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"Non puoi sapere anche l'amore": a spiegarcelo è Paola Mammini

Attrice, doppiatrice, conduttrice radiofonica e televisiva, abile sceneggiatrice. Con un’altra angolatura vincente, quella della scrittrice


30/07/2018

di Catone Assori


Nella vita la romana Paola Mammini non si è fatta mancare nulla, a partire da tre matrimoni e altrettanti divorzi (“Sono dieci anni che però non mi risposo”, ironizza), ventun case prese in affitto (“Fra queste un monolocale di 18 metri quadrati, poco più grande di un ascensore, ma con il pregio di essere a pochi metri da Piazza Navona) e una lunga serie di esperienze lavorative, che l’hanno vista attrice di prosa, doppiatrice, conduttrice radiofonica e televisiva, autrice teatrale, sceneggiatrice sia per il piccolo che per il grande schermo, oltre che penna gradevole in un paio di romanzi. 
Il secondo dei quali, Non puoi sapere anche l’amore (Cairo editore, pagg. 334, euro 16,00), si propone alla stregua di una curiosa storia sentimentale che gioca a rimpiattino fra gli innumerevoli modi di rapportarsi. Tanto da farle dichiarare: “Questo mio libro è una specie di osservatorio sull’amore. D’altra parte, nel mio lavoro, è normale studiare le persone e i loro comportamenti in modo quanto mai approfondito”. Ma forse saranno anche le sue esperienze personali ad averle regalato adeguati spunti di scrittura, fermo restando una sua considerazione che lascia il segno: “L’amore, a guardarlo bene, si propone più misterioso di un giallo di Agatha Christie. Non è forse vero che ogni volta che ho detto ero convinta che fosse per sempre? Invece mi sbagliavo alla grande…”. 
Per la cronaca Paola Mammini è nata a Roma il 23 ottobre 1963, città dove tuttora vive con un “cocker più biondo di lei” e dove si è diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, oltre a essersi portata a casa un diploma in Scienze dell’alimentazione. Anche se la sua grande passione era, sin dall’inizio, quella di “frequentare” il mondo dello spettacolo. E così sarebbe stato, con obiettivi raggiunti. 
Ad esempio contribuendo al successo del film di Paolo Genovese Perfetti sconosciuti, che le è valso, due anni fa, un David di Donatello e il Ciak d’oro per la sceneggiatura. Una pellicola peraltro legata a una storia vera. “Un amico di Paolo aveva avuto un incidente in motorino ed era stato ricoverato in ospedale, dove i suoi oggetti personali erano stati affidati alla moglie. Compreso il telefonino, che doveva contenere messaggi scottanti, tanto è vero che lei lo avrebbe ben presto lasciato”. Da qui lo spunto per ricamarci sopra una storia di grande impatto. 
Ma la sceneggiatura di Perfetti sconosciuti rappresenta soltanto la punta di un iceberg di lavori di successo, come La Squadra, I Cesaroni, Cotti e Mangiati, Love Bugs, Immaturi - La serie, Tutta colpa di Freud. Il che ha consentito a Paola Mammini di lavorare fianco a fianco con una lunga serie di grandi attori, come Carlo Verdone, Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Valerio Mastrandrea, Claudia Gerini e tanti altri. 
Lei amabile cacciatrice di emozioni, pronta a vivere tutto quello che le riserva la vita all’insegna del presente, in quanto sul futuro non ci si può certo scommettere. Una filosofia di vita che, in fondo, sta alla base di Non puoi sapere anche l’amore, un romanzo di piacevole lettura che si rapporta a maglie strette con la mano calda della sceneggiatrice. Oltre che ai sentimenti, ci mancherebbe, nonostante le sue grandi storie d’amore siano terminate con una separazione. E se ogni storia d’amore è costruita su una trama, questa è invece una trama d’amore che costruisce una storia. 
“Una trama sottile in cui i due contendenti - un affermato psicanalista che è pagato per vivisezionare ogni forma di emozione e un avvocato donna che sembra incapace di guarire da una storia finita - sono mossi come pedine in un divertito gioco a tempo che non hanno scelto di giocare. In questa strana partita naturalmente ci sono anche altri giocatori, ignari del ruolo che sono chiamati a interpretare. Il destino, il caso o l’inconscio porteranno i due protagonisti ad accettare l’amore come una cosa plausibile. Perché forse è solo smettendo di costringerlo in una definizione che l’amore può esprimere il senso ultimo della sua essenza: non avere senso. Regalandoci però la straordinaria illusione di essere una cosa sola con l’oggetto d’amore”. Perché se non si deve faticare per ottenere un piacere, che piacere è? E poi dove la mettiamo la straordinaria opportunità di crescita che ogni rapporto si porta al seguito? 
Insomma, attingendo (forse) dal suo ricco privato, Paola Mammini dà voce agli entusiasmi che possono contagiare anche l’età adulta, accompagnarci in maniera originale e per certi versi unici nel nostro percorso di vita. Giocando con le parole; avanzando l’ipotesi che il cervello - se gestito male - possa diventare anche una malattia; assicurando che i rapporti, per le ragioni più diverse, possano avere sbocchi imprevedibili; ironizzando sul ruolo degli analisti e dei loro pazienti (“C’è gente che paga per fare le cose più assurde”); invitando il lettore a farsi portavoce “dell’aria impersonale della strada, l’aria che è di tutti e di nessuno”. 
E poi personaggi ben tratteggiati nelle loro variegate personalità, che entrano ed escono dalla scena in maniera quasi impercettibile e casuale; personaggi magari dalla doppia vita, che in ogni caso lasciano il segno. E poi frasi brevi, dialoghi serrati, che invitano alla lettura. All’insegna peraltro di una considerazione: “Non sempre c’è un significato nelle cose che ci accadono, semplicemente di volta in volta peschiamo la carta giusta o sbagliata”. Senza essere capaci di vedere oltre. Altrimenti che gusto ci sarebbe?   

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