Share |

"Nanorazzismo", quel razzismo sottile che uccide senza lasciare tracce

L’intellettuale Achille Mbembe si addentra, con intelligente abilità, nelle dinamiche che rendono l’identificazione dell’altro come nemico. Alla stregua della modalità dominante di relazione nella società contemporanea


06/05/2019

di Tancredi Re


Il mondo è divenuto piccolo: se quello delle grandi “scoperte” e, successivamente, del periodo coloniale sembrava senza limiti, oggi possiamo percepirne la finitezza, i suoi confini sono noti e definiti.  La consapevolezza di questo mondo delimitato e attraversato costantemente da flussi incessanti di persone, di capitali e di dati, alimenta la convinzione di dover proteggere noi stessi dagli altri costruendo muri, frontiere, sbarramenti. 
Gli “altri da noi” vengono identificati come nemici che minacciano i nostri valori, sebbene essi ci appaiono talora alquanto vaghi o non ne abbiamo pienamente contezza e il razzismo trova il terreno fertile per infiltrarsi nella cultura di massa, nella buona società, nel nostro futuro prevedibile. 
Una riflessione critica sul razzismo che sta pervadendo la società contemporanea mettendo in crisi il sistema di valori su cui è stato edificato lo Stato liberaldemocratico dopo le grandi rivoluzioni dell’Ottocento e la lotta contro i totalitarismi del Novecento, quelle che negavano i diritti dell’uomo e perseguitavano le minoranze. Tematica che si può rinvenire in Nanorazzismo. Il corpo notturno della democrazia (Laterza, pagg. 171, euro 18,00), un libro scritto da Achille Mbembe, uno dei maggiori intellettuali contemporanei (insegna storia contemporanea e scienze politiche all’Università di Witwatersrand di Johannesburg, in Sud Africa). 
Che cosa intende Mbembe in questo saggio (il cui titolo originale è Politique de l’inimitié, politica dell’inimicizia ed è stato tradotto in italiano dal francese a cura di Guido Lagomarsino) con la parola nanorazzismo? Il nano razzismo spiega l’autore è “quella forma narcotica del pregiudizio di colore che si esprime nei gesti in apparenza neutri di ogni giorno, nello spazio di un nulla, di una frase in apparenza inconsapevole, di una battuta, di un’allusione o di un’insinuazione, di un lapsus, di una barzelletta, di un sottinteso e, bisogna pur dirlo, di una cattiveria voluta, di un intento malevolo, di uno sgambetto o di un placcaggio intenzionali, di un’oscura voglia di stigmatizzare e soprattutto di fare violenza, ferire e umiliare, di infangare chi non si considera dei nostri”. 
Queste forme di razzismo sottili ma non meno odiose di quelle  manifeste ed eclatanti(si pensi alla Guerra di Secessione combattuta negli Stati Uniti a seguito dell’abolizione della schiavitù da parte del presidente Abraham Lincoln in nome del principio fondamentale dell’uguaglianza dell’uomo o al Sudafrica dell’apartheid, cioè della rigida separazione tra bianchi e negri; o alla persecuzione degli ebrei e di altre minoranze etniche e religiose in Germania e in Italia, in due stati razzisti e potremmo continuare con gli esempi), si stanno pericolosamente diffondendo nelle società occidentali contemporanee ostacolando l’integrazione tra persone diverse per nazionalità, lingua, fede e alimentando l’intolleranza e la rivolta verso le minoranze e gli immigrati. 
Rintracciando nella tirannia dei regimi coloniali e schiavistici il seme di queste dinamiche di ostilità e sopraffazione, l’autore in questo bel volume esamina i vettori di una violenza planetaria che oggi si manifesta nel risorgere dei nazionalismi atavici, nella guerra contro ‘il terrorismo’ e nel razzismo di stato che, con il pretesto della difesa della civiltà, spazza via gli elementi della democrazia e sospende i diritti dei cittadini. 
È così che, senza talora esserne consapevoli, finiamo progressivamente per accettare uno scivolamento nell’autoritarismo nel nome della sicurezza e della protezione della nostra libertà e dei nostri diritti. Ma non ci rendiamo conto che negando la tutela delle minoranze e manifestando un’ostilità preconcetta apriamo un vulnus alla nostra democrazia e finiamo per rinnegare la nostra storia e i nostri valori.

(riproduzione riservata)