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"Segreti e tesori del Vaticano": alla scoperta della Città di Dio

Un viaggio imperdibile, firmato da Massimo Polidoro, fra le bellezze artistiche - sacre e profane - di uno Stato unico al mondo


05/02/2018

di Massimo Mistero


Non finisce di stupire Massimo Polidoro, la cui penna strada facendo ha spaziato con indifferenza dalla narrativa gialla (Il passato è una bestia feroce e Non guardare nell’abisso, lavori imbastiti sulla figura del detective Bruno Jordan, astuto quanto tenace cronista della rivista Krimen) a quella del mondo dell’occulto, visto che in questa materia ha le mani in pasta. Facendo ad esempio chiarezza - fra le pagine di Rivelazioni - su quel mare di complotti e cospirazioni, tesori perduti e codici segreti, magie e finzioni, che periodicamente riemergono dal passato come se fossero nuovi di zecca. Il tutto a fronte di un assunto: “Se il mondo è pieno di complotti, nessuno può ritenersene immune. E c’è solo una possibilità per salvarsi: conoscerne i meccanismi e smontarli uno per uno”. 
Non bastasse eccolo pilotare la sua creatività verso il mondo dei ragazzi (dopo Il tesoro di Leonardo - che nel 2014 ha beneficiato di diverse ristampe - fra alcuni mesi arriverà in librteria, sempre per i tipi del Battello a Vapore, un nuovo lavoro che dovrebbe essere intitolato Il segreto di Colombo); creatività che ha tenuto banco anche nella divulgazione storica, in altre parole attraverso quelli che lui definisce i suoi “viaggi nel tempo”. Passando con indifferenza dall’approfondimento delle tragedie e dei misteri legati all’Anfiteatro Flavio, con L’avventura del Colosseo (uno dei luoghi più visitati al mondo), a una incursione straordinaria nell’unico Stato al mondo benedetto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità nel 1984. 
Ovvero Segreti e tesori del Vaticano (Piemme, pagg. 500, euro 22,00), una “meraviglia architettonica, un crogiolo d’arte immortale, il cuore pulsante della storia”. La “Città di Dio” dove le bellezze sacre e profane “si intrecciano e si nutrono a vicenda come in nessun altro luogo”. Un’isola di ineguagliabile fascino che si è nutrita per quasi due millenni di eventi epici e tumultuosi, contraddistinti da “ardente spiritualità e fuoco creativo”. 
Fermo restando che “mentre la ricerca sul Colosseo era stata laboriosa e complessa in quanto il materiale non abbondava, per questo nuovo lavoro la difficoltà che ho incontrato è stata quella di dover selezionare una mole imponente di dati e di fonti. Che mi ha peraltro permesso di scovare un sacco di curiosità. Come quella legata, tanto per citare, alla presenza triennale di Leonardo in Vaticano, quando già si era imposto come geniale pittore mentre Raffaello e Michelangelo erano ancora giovani in carriera. E per il genio da Vinci era stato predisposto un apposito spazio nel Palazzetto Belvedere, dove oggi c’è una targa a ricordarne la permanenza”.   
Massimo Polidoro, si diceva, uno dei maggiori esperti nel campo del mistero e della psicologia dell’insolito, cofondatore del Cicap (il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) insieme a Piero Angela, Umberto Eco, Silvio Garattini, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi; un eclettico personaggio autore di una quarantina di libri nonché di centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre importanti testate, già docente presso l’Università Bicocca di Milano (città dove vive con la moglie e le due figlie, anche se in realtà si muove in continuazione a destra e a manca) e ora sulla cattedra di Comunicazione della scienza ai dottorandi dell’ateneo di Padova (“Dove mi ero laureato in Psicologia con una tesi sull’attendibilità dei testimoni oculari di fenomeni insoliti”). Lui che ha tenuto e tiene ancora banco come conduttore e consulente scientifico di importanti trasmissioni televisive, come nel caso della rubrica fissa legata all’ultima edizione di SuperQuark, storica creatura di Piero Angela. Con il quale ha peraltro un debito di riconoscenza. 
Successe, come lui stesso ha avuto modo di raccontarci, che sin da giovane “mi sentissi attratto dall’illusionismo e dall’occulto, tematiche che ancora oggi rappresentano un mio hobby in abbinata al nuoto, alla corsa e all’ascolto di buona musica. Fu così che quando avevo soltanto 17 anni, intrigato dalle sue trasmissioni e dai suoi scritti, oltre che dal lavoro dell’investigatore del paranormale James Randi, decidessi di contattarli scrivendo loro una lettera prima di andare in vacanza. E quando tornai, con sorpresa, scoprii che entrambi mi avevano risposto”. 
In seguito “Piero Angela mi chiamò a Roma come ospite, mi fece visionare da Randi per rendersi conto se avevo l’approccio giusto alla materia e poi mi propose di andare a sue spese, per un anno, negli Stati Uniti alla corte di quello che considero un uomo straordinario, una leggenda vivente. Un’esperienza che mi avrebbe portato ad apprendere le tecniche da portare avanti nelle indagini sui presunti fenomeni paranormali, oltre a quelle per smascherare i trucchi messi in atto dagli imbroglioni e dai ciarlatani di turno”. 
Per la cronaca Polidoro - un uomo a suo dire “caratterialmente ottimista e tendenzialmente allegro” - è nato a Voghera, in provincia di Pavia, il 10 marzo 1969 e al suo attivo può vantare, fra l’altro, la direzione della rivista del Comitato Scienza & Paranormale, la responsabilità della James Randi Educational Foundation per l’Europa, oltre la fondazione della rivista Magia
Ma torniamo alla sua ultima fatica, Segreti e tesori del Vaticano, lavoro nel quale ha dato sfogo alla narrazione di una lunga serie di curiosità, partendo dalle sue origini, definite inquietanti e al tempo stesso suggestive. Così apprendiamo che l’Ager Vaticanus era un territorio di campagna che si estendeva sulla riva destra del Tevere, fuori dalle mura di Roma. Una zona pressoché deserta, deputata al pascolo e coltivata a orti e vigne, che in seguito sarebbe diventata sede di divertimenti sfrenati e orribili supplizi, nonché lugubre cimitero oltre che meta di pellegrinaggi clandestini. E nelle cui viscere i cristiani ritenevano che fosse stato sepolto Pietro, il loro primo apostolo. 
Fu dunque in suo nome che, nel quarto secolo dopo Cristo, Costantino il Grande - convertitosi al cristianesimo - volle che fosse costruita una chiesa destinata a diventare l’ultimo baluardo di una civiltà ormai vicina al tracollo. E intorno a questa basilica, nei secoli oscuri delle invasioni barbariche, il Vaticano crebbe, fiorì e letteralmente esplose. Nel senso che quasi subito si svilupparono in zona edifici per il clero e luoghi di accoglienza per i pellegrini. Un’area che, dopo una devastante invasione saracena avvenuta nel nono secolo, venne recintata da un muro. Muro che strada facendo sarebbe stato trasformato e rinforzato, sino ad arrivare a definire il perimetro che ora comprende lo Stato del Vaticano, il più piccolo Stato sovrano del mondo: 44 ettari in tutto (23 dei quali occupati dagli omonimi giardini) per un totale di 605 abitanti. 
Una monarchia assoluta teocratica elettiva, dove si parla l’italiano e il latino, che per valuta ha l’euro, il cui quotidiano ufficiale è l’Osservatore romano e la cui festa nazionale ricorre l’11 febbraio. Di fatto uno dei luoghi più ricchi di tesori storico-artistici del pianeta. 
E la basilica iniziale? Sarebbe rimasta in piedi dal 315 sino all’inizio del diciassettesimo secolo, quando venne demolita per lasciare posto - al costo indicativo di 50 milioni di scudi - alla San Pietro che oggi conosciamo. E dove, nella notte di Natale dell’anno 800, ovvero nell’epoca più cupa del Medioevo, Carlo Magno ricevette dal pontefice la corona imperiale, gettando così i semi della futura Europa. E appunto “all’ombra del cupolone papi condottieri, dissoluti e santi vi scrissero pagine fondamentali della storia occidentale”. Mentre i più grandi geni dell’arte e dell’architettura diedero vita a capolavori unici. 
Tanto è vero che in questo angolo di mondo risulta concentrato un patrimonio culturale e artistico immenso. Pronto a regalare sorprese, storie inaudite, angoli insoliti e misteriosi che attendono solo di essere svelati. E ai quali ci fa accostare il racconto di Massimo Polidoro, facendoci imbarcare - per scoprirli - in “quella meravigliosa macchina del tempo che è l’immaginazione”. 
In effetti “nessun altro complesso può offrire una simile concentrazione di opere d’arte”, forte di ben tredici musei racchiusi in uno solo. Dove a tenere banco, ma è solo un citare, incontriamo la vena artistica degli egizi e degli etruschi, la genialità di Giotto e di Canova, quella di Caravaggio e Van Gogh. Senza trascurare le preziose raccolte etnologiche ed epigrafiche, di arazzi e preziosi codici miniati, di icone e monete, di francobolli e giocattoli. Sta di fatto che, se si volessero ammirare per un solo minuto ognuna delle circa 120.000 opere delle collezioni occorrerebbero ben 83 giorni spalmati sulle 24 ore. 
In ogni caso - quello citato - è soltanto l’inizio del viaggio. In quanto il percorso risulta decisamente più lungo e articolato: si va infatti dalla Basilica di San Pietro alla Cappella Sistina, dalla Loggia di Raffaello alla cappella del Beato Angelico, dall’appartamento dei Borgia alla Galleria delle Carte geografiche, dal Palazzo Apostolico alle Necropoli, dalla Biblioteca Apostolica all’Archivio Segreto, dai Giardini Vaticani alle Ville Pontificie… 
Fermi restando gli angoli più insoliti e misteriosi del Vaticano, che l’autore ci invita a scoprire, scorrendo le pagine del suo libro, uno dopo l’altro. Ricordando che fra i luoghi “più chiacchierati c’è l’Archivio segreto, un’istituzione nata tra il 1611 e il 1614, dove si favoleggia siano nascosti chissà quali inconfessati misteri. In realtà è un archivio preziosissimo dal punto di vista storico, ma che non cela complotti o cospirazioni globali come alcuni amano fantasticare. Semmai fra i suoi tesori si trovano le 80 pergamene relative al processo ai Templari del 1308-1310, il Sommario del processo contro Giordano Bruno del 1597 e un Estratto degli atti del processo a Galileo Galilei. Ma allora da cosa nasce la leggenda della sua fama nefasta? Da quell’aggettivo segreto che nell’italiano del Cinque-Seicento significava semplicemente privato, personale. Cioè affidato al secretarius del sovrano”. 
In buona sostanza Segreti e tesori del Vaticano si propone come una miniera di informazioni e curiosità sorprendenti. Come un “Michelangelo” fuso in cannone; il fascino della chiocciola; la sfida mancata di Leonardo; il mercato delle indulgenze; i tesori perduti di Giotto; la “pornocrazia” della Chiesa; il primo “banchiere di Dio”; il Caravaggio rifiutato; le fontane “capovolte”; lo spettacolo della Girandola; il Giudizio senza le “braghe”. E via via sino ad arrivare alla storia sulle logge dipinte da Raffaello nel Palazzo Apostolico. 
Logge che “folgorarono a tal punto Caterina la Grande, zarina di tutte le Russie, da volerle trasportare nel Palazzo d’inverno a San Pietroburgo. Ma resasi conto che sarebbe stato impossibile, ordinò che fossero ricreate identiche e incaricò l’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi di accontentarla. Persino Goethe, che si trovava a Roma mentre i pittori di Caterina ricopiavano le decorazioni di Raffaello, rimase sbalordito dall’eccezionale impresa. E oggi il paradosso è che per vedere l’opera di Raffaello bisogna andare all’Ermitage di San Pietroburgo, dove si trova il clone, poiché l’originale a Roma non è aperto al pubblico...”.
E questo è quanto, anzi no. Perché nel privato di Massimo Polidoro c’è un ricordo che lo gratifica: quello di aver ricevuto dei complimenti d’autore da parte di Umberto Eco, senza peraltro saperlo. “In effetti avevamo avuto rapporti via fax e via mail, ma non molto di più. E mi sorprese quindi non poco, strada facendo, la scoperta di essere stato citato nei suoi libri e addirittura quando gli era stata conferita una laurea honoris causa”.

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