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"Navi della discordia": accordo raggiunto per i migranti...

Sulla carta avevano tutti le loro buone ragioni: Salvini non poteva cedere ai Cinque Stelle sulla Bibbia della Lega; Di Maio doveva accontentare i suoi oltranzisti, mentre Malta non intendeva diventare una nuova Lampedusa. Intanto i sindaci rossi si rifiutano di applicare una legge dello Stato


07/01/2019

di Sandro Vacchi


Sono sbarcati a Malta e verranno distribuiti su otto Paesi (Italia, Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo e Olanda) i 49 migranti osteggio della burocrazia europea. L’intrigo legato alla Sea Watch e alla Sea Eye è stato infatti risolto con il via libera annunciato dal premier maltese, Joseph Muscat. 
I maltesi non ne volevano nemmeno uno da loro, Matteo Salvini non ne voleva neppure mezzo da noi, Luigi Di Maio accoglierebbe soltanto donne e bambini. Le ragioni ufficiali sono diverse e ugualmente accettabili. 
Le ragioni reali sono ancora più valide. Malta è piccola, là in mezzo al Mediterraneo, e non ci tiene affatto a diventare la nuova Lampedusa, cosa niente affatto impossibile se cominciasse a fare attraccare navi e barconi di profughi. Il ministro dell'Interno italiano (e vicepremier) sa perfettamente che se ha ceduto ai Cinque Stelle sulla parte economica della manovra non può certo farlo sulla Bibbia della Lega, vale a dire il controllo dell'immigrazione e il decreto-sicurezza che ne consegue. Il suo collega grillino dello Sviluppo economico (anch'egli vicepremier) ha dovuto svoltare parzialmente a sinistra per dare almeno un contentino all'ala oltranzista del movimento che si identifica con il duo Fico-Di Battista, due populisti rossi pronti a fargli le scarpe e a rimandarlo a vendere il chinotto sugli spalti del San Paolo. 
Fanno finta di non capirlo una serie di personaggi di primo piano. 
Jorge Bergoglio, di professione pontefice; Luigi De Magistris, ex magistrato e sindaco di Napoli; Leoluca Orlando, che ha amato più partiti delle femmine di Don Giovanni, praticamente da quando era in fasce sindaco di Palermo. Il santo padre non perde occasione per farsi gli affari dell'Italia, ma non in maniera (quasi sempre) velata e diplomatica come i suoi predecessori. No, lui si affaccia alla finestra, e alle suorine plaudenti dice che non è da bravi cristiani abbandonare chi fugge dalle guerre e dalle persecuzioni. In questo è perfettamente d'accordo con l'ultra-cattivo Salvini, il quale dice che su quelle navi non ci sono perseguitati, ma migranti economici usati come carne da macello dai trafficanti. Le prediche di Bergoglio sull'argomento si moltiplicano all'incirca da quando sulla Chiesa ha cominciato ad aleggiare l'alito mefitico della pedofilia: sarà un caso. 
Salvini fa invece il duro da sempre, in quanto sa che se dovesse cedere di un centimetro i suoi tifosi lo mollerebbero, schifati come sono dal reddito di cittadinanza regalato ai terun, ai barbun e ai lazarun, che poi semmai non sono tutti tali, ma per loro fa lo stesso. 
Di Maio sa che ora tocca a lui cedere il passo, affinché il leghista non lo scarichi come una ruota di scorta bucata dopo le elezioni europee del 26 maggio, che saranno la pietra miliare dell'esecutivo più balzano e surreale della storia d'Italia dopo un anno di governo. 
Non è forse surreale, forse, che parlino i due numeri due, anziché il numero uno, tale Conte Giuseppe, messo lì a prendere uno stipendiuccio rispetto a quello che incassava da affermato leguleio? 
Il numero due Salvini, comunque, è autorizzato a parlare e ad agire, in quanto ministro dell'Interno, quindi competente per gli ingressi più o meno clandestini in Italia e per la sicurezza del Paese, ma Di Maio? 
E' ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, ed equivale quantomeno all'ineffabile Valeria Fedeli all'Istruzione pur priva di uno straccio di diploma. Parla mica per dare aria alla bocca, ma perché non sa più quali pesci pigliare: ha i mesi contati, nel movimento nessuno gli perdona che il giorno dell'insediamento vantavano il doppio dei voti della Lega mentre oggi gli alleati (si fa per dire) verdi sono più che raddoppiati e li superano di almeno cinque punti, dicono i sondaggi. 
Di Maio è il ragazzotto in Lebole che aveva chiesto l'impeachment del presidente Sergio Mattarella per tradimento della Costituzione. 
Ricordate? Lui sembra essersene dimenticato. In seguito accusò “qualcuno” (leghista, ovviamente, ma si guardò bene dal dirlo) di aver truccato il testo del contratto di governo. Ricordate? Lui no, anche in questo caso. Aveva assicurato da Bruno Vespa e davanti all'Italia intera che la mattina seguente avrebbe presentato denuncia in Procura: ancora lo aspettano, forse non conosce l'indirizzo di Piazzale Clodio. 
Dilettante allo sbaraglio come pochi, uno fra questi il suo sodale di partito e di governo Danilo Toninelli, ma da quelle parti è come sparare sulla Croce Rossa, il finto barricadero incravattato anche quando dorme ha comunque annusato l'aria, sa bene di dover escogitare qualche furbata democristiana ogni volta che respira. Sarà un caso, ma sembra un Pierferdinando Casini giovane, anche se non ne vale un'unghia. Così strizza l'occhio all'ala guerrigliera e sudamericana (si fa sempre per dire, è gente da fumetto) del movimento, ai duri che uno scranno ce l'hanno comunque vada, ma strizza l'altro occhio a Mattarella che avrebbe voluto mandare in tribunale. Toni felpati, predicozzi soporiferi come quello presidenziale di Capodanno applaudito dal pensiero unico, un colpo al cerchio e uno alla botte con l'apertura solo a donne e bambini... un bel democristiano, insomma. Metteteci sopra un po' di pepe rosso per far contenti Fico e Di Battista ed ecco il perfetto cattocomunista. Di Maio non dev'essere scemo del tutto, s'è accorto che in Italia stai sempre in sella se hai la falce in una mano, il martello nell'altra e il crocifisso attaccato alla catenina. 
Così, dopo la prima bordata contro Salvini, che cattolico finge di esserlo e comunista non lo è più da vent'anni, Di Maio ha fatto la solita piroetta di riavvicinamento al leghista: il governo durerà cinque anni, l'Italia sa farsi finalmente rispettare, riporteremo il Paese dove merita, e bla bla bla. In fondo Salvini ha detto che non vuole più donne e bambini sui barconi degli scafisti; Di Maio ha proposto di farli scendere in Italia per dare uno schiaffo all'Europa... Salvini gli ha tirato un osso, affermando sorridente che tagliare gli stipendi dei parlamentari è una benedizione. 
I comunisti veri, quelli che albergano ancora nel PD (Partito Defunto) affiancati a partigiani ormai tutti estinti, alcuni perfino nostalgici di Baffone Stalin, come al solito non hanno capito un'ostia e hanno manifestato contro il “fascismo” sventolando le bandiere dell'Europa. 
Visto che Più Europa di Emma Bonino ha incassato un 2 per cento scarso, fate voi i conti sulla chiaroveggenza politica di coloro che da sempre si considerano migliori di tutti. 
Salvini è autocritico, non supponente, finge di essere umile e, convinto che prima o poi l'Italia cadrà ai suoi piedi, non molla di un centimetro sui temi veri che stanno a cuore agli italiani, tutti, anche quelli di sinistra che infatti abbandonano il PD. Limiti agli sbarchi e sicurezza, chi riesce a garantirli vince nelle città abbandonate a sé stesse. 
Se Salvini riuscisse a prendere in mano anche la carta dell'economia, buttando all'aria il reddito di cittadinanza per dare invece aiuti ai cinque milioni di italiani poveri, e ai pensionati con la minima, e ai connazionali che aspettano una casa, un lavoro, un posto in ospedale, e varasse la flat tax per le piccole imprese, alle prossime elezioni politiche diventerebbe padrone dell'Italia. Fascismo? Qualcosa di simile, cari Boldrini, Saviano, Lerner e maestrini cantanti, e l'avrete voluto voi con la vostra ignoranza supponente. 
Un esempio? Più di uno. I citati De Magistris e Orlando rifiutano di applicare una legge dello Stato, quella sull'immigrazione irregolare. 
Lo fanno per distogliere l'attenzione dalle loro città invivibili, in mano alla malavita e pessimamente amministrate da loro stessi, ma spacciano la sollevazione come sincero sentimento democratico. Ah sì? 
Quando fu varata la legge Fornero, vi risulta che qualche amministratore locale leghista o berlusconiano si sia messo di traverso? E il jobs act e la “Buona scuola” di Renzi furono forse boicottati dalle opposizioni in sede locale? E le unioni civili? E il biotestamento? E, per restare all'immigrazione, rammentate che qualche Comune leghista, forzista, meloniano, abbia rifiutato di ospitare i ragazzotti di colore muniti di I-pod che venivano spediti a centinaia, da nord a sud, in tutt'Italia, pro quota a seconda della popolazione? 
Ragazzi, siate seri! Cari lettori, ve li ricordate quando proprio loro reclamavano più sicurezza? Enrico Rossi, governatore della Toscana oggi sulle barricate, diceva che l'identità minacciata è una cosa seria. E Vincenzo De Luca, piddino che regge la Campania con i modi di un vicerè, tre mesi fa ricordava che dalle sue parti bande di nigeriani hanno occupato militarmente il territorio. 
Saranno, per caso, gli stessi soggetti che sfruttano le faccette nere che si prostituiscono per dieci euro? Gli stessi che a Castel Volturno si stanno dedicando al remunerativo traffico di organi espiantati da poveracci senza patria né documenti giunti in Italia chissà da dove? 
Sono questi, i poveri che l'Italia dovrebbe accogliere secondo Bergoglio? Quelli che incasseranno il reddito di cittadinanza purché risiedano da noi da almeno da dieci anni? Sono loro che ci pagheranno le pensioni, come va cianciando il ricchissimo esponente dell'alta borghesia milanese che presiede l'Inps, il quale non ha mai visto un operaio in vita sua? Ma fateci il piacere! Lo state già facendo a Salvini e neanche ve ne rendete conto.

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