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Un tribolato passaggio generazionale a fronte di una storia che attinge dal mondo delle valutazioni economiche dei professionisti

Sullo sfondo - come ci spiega l’autore - di spunti tennistici, musicali e della palladiana Vicenza, città dove arriverà il Covid-19 a complicare le cose. Il tutto supportato da un personaggio scomodo, ma amato e stimato dai ragazzi che ne comprendono la vera grandezza


13/01/2021

di ANDREA CECCHETTO


Antonio Mariotti, il protagonista del mio romanzo Il valutatore (Giuffré Francis Lefebvre Editore, pagg. 176, euro 16,00), è un commercialista vicentino, nonché docente universitario, ormai prossimo al termine della propria carriera professionale. L’umiltà e la curiosità contribuiscono ad arricchire il suo profilo, come testimonia quella frase di Terzani annottata nel suo taccuino: Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo. 
Quando un giorno, in Tribunale a Vicenza, assiste all’ennesima ingiustizia a scapito delle nuove generazioni, la sua formazione religiosa, ma soprattutto l’assenza di figli e nipoti - come pure di collaboratori di studio - lo fanno riflettere e lo convincono a fare qualcosa per il gruppetto di giovani commercialisti che decide di riunire - per la sua categoria, per se stesso e il suo benessere più intimo - in una perfetta logica Dickensiana. Non aver capito che ogni uomo deve prendere la sua parte di lavoro in ciò che costituisce l’opera dell’umanità. … Non aver capito che un’eternità di rimpianti non può compensare una vita di occasioni mancate. Ecco tuttavia ciò che ho fatto! (Dickens C., Canto di Natale, 1843). 
E infatti Mariotti riunirà periodicamente un gruppetto di giovani commercialisti e un praticante, Simone, per insegnare loro come si valutano le aziende, individuare il successore alla guida del suo studio e, soprattutto, far riscoprire ai ragazzi e alla sua categoria (grazie ad articoli scritti per la locale unione giovani commercialisti) il significato di essere dominus e professionista. Ma Mariotti incontrerà lungo questo percorso una serie di ostacoli. 
I propri colleghi in primis: nel romanzo Giuseppe Oriati gli fa presente che il suo attivismo pro-giovani nell’ambito degli incarichi del Tribunale non piace perché va a scardinare certi equilibri, suggerendogli di ridurre le esternazioni [pro ricambio generazionale]. Emblematica la conclusione del suo discorso, nella Basilica dei S.S. Felice e Fortunato: Poi, scusami, lasciamo che i giovani si facciano il culo come ce lo siamo fatti noi!Cui però Mariotti replicherà per le rime. 
Quindi sarà la volta degli avvocati. Ad esempio Zen striglierà uno dei giovani di Mariotti: Giovanotto, veda di tenere la bocca chiusa e pensi di più a ciò che dice moderando i termini! 
E i ragazzi stessi creeranno delle situazioni di conflittualità interna al gruppo che rischieranno di minare pericolosamente lo stesso progetto nonostante l’intervento di Mariotti per riappacificarli. 
Ma sarà la diffusione del Covid-19 a dare un’ultima spallata al progetto allorché uno dei protagonisti ne resterà contagiato. La paura si diffonderà all’interno dell’intero gruppo e ogni sogno e ogni speranza relativi al futuro rischieranno di essere accantonati definitivamente. 
Senza voler anticipare l’epilogo di questo romanzo - ben sintetizzato nel cameo finale scritto dall’avvocato Lambertini che si innesta nell’ultimo capitolo del libro - qui si ricorda che la vicenda si articola e si dipana grazie alla ferrea volontà e alle caratteristiche di Mariotti, che si rivela essere un commercialista dotato di grande carisma e originalità nella visione. Ex tennista professionista, innesterà nelle sue lezioni di valutazione d’azienda delle partite di tennis con i ragazzi con a seguire commenti volti a una trasposizione dell’esperienza tennistica in quella professionale, accentuando ciò che accomuna il tennista con il professionista e la solitudine davanti all’avversario con la necessità di contenere le emozioni per dare spazio alla concentrazione.  
Non è un caso se nel corso di uno degli incontri, Mariotti cita ai ragazzi una delle più belle partite della storia del tennis: la partita del 10 giugno 1984 del finale del Rolland Garros che vide scontrarsi il numero uno al mondo, John McEnroe e lo sfidante Ivan Lendl. McEnroe perse letteralmente la testa e Lendl seppe rimontare e vincere quella partita che gli assegnò il trofeo. Dopo aver perso quattro finali nei tornei del Grande Slam, questa volta Lendl dimostrò finalmente di non essere un campione che mollava sul più bello. 
Lettura del linguaggio del corpo dell’avversario e concentrazione. Umiltà ma sicurezza nei propri mezzi. E impegno, sempre, con la disponibilità costante a rivedere le proprie posizioni e il proprio stile di gioco. Per vincere la partita - sia essa di tennis, una Ctu o, più semplicemente, la nostra vita - Mariotti invita a riscoprire l’essenza e il significato di essere professionisti e, ancor prima, di essere uomini e donne. 
Nel romanzo infatti Mariotti ci ricorda di aver sempre trovato inutile e ridicolo tutto il perbenismo estetico all’interno della nostra categoria, fatto di «dammi del tu che siamo fra colleghi», falsi sorrisi, strette di mano di circostanza e altri gesti del tutto privi di peso specifico. Serve a poco rispettare questi cliché per poi comportarsi dopo pochi minuti, in altri contesti, all’opposto. 
Ecco allora che il personaggio tratteggiato, pur scomodo, è amato e stimato dai ragazzi, che ne comprendono la grandezza non solo da un punto di vista tecnico, ma anche umano. Esemplare al riguardo quel capitolo in cui a confrontarsi sono Mariotti e Ivano, in una cornice insolita, in un percorso ai piedi delle Piccole Dolomiti: prima di parlare di equo canone di affitto d’azienda per una Ctu - con i relativi problemi legati alla scelta dell’approccio da seguire - i due si confrontano da un punto di vista umano e Ivano troverà in Mariotti una sorta di confidente spirituale che saprà dargli degli opportuni consigli e stimoli per il suo cammino umano e professionale. Sullo sfondo la musica di Beethoven, la sinfonia Corale, con quel primo movimento puramente sinfonico, meno noto rispetto al tema finale, adottato come Inno europeo. Una musica forte e intensa, un appello di Beethoven alla fratellanza universale dell’umanità. 
I riferimenti musicali non mancano all’interno del romanzo. Come quel riferimento a Franco Battiato, al brano L’animale: …l’animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai, si prende tutto anche il caffè… in cui Battiato denuncia il sopravvento della nostra parte istintiva (l’animale per l’appunto) che ci fa agire fra i nostri impulsi ed egoismi. Ed è proprio questo l’egoismo dei professionisti rimproverato e combattuto da Mariotti, che invece auspica una collaborazione fra senior e giovani, nella consapevolezza che occorre stimolare un passaggio generazionale all’interno della nostra categoria per dare futuro alle professioni e alle nostre imprese. 
La copertina del romanzo - che ritrae un Andrea Palladio pensieroso, tratto da una statua allocata nel centro storico di Vicenza (foto dell’artista Michela Gioachin riadattata con una particolare tecnica) - anticipa la vicentinità inserita nel romanzo: i luoghi di Vicenza e provincia accompagnano la vicenda narrata nel romanzo. Come quando viene descritta la Basilica dei Santi Felice e Fortunato, una delle chiese più antiche e affascinanti di Vicenza: Avevo l’abitudine di venire alla messa delle 18,00 in questa magnifica Basilica che conserva al suo interno i resti di Felice e Fortunato, due fratelli vicentini decapitati nel Trecento nel corso della persecuzione di Diocleziano ad Aquileia. … Anche questa sera mi avviai a piedi lungo il viale che portava alla chiesa. Faceva freddo e il cielo appariva scuro e nuvoloso, minacciando l’arrivo imminente di una pioggia. Ai lati del viale erano posizionati alcuni sarcofagi romani e paleocristiani a testimonianza dei ritrovamenti archeologici fatti nel 1907 che evidenziavano il ruolo di sepolcreto cristiano assunto dal luogo in epoca romana, poiché la chiesa sorgeva fuori dalle mura della città. Questi sarcofagi esterni conferivano al luogo un ulteriore motivo di solennità. 
La prefazione al romanzo è a firma di un docente valutatore, il professor Silvano Corbella, dell’Università di Verona, che anticipa i contenuti di una storia di fantasia, ma ambientata nel mondo della valutazione, con casi valutativi reali, poi approfonditi con riferimenti scientifici reali nell’appendice al romanzo. Come quando Mariotti ci racconta della stima di un bar-lunch di Padova, per il quale - nonostante le cattive performance - occorreva considerare una sorta di valore patrimoniale di liquidazione al di sotto del quale non si poteva scendere. Era il valore della posizione. Il valore della licenza. Con ciò adottando il metodo patrimoniale complesso. 
Le battute finali del testo riprendono un filo conduttore presente all’interno del romanzo, la ricerca di un nuovo equilibrio all’interno delle professioni così come nella vita. Un equilibrio in cui le generazioni sappiano veramente collaborare fra loro, dando il giusto spazio ai giovani, che rappresentano il presente e il futuro delle professioni stesse. 
Rimandando alla lettura del romanzo per ulteriori e più approfondite interpretazioni - dato che, come ricordava Umberto Eco, un romanzo è un’opera di fantasia per definizione che deve stimolare il lettore alla riflessione interiore e non sta al narratore fornire interpretazioni della propria opera, macchina per generare interpretazioni - auspico, come anticipato dal professor Corbella nella sua Prefazione, che il mio contributo possa aiutare a indirizzare positivamente il confronto fra generazioni, finalizzato alla costruzione di nuovi equilibri, tanto nel mondo professionale che nell’intera società. 
Per commenti al mio libro scrivetemi pure a: ilvalutatore2020@gmail.com. Sarò felice di leggere le osservazioni dei lettori e di ricevere gli spunti per un eventuale seguito al romanzo.

Nota - Ricordiamo che Andrea Cecchetto è dottore commercialista in Vicenza e cultore in Valutazioni d’azienda all’Università di Verona. Scrive assiduamente articoli per le principali case editrici oltre che essere autore di varie pubblicazioni professionali. Per tre anni presidente dell’Unione Giovani Commercialisti di Vicenza (2015-2017), è attualmente responsabile della Commissione Formazione dei giovani commercialisti vicentini. Esercita la professione a Montecchio Maggiore (VI). Questo è il suo primo romanzo, realizzato dopo aver frequentato un Corso di Scrittura creativa.

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