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"Io, Annibale e l'Estate degli Inganni": un autore a cuore nudo

Che ci racconta, con spruzzate di ironia, come è nato il suo ultimo romanzo. Addentrandosi fra le pieghe di un percorso narrativo segnato dai ricordi, gratificato dal presente e sulla rampa di lancio volta al futuro


05/02/2018

di Roberto Perrone


Il secondo romanzo in generale viene meglio del primo. Non è una boutade, me lo dicono i lettori. Il mio secondo romanzo in assoluto, La Lunga (Garzanti, 2007) è amatissimo. Alle presentazioni dei miei libri successivi, si è sempre presentato qualcuno con La Lunga per farselo autografare; è successo anche qualche giorno fa, a Reggio Emilia, alla presentazione del mio ultimo romanzo, quello di cui parlo in queste righe, ovvero L’estate degli inganni (Rizzoli Noir, pagg. 360, euro 19,50). Una signora si è fatta firmare La Lunga, ma non ha acquistato il libro nuovo. Non è la prima volta che mi accade. E ogni volta vorrei menare il lettore, uomo o donna che sia. 
Nel genere poliziesco, thriller, noir, giallo che dir si voglia, il secondo romanzo, se si tratta della seconda puntata con gli stessi protagonisti della prima, è invece un rischio. Soprattutto se quello d’esordio è piaciuto molto. Le prime risposte a questo secondo romanzo con Annibale Canessa e la sua squadra sono comunque positive. Molti mi chiedono di questa mia anima noir, da dove sia saltata fuori, visto che nei precedenti romanzi non ve n’era traccia. In realtà fin da ragazzo, oltre a tutti gli altri libri, mi dividevo tra le collane del Giallo e di Segretissimo Mondadori, che ogni mese mi portavano a contatto con le scuole anglosassoni del poliziesco e della letteratura di spionaggio. Credo di ricordare ancora il primo giallo che lessi. Da sempre ho coltivato questa passione e ho cominciato “La seconda vita di Annibale Canessa” nel 2000, prima di prendere una strada diversa. Il libro è rimasto lì. Ho pubblicato nel frattempo almeno quindici libri, prima di riprendere il mano questo romanzo e lucidare la mia anima e la mia penna da noirista. 
Così ora sto percorrendo questa strada con un personaggio, Annibale Canessa, che mi è nato tra le mani, con le sue caratteristiche, diverso dagli altri commissari o investigatori perché pur avendo i suoi lati oscuri, i suoi momenti di paura e di spleen, è meno tormentato di altri investigatori dell’attuale giallo/noir italiano. Annibale, a differenza dei suoi colleghi di carta, gira armato e se c’è da menare le mani non esita. Inoltre l’ex colonnello Canessa affronta un periodo controverso della nostra storia, quello degli anni ’70, quello del terrorismo, dei morti ammazzati per strada, degli scontri di piazza e delle bombe nelle stazioni (come nel caso de L’Estate degli Inganni), nelle piazze e sui treni. Annibale, magari controvoglia, non ha paura di frugare in quel passaggio storico che tutti, nella finzione del romanzo e nella vita sociale di questo Paese, tendono invece a dimenticare, a cancellare. Forse perché molti in quegli anni, giocando alla rivoluzione, dissero e fecero più di una nefandezza. 
Devo dire che è un personaggio riuscito? Lascio la risposta ai lettori, ma io mi sono divertito a scrivere questi libri e anche il terzo della saga, che è già avviato, ripercorre la stessa strada. 
Ma per ora, chi vuole può godersi i primi due e soprattutto questo, L’estate degli inganni, un’estate lontana in cui le grandi potenze si guardavano in cagnesco, il clima era torrido, in tutti i sensi, aerei cadevano nel Mediterraneo, bombe esplodevano nelle stazioni, oscuri signori lavoravano dietro le quinte per indirizzare indagini e allontanare la verità. Ecco, per arrivare a questa, Annibale è pronto a sacrificare tutto, sentimenti, legami. E noi? Come dice uno dei protagonisti “l’Italia può supportare tutto, tranne la verità”. E la verità è che questi libri con un forte aggancio alla storia costano molta fatica, riportano innanzitutto me stesso a un periodo in cui ero giovane, ma in cui vedevo intorno a me molta follia. Periodi che non voglio più vivere. 
Magari, la prossima volta, racconto di un serial killer. Il serial killer non ti spaventa, perché tutti sanno che, specialmente, quelli che vengono raccontati da film e tv, nella realtà sono molto rari. Sì, il romanzo sul serial killer tira di più e, paradossalmente, ti coinvolge di meno. Scrivo questo. Tra un po’. Adesso continuo con Canessa. 

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