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"Omicidio al Tour de France": quando anche lo sport cede alla violenza

Fra le salite e le discese della corsa in giallo a tenere banco è il messicano Jorge Zepeda Patterson. Luci della ribalta anche sui fratelli Morini e Cristiano Governa


09/09/2019

di Mauro Castelli


Il Tour de France, ciclisticamente parlando, si è chiuso alla fine dello scorso mese di luglio, portandosi al seguito una buona dose di delusione per i corridori italiani, salvo alcuni acuti individuali. Ma sulla carta stampata questa storica competizione tiene ancora banco grazie a “un imperdibile giallo alla Agatha Christie” (così lo ha definito il quotidiano Milenio) incentrato su un assunto fuori dalle righe: in questa competizione non vince mai il più forte, ma vince il più cattivo. Nel senso che “il Tour non è una gara, è una guerra. Tappa dopo tappa, la battaglia si fa più dura, la salita più ripida. E a quel punto devi essere disposto a tutto per vincere. Anche a… uccidere”. 
A farsi carico di questa tematica violenta quanto controcorrente è stato lo scrittore e giornalista messicano Jorge Zepeda Patterson, una delle voci più interessanti della letteratura spagnola contemporanea, vincitore nel 2014, con Milena (proposto in Italia da Mondadori), del prestigioso Premio Planeta. Lui che l’anno prima aveva esordito nella narrativa di settore con I corruttori, per poi riproporsi nel 2016 con Los usurpadores e, lo scorso anno, con Muerte en contrarreloj, che Piemme ha dato ora alle stampe con il titolo di Omicidio al Tour de France (pagg. 362, euro 18,50, traduzione di Carlotta Turrini ed Elena Vinciarelli). Un lavoro tradotto o in corso di traduzione in una quindicina di Paesi, oltre che opzionato per una riduzione televisiva da una casa di produzione francese. 
Nato a Mazatlán il 24 ottobre 1952, laureato in Economia all’Universidad de Guadalajara con successivo dottorato ottenuto presso la Facultad Latino-americana de Ciencias Sociales, Jorge aveva iniziato a collaborare con il quotidiano spagnolo El País, per poi fondare il periodico messicano Siglo 21 e in seguito ricoprire il ruolo di direttore per svariate testate, fra le quali Público, Día Siete ed El Universal. Attività peraltro contrassegnata da importanti riconoscimenti, come il Premio Maria Moors Cabot. 
Di fatto un autore dalla personalità eclettica, che lo ha visto saggista di livello oltre che conduttore del programma televisivo Código, ma anche penna attiva nel campo dell’informazione 2.0 con la co-fondazione del sito unafuente.com e la direzione della testata online Sinembargo.mx
Ma veniamo al dunque, ovvero a una storiaccia che macchia la Grande Boucle e che Jorgre Zepeda Patterson tratteggia da par suo, imbastendo un intrigo contraddistinto da una indagine zeppa di mistero e di atmosfere inquietanti. Una storia che si nutre di un brevissimo prologo legato alle considerazioni di un atleta che non ha mai vinto nulla di importante e che ipotizza una doppia soluzione: arrivare alla passerella parigina sugli Champs-Elysées, passando sotto l’Arc de triomphe con il simbolo del primato sulle spalle o finire all’obitorio. Perché se “ci sono ciclisti disposti a morire, lanciandosi in discese suicide, pur di vincere una tappa, ce ne sono altri persino disposti a uccidere. E visto che c’è un assassino fra noi, la polizia mi ha incaricato di scoprire chi è. Visto che potrei essere io stesso la prossima vittima…”. 
La trama, sia pure fra le righe, lascia intendere che qualche richiamo al passato sportivo della gara ci sia. Infatti a tenere la scena è un giovane e promettente ciclista, Marc Moreau, che fa parte di una squadra eccezionale: è infatti il gregario dell’americano Steve Panata, quattro volte campione nonché favorito per la vittoria finale insieme all’inglese Peter Stark e al colombiano Óscar Cuadrado. Purtroppo il Tour non sembra essere iniziato sotto i migliori auspici: una serie di stranissimi incidenti, cinque per l’esattezza, tra cui un inspiegabile infortunio collettivo e un avvelenamento, ne turbano infatti lo svolgimento. 
Sta di fatto che, in un’escalation che sembra inarrestabile, ci scappa anche il morto: si tratta di un gregario della squadra inglese trovato senza vita in una vasca da bagno. A indagare il commissario Favre che, incaricato di seguire il caso, chiede aiuto proprio a Marc, in quanto il suo passato in polizia e la sua vicinanza ai fatti lo rendono la persona più adatta a dare una mano per sbrogliare la matassa. Perché una cosa è chiara: c’è un killer tra gli atleti. Fermo restando che la rosa dei sospetti, man mano, diventa sempre più ristretta. Tanto che, mentre le salite si fanno impossibili, Marc Moreau comincia a chiedersi se non sia proprio il suo compagno di squadra, l’invincibile Steve, ad avere un motivo per uccidere. 
Che dire: una mezza quanto piacevole novità, in quanto anche il nostro cronista sportivo Gianni Mura se ne era fatto carico, nel 2007, con Giallo su Giallo. Ma nel suo caso a rimetterci le penne non era stato un corridore, ma una giovane prostituta che aveva tentato di adescare un giornalista al seguito della corsa. Giornalista che, voce narrante della storia, diventerà anche il principale indiziato… 


Proseguiamo. Dopo aver dato alle stampe Nero Caravaggio e Rosso Barocco, la Newton Compton conferma la sua fiducia ai fratelli Max e Francesco Morini, autori teatrali e televisivi, oltre che da anni rispettate prime guide della Scuola di scrittura Pensieri e Parole di Roma. Così eccoli nuovamente sugli scaffali con Il giallo di Ponte Sisto (pagg. 251, euro 9,90), dove a tenere la scena è ancora una volta Ettore Misericordia, proprietario - sotto il Cupolone - di una storica libreria. Un autodidatta coltissimo, che conosce tutti i segreti della Città eterna, oltre che grande appassionato di gialli e detective dilettante dal formidabile intuito, tanto che l’ispettore Ceratti se ne avvale spesso per i misteri sui quali indaga. 
Così dopo aver contribuito a risolvere il caso di un morto ammazzato nella basilica di Sant’Agostino, proprio davanti a uno dei capolavori del Caravaggio, la Madonna dei Pellegrini (l’uomo è stato curiosamente pugnalato con uno strumento per incisioni); dopo aver fatto luce sul brutale omicidio di  una giovane donna a piazza Navona (una scia di sangue che porterà Misericordia indietro nel tempo, fino all’antica rivalità fra i due geni del Barocco, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini), ora si trova per la terza volta coinvolto in una misteriosa faccenda. A prima vista senza vie d’uscita. 
Cosa succede è presto detto. Quando un giovane comico, Simone Rossmann, scompare, l’ispettore Ceratti è chiamato a seguirne le indagini. Recatosi nell’appartamento del ragazzo, trova un vecchio disco incantato su un grammofono, che ripete la parola “morire”. La voce del disco è quella del divo del varietà del Novecento, Ettore Petrolini, considerato uno dei massimi esponenti di quelle forme di spettacolo a lungo considerate teatro minore, ovvero rivista e avanspettacolo. Sembrerebbe una macabra coincidenza, ma le stranezze non finiscono qui: l’appartamento nel quale abita (abitava?) Rossmann è proprio quello dove aveva vissuto il grande attore romano, oltre tutto tappezzato da sue immagini, foto e locandine. 
Ancora un volta il nostro ispettore, non sapendo dove andare a sbattere la testa, chiederà aiuto a Misericordia, che nuovamente si avvarrà dell’amico-collaboratore “Fango”. Un riuscito personaggio - detto per inciso - che vive all’ombra del suo “capo” accettandone supinamente il ruolo di “assistente”, spesso travolto dalla sua esuberanza. E non potrebbe essere diversamente in quanto per lui nutre un sentimento di sincera ammirazione. Proponendosi, in tal modo, nel ruolo del fedele Watson nei confronti del grande Sherlock Holmes (in quanto, avendo tentato una sortita alla Archie Goodwin, l’azzeccata spalla di Nero Wolfe, non gli era andata bene). 
Tesi peraltro avallata dagli stessi fratelli Morini, che qualche tempo fa hanno avuto modo di precisare: “I gialli che scriviamo sono un nostro personale omaggio alla grande narrativa anglo-americana dell’inizio del Novecento: Conan Doyle, Agatha Christie, Chesterton, Van Dine, Ellery Queen, Rex Stout. I loro detective immortali, a cominciare dal più famoso di tutti, Sherlock Holmes, non solo hanno straordinarie doti deduttive, ma anche una cultura enciclopedica, di cui si servono per risolvere i casi più complessi. Proprio come il nostro Ettore Misericordia, uno Sherlock Holmes romano del ventunesimo secolo, e il suo fidato Fango”, l’io narrante delle storie. 
Ma torniamo al misterioso fattaccio di Ponte Sisto. Anche in questo intricato caso l’ispettore Ceratti ha bisogno dell’intuito di qualcuno in grado di immergersi totalmente nella storia di inizio Novecento, senza tralasciare i dettagli più insoliti che potrebbero rivelarsi determinanti. Nemmeno a dirlo Misericordia e, in subordine, Fango. 
Ha così inizio un’indagine rocambolesca, che si addentra nella vita movimentata di Ettore Petrolini, un uomo vissuto quasi un secolo fa ma tuttora amato e ricordato dal grande pubblico. I misteri del passato si intrecceranno così con quelli del presente dando vita a un’avventura ricca di colpi di scena che tiene banco fra i palazzi e le strade romane. Non a caso i romanzi dei fratelli Morini nascono dalla volontà di unire due loro grandi passioni: quella per i romanzi polizieschi e quella per la loro città, Roma appunto. E lo fanno sposando il gusto per il divertimento e la capacità di trattare argomenti di peso con la dovuta leggerezza. A fronte di una scrittura brillante, che non mancherà di fare breccia nel lettore. 


Il terzo suggerimento per gli acquisti è legato alla penna di Cristiano Governa, nato a Bologna il 9 novembre 1970, città dove tuttora vive con la famiglia e lavora come giornalista (ha collaborato o collabora con le più importanti testate quotidiane e non), nonché come scrittore e autore per il cinema e per il teatro. Il suo debutto sugli scaffali (“A insegnarmi a scrivere alle elementari era stata una maestra che si chiamava Dolores, ma non pensavo certo di diventare scrittore. Semmai mi dedicavo con passione al basket, sin quando ho capito che la pacchia non poteva durare all’infinito…”) era avvenuto diciotto anni fa con la pubblicazione di una raccolta di short stories intitolata Baranowski, seguita a ruota dalla serie di racconti brevi I racconti della Garisenda
Poi, nel 2008, era stato inserito da Giulia Belloni nella nuova antologia di letteratura italiana Giovani cosmetici. E nello stesso anno aveva debuttato come romanziere noir con Il catechista (per i tipi della Aliberti). Successivamente avrebbe dato voce a una lunga serie di racconti, alcuni dei quali raccolti in forma epistolare dalla Pendragon (Le lettere cattive - Una Twin Peaks epistolare). Grande attenzione avrebbe inoltre rivolto ai saggi, come quelli su Raymond Corver, sul cinema austriaco contemporaneo, su Patrice Leconte, sul cinema fiammingo contemporaneo e sull’opera di Jacques Brel. 
E ora eccolo di nuovo sugli scaffali con La strategia della clarissa (Bompiani, pagg. 384, euro 18,00), un lavoro ambientato nella sua amata Bologna all’insegna di una vivace quanto equilibrata fantasia. Una “città che, come un giapponese dopo la guerra, continuo a difendere anche da se stessa e dove non credo esista un convento disposto ad assecondare certe stranezze”. 
A tenere la scena di questo romano è Carlo Vento, un commissario di polizia che ama la buona cucina e le canzoni che hanno almeno trent’anni. Un uomo che odia il mare (anche se “un po’ di mare non ha mai fatto male a nessuno. Per ora…”) e gli investigatori delle serie tv, quelli che risolvono le indagini riflettendo sotto la doccia e hanno bellissime ex pronte a consolarli. Lui, invece, può contare solo su sua sorella Paola, splendida e irrequieta, che per anni ha tenuto una trasmissione musicale in una radio locale e poi si è fatta suora. Clarissa di clausura, per l’esattezza, ma decisamente anomala. 
Paola non disdegna infatti l’improperio, il costume a due pezzi e ogni settimana esce di nascosto dal convento per andare a cena da lui. Sin quando un giorno si accorge che in chiesa, nel “Libro delle Grazie”, qualcuno supplica Santa Caterina di far morire delle persone. Nelle stesse ore, a suo fratello Carlo, viene affidato il caso della sparizione di una quindicenne. Come se non bastasse, in uno stabilimento balneare di Cervia viene rinvenuto un cadavere. Ragion per cui si trova costretto a partire per l’odiata riviera romagnola. E Paola non ha alcuna intenzione di lasciarlo solo. Insomma, l’estate si preannuncia caldissima
Se poi il vostro osservatorio sul mondo è un commissariato o un confessionale, “presto vi sarà chiaro - annota l’editore - che non è mai l’assassino il personaggio più inquietante: proprio come al suo commissario, anche a Cristiano Governa le regole del giallo classico stanno strette e tra le pagine di questo noir nasconde un caustico reportage sulla riviera adriatica, una meditazione sugli amori impossibili, l’incessante ricerca di una fede, di una misteriosa intimità con il creato che ci tenga vivi anche quando non c’è più nulla in cui sperare”. 
Cristiano Governa, si diceva. Un personaggio con la testa sulle spalle, anche se non disdegna l’ironia, e con un debole dichiarato per la lettura. A partire dalla rilettura, “una volta all’anno dagli anni Novanta”, de I nove racconti di J.D. Salinger. E poi un legame stretto con la vita di lago, le bettole e la provincia che Piero Chiara descrive ne Il piatto piange, La spartizione e La stanza del Vescovo. A patto, s’intende, di tornare alla fine sempre a Bologna. 
Fermo restando un occhio di riguardo, andando in ordine sparso, per altri grandi della narrativa: da George Simenon a Friedrich Dürrenmatt, da Raymond Carver a Oscar Wilde, da Alexandre Dumas a John Cheever, da Alan Bennett a George Orwell, da Anton Čechov a William Faulkner… “Numeri uno che hanno lasciato il segno, anche se i personaggi che mi hanno maggiormente colpito - ha tenuto a precisare - sono stati lo scrivano Bartleby di Herman Melville e Patrick Bateman, serial killer e uomo d’affari di Manhattan, nonché voce narrante di American Psycho, il capolavoro firmato da Breat Easton Ellis.

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