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"Le cose diventano vere quando qualcuno le vede e le racconta"

Un debutto vincente nel mondo del giallo di Claudia de Lillo, in arte Elasti, con una commedia tesa a far riflettere sulla condizione della donna


08/10/2018

di Massimo Mistero


Le sue battute risultano impregnate di ironia, così come la capacità di intervenire al momento giusto in qualsiasi contesto. E poi, a renderla ulteriormente accattivante, a parte quel bel faccino da intrigante scugnizza che si ritrova, è la raffinata abilità - che certamente fa parte del suo Dna - nel sapersi prendere in giro, giocando fra l’altro a tutto tondo sulle sue vicissitudini di madre e moglie tuttofare. 
Altro risvolto vincente di una stessa medaglia è la sua piacevolezza narrativa, che la porta a raccontare con garbo e arguzia il nostro quotidiano. Magari attingendo dalle sue esperienze di cronista economica: “Ho infatti lavorato per vent’anni nella redazione milanese dell’agenzia Reuters, guadagnandomi i galloni di caposervizio. Sin quando, nel 2014, non riuscendo più a conciliare lavoro e famiglia, ma soprattutto stanca e devastata dal giornalismo finanziario, ho deciso di lasciare per dedicarmi a una scrittura più leggera e meno impegnativa su un blog, complice peraltro l’offerta di condurre, su Radio 2, Caterpillar Am insieme a Filippo Solibello, Marco Ardemagni e Cinzia Poli. Di fatto un salto nel buio, ma credo sia stata la scelta giusta”. 
Di chi e di cosa stiamo parlando? Di Claudia de Lillo, in arte Elasti (“Un nome rubato a un cartone animato uscito nel 2006 e che ha un seguito proprio in questo periodo”), che per i tipi della Mondadori ha dato alle stampe Nina sente (pagg. 352, euro 18,00), una commedia in giallo diventata nei giorni scorsi anche un audio-book per i tipi della casa italo-tedesca Emons. 
Un divertente quanto amaro canovaccio che si addentra fra le pieghe di un quotidiano segnato dagli inciampi e dagli sgambetti che si rifanno ai temi della famiglia e dell’amicizia, della separazione e della battaglia per i figli, del potere e della corsa ai quattrini, ma anche al ruolo delle donne in carriera e alle scelte che devono fare. Giocando ovviamente sugli intrighi e i misteri, in altre parole facendoci scappare il… morto per insaporire la storia. 
Claudia de Lillo, si diceva. Dove quella d minuscola dal sapore nobiliare si rapporta a una specie di favola. “A quanto mi aveva raccontato papà un nostro antenato, mezzadro in Puglia, si era ingraziato i proprietari dei terreni a tal punto che, in segno di riconoscenza, gli avevano fatto omaggio del cognome. Con quella particella minuscola, appunto, che ancora mi porto al seguito…”. Lei che è nata a Milano il 17 aprile 1970, città dove tuttora abita e dove ha frequentato il liceo classico Carducci per poi laurearsi in Economia e commercio alla Bocconi con una tesi - allacciate le cinture - sui “modelli stocastici per la previsione dei tassi di interesse”. Lei che a scuola era brava, ma non secchiona, il che non guasta per regalarle un’ulteriore sfarinata di simpatia. 
Lei che ama fare yoga e seguire le serie televisive; lei che si propone lettrice onnivora, con un debole dichiarato per Natalia Ginsburg, fatto salvo un robusto interesse anche per il genere dispotico; lei che da otto anni tiene una rubrica su D. La Repubblica delle donne, affondando la sua penna fra le problematiche legate all’altra metà del cielo, in particolare quelle legate ai figli, alla famiglia e al lavoro; lei che dall’ottobre dello scorso anno presenta la rubrica “Rassegnata stampa” su Rai 1, in scaletta ogni giovedì alle 9 e 45; lei anima e cuore del seguitissimo blog nonsolomamma.com (dove i suoi tre figli - Luca di 15, Andrea di 12 e Francesco di 8 anni - vengono chiamati gobbi; ragazzi con i quali ha un rapporto, “seppure faticoso, certamente divertente in quanto sono svegli e simpatici”); lei che beneficia di un carattere accattivante e solare (“Sono ottimista, e per questo tendo a vedere solo il lato buono delle cose. Per di più - minimizza - non essendo una leader tendo a stare bene nel mio mondo”). 
E ancora: lei che, per non farsi mancare nulla, scrive per l’agenda Smemoranda e collabora, sia pure saltuariamente, con l’Amref (la più grande organizzazione sanitaria no profit presente in Africa, dove peraltro si era recata nel 2012); lei che ha che fare con un marito part-time di nome Roberto, che da vent’anni si dà da fare a Londra come economista universitario e al quale è dedicato questo libro (“Essendo un lavoro flessibile, fortunatamente ogni tre o quattro giorni riesce a tornare a casa”); lei che, infine, ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica proprio per essersi inventato il personaggio di Elasti. 
Un lungo e meritato preambolo, questo, prima di arrivare alla trama di Nina sente (il suo quinto appuntamento con gli scaffali dopo Nonsolomamma e Nonsolodue editi dalla Tea; Dire, fare, baciare: istruzione per ragazze alla conquista del mondo, pubblicato dalla Feltrinelli, e Alla pari uscito per Einaudi), un romanzo forte di un incipit che corre subito a cento all’ora, graffiando la sensibilità del lettore. 
State a sentire: La prima volta che vide un cadavere aveva undici anni. «Mettiti da questa parte: il sinistro è il suo lato migliore» aveva detto zia Costanza, appoggiandole le mani sulle spalle ancora strette. «Abbiamo sempre un lato migliore, anche da morti» aveva aggiunto. Docile, Nina aveva guardato il profilo sinistro della nonna: il naso irregolare, la pelle bianca di gesso, le mani intrecciate intorno al rosario. «Vieni, andiamo a salutarla. Di certo vorrai darglielo un ultimo bacio» le aveva sussurrato la zia all’orecchio spingendola in avanti verso la bara. «Col cazzo» aveva risposto lei prima di scappare fuori da quella stanza in penombra e ritrovare la luce. Poi basta. Allora aveva deciso che non avrebbe più permesso alla morte di mostrarsi in quel modo. Non avrebbe mai più varcato la porta di quelle camere che chiamano ardenti. 
Ma chi è Nina, che di cognome fa Forte? Non è una tassista nel senso stretto della parola, ma un’autista Ncc (Noleggio auto con conducente) per via di una licenza ereditata dal padre alcuni mesi prima, quando era risultato evidente che non era più in grado di guidare. Nel senso che aveva iniziato a dimenticarsi le vie e il come arrivarci, proprio lui che non aveva mai avuto bisogno del navigatore. 
Insomma, succede che la vita ti obblighi a certe scelte, magari anche dolorose. Sta di fatto che nel nostro caso abbiamo a che fare con una trentacinquenne colta (ad esempio dà ripetizioni di inglese e scrive tesi per laureandi) nonché arrabbiata quanto basta (oltre al padre malato ha a che fare con una mamma apprensiva e un fratello che, in maniera intempestiva, cerca di… salvarla). Una donna che è anche madre di un adolescente scontroso e irrequieto (Davide) avuto troppo presto, nonché ex moglie di un marito irresponsabile. Una donna che esce da un periodo difficile, pronta a cercare sostegno dove capita: come nel caso di Ada, una giornalista lesbica, e di Amina, una barista egiziana in Italia da quasi vent’anni. Ma soprattutto una neo-single, reduce dalla depressione, che decide di tornare a una vita quasi normale grazie appunto al lavoro di autista. 
E dal suo posto di guida - convinta che le cose diventino vere quando qualcuno le vede e le racconta - ne sente di tutti i colori, visto che i passeggeri spesso la considerano una presenza inesistente. In altre parole, quando salgono sulla sua macchina, si mettono a parlare di questo o di quello, senza preoccuparsi di lei. Nina è invece al volante, ma con le orecchie spalancate. Tanto più che ha che fare con clienti di un certo livello, avendo ottenuto un contratto di collaborazione con “Banca Sempre”, uno dei più importanti istituti attivi sulla piazza milanese e sul quale stanno mettendo le mani i cinesi. Uomini di potere che non sembrano darle troppa importanza e che, anzi, la pretendono e la scelgono come autista. Tra questi Adalberto Spinetti, il direttore finanziario, che instaura con lei un rapporto speciale, e Sabina Bauer, attiva nel trading della banca, che riuscirà a conquistare l’amicizia di Nina nonostante le differenze caratteriali. 
Insomma, come si sarà capito, si tratta di una storia impregnata di tematiche che per l’autrice rappresentano una specie di pane quotidiano, avendole masticate a lungo alla Reuters: vale a dire acquisizioni e scalate, opa ostili e intrallazzi finanziari, licenziamenti, cambi al vertice e via dicendo. 
E cosa succede nel presente di Nina è presto detto. Lei donna dotata di un olfatto eccezionale (una specie di superpotere che si rapporta a una specie di maledizione), una dizione perfetta (per lei quasi una fissazione, peraltro abbinata a quella per gli odori) oltre che curiosamente ossessionata dal senso della giustizia. Ma anche una intrigante figura decisa a non farsi condizionare da un mondo che si propone ancora troppo maschilista. Sta di fatto che - giocando sugli… ascolti - si rende conto che, fra una chiacchiera e l’altra, una rivelazione e l’altra, Banca Sempre è sotto Opa e si sta difendendo dai cinesi “con mosse oscure, destinate a lasciare comunque intatti gli equilibri interni di potere”. 
Succede anche che nel labirinto degli eventi che segnano le torbide trattative dell’istituto finisca l’indebitato Guido De Luca, amico storico di Nina (quello che gli aveva fatto avere il contratto di collaborazione proprio con Banca Sempre), il quale - secondo logica narrativa -  viene trovato morto su un marciapiede proprio dalla nostra protagonista, alla quale aveva dato un appuntamento. Già, Guido, sfuggente e mutevole, che “sapeva di spezie, di cibo indiano, di bambino piccolo e, soprattutto, di marijuana (per lui una costante). Guido che adesso odora di tragedia, di solitudine, di morte, tanto che Nina risulta persino incapace di digitare un numero al telefono per chiedere aiuto. 
Di sicuro una gran brutta faccenda sulla quale Nina vuole però vederci chiaro, peraltro supportata (perseguitata?) proprio da un odore che le fa da traccia, da indizio, da primo passo verso la soluzione del mistero. 
Che dire: una storia che avvince, convince e potrebbe rappresentare il trampolino di lancio per una serie da travasare a tempo debito sul piccolo schermo, supportata da spunti peraltro legati alla realtà. Con l’autrice a precisare: “Strada facendo ho incontrato diverse tassiste, dalla laureata che fa la driver per raggranellare un po’ di quattrini in attesa di tempi migliori alla mamma single con la terza media che cerca in questo modo di sbarcare il lunario”. 
In fondo i tempi stanno cambiando e i ruoli pure. Come quello di Nina che, parola di editore, “porta su di sé i segni del proprio tempo, delle proprie illusioni, delle proprie ossessioni. E si affaccia dalla pagina come una ambasciatrice delle nostre inquietudini”. Nina dalla “vita incasinata” che non mancherà di scrollarsi di dosso il peso di un’unione sbagliata attraverso una relazione con un ragazzo più giovane di lei. 
Di certo Nina sente (dove quel sente non sta per ascolta, o meglio, non solo, ma anche per la sua sensibilità agli odori, che nella soluzione del giallo avrà un peso…) regalerà malinconici sorrisi e spunti di riflessione al lettore, pronto a schierarsi dalla sua parte: “una piccola grande donna, libera e indipendente, alle prese con la macchina del potere e del danaro”. Così come, c’è da giurarlo, non mancheremo di ritrovarla sugli scaffali: “Sto infatti fantasticando su un eventuale seguito, anche se preferisco restare con i piedi per terra. Vediamo prima come vanno le vendite e poi ne riparleremo. Anche se in effetti il giallo mi intriga, in quanto consente di raccontare la società in maniera più veritiera, senza incorrere in eventuali passi falsi”. 
E questo è quanto. Anzi no. Ci ha infatti colpito la spiegazione della sua lunga sfilza di ringraziamenti. “Perché è lì - annota - che gli autori si mettono comodi e tornano quello che sono: amici, figli, madri, padri, compagni di vita, persone riconoscenti. Perché la gratitudine tira fuori il meglio di noi (ma su questo ci sia consentito dissentire per esperienza personale). E perché un libro compiuto non ha mai un solo genitore (e su questo possiamo essere d’accordo)”.

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