverso la prima pagina del diario scritto nel settembre 1980 nel centro di Echo Glen, a Issaquah, nello Stato di Washington: “Mi chiamo Venus Black perché mio padre si chiamava Joseph Black e perché il 4 marzo 1966 mia madre Inez stava guardando uno speciale sulla corsa nello spazio quando le si ruppero le acque. Immagino che il nome Venus, Venere, suonasse meglio di Marte o Plutone. Se invece mia madre quella sera avesse letto un romanzo, o se fosse andata a fare la spesa, io mi chiamerei diversamente. E se quella sera che fui concepita le fosse venuta una delle sue famose emicranie, io non sarei proprio nata…”. 
Venus, si diceva, una brillante ragazzina che vuole diventare la prima donna americana ad andare nello spazio. Ha ottimi voti a scuola, capelli ricci e nerissimi e due grandi amori: l’astronomia e il suo fratellino autistico Leo. Una fredda sera di febbraio la vita di Venus però viene sconvolta: la ragazza si macchia di un crimine gravissimo che segna per sempre il suo destino e quello della sua famiglia. Venus, in attesa di processo, viene così rinchiusa in un carcere minorile, ma rifiuta di difendersi, di spiegare; si limita a gridare tutta la sua rabbia contro sua madre Inez. Nel frattempo, Leo sparisce nel nulla e Venus crede sia colpa sua. Ma dalla prigione non può far niente per cercarlo. 
Sei anni dopo, la ragazza esce dal riformatorio: l’adolescenza è ormai perduta, le restano soltanto i suoi inconfondibili capelli ricci, una valigia di vecchi vestiti, un’identità falsa e la determinazione di scappare dal suo passato. Senza più alcun contatto con la madre, né notizie del fratello, decide di ricominciare da zero a Seattle, sempre tenendosi ai margini, diffidente e solitaria. Tuttavia nuovi incontri sfioreranno la sua orbita: un’amicizia e forse persino un amore. Ma riaffioreranno anche le antiche ferite che, nonostante la forte volontà di dimenticarle, rimangono ancora aperte. 
In altre parole Venus non potrà mai trovare un futuro finché non farà i conti con il suo passato, con se stessa e con la verità che più la tormenta: che cosa ne è stato di suo fratello Leo? 
Detto questo, un’ultima annotazione: se Il mio nome è Venus Black vi è piaciuto, e non c’è da dubitarne, preparatevi a un secondo romanzo, che l’autrice sta già scrivendo. Non è forse vero che il ferro va battuto sin che è caldo?

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