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"Senza via di scampo": un viaggio all'inferno e ritorno

Masaji Ishikawa rivela la brutalità del regime della Corea del Nord e testimonia lo spirito indomabile dell’uomo che lotta per la sua libertà


25/03/2019

di Tancredi Re


La Corea del Nord è di fatto uno Stato totalitario di stampo stalinista costituito secondo i princìpi politici della Cina ai tempi di Mao Tse-Tung. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, accusano il Paese di occupare una delle peggiori posizioni nel mondo. Inoltre i nordcoreani sono stati descritti come “uno dei popoli più brutalizzati del mondo” a causa delle severe restrizioni imposte alla loro libertà politica ed economica. 
Il 3 maggio 2011 proprio Amnesty International ha reso pubbliche le immagini satellitari ad alta definizione dei campi di prigionia presenti nel paese fin dagli anni Cinquanta. Per ricostruire cosa accade al loro interno l’organizzazione internazionale ha raccolto le testimonianze di prigionieri politici ed ex guardiani riusciti a fuggire dal campo di concentramento di Yodok. 
Secondo questi testimoni i detenuti sono costretti a lavorare in condizioni che rasentano la schiavitù e sono spesso sottoposti a torture e altri trattamenti crudeli, disumani e degradanti e nella maggior parte dei casi hanno dovuto assistere a esecuzioni pubbliche. Non verrebbero inoltre forniti capi di abbigliamento e i prigionieri soffrirebbero i rigori di inverni assai freddi, spesso svolgendo lavori manuali estenuanti e al tempo stesso privi di senso. 
Oltre ai criminali e agli oppositori politici, nei campi di prigionia vengono rinchiusi anche tutti quelli che cercano di lasciare il Paese e raggiungere la Corea del Sud o il confine con la Cina, oppure che vengono anche solo scoperti a criticare il regime. Sono imprigionate intere famiglie e non solo chi viene fermato: così molti bambini nascono e crescono nei campi di prigionia senza alcun contatto con il mondo esterno. 
Il governo nordcoreano respinge le rivendicazioni delle violazioni dei diritti umani, definendole “una campagna diffamatoria” volta a un cambiamento di regime. La Corea del Nord, in un rapporto delle Nazioni Unite, ha respinto le accuse d’atrocità come “voci stravaganti”. 
Dopo la presa del potere da parte di Kim Jong-un si è assistito a una flessione del numero di “disertori” nordcoreani che hanno cercato rifugio in Corea del Sud; gli esperti hanno attribuito il fenomeno sia a un aumento della sorveglianza ai confini (in particolare per via dello spiegamento alla frontiera di reparti d’élite meno sensibili alla corruzione), sia a un lieve miglioramento delle condizioni economiche della Corea del Nord. 
Per chi volesse sottrarsi alle “ricostruzioni” di comodo, o alla propaganda del regime e farsi un’idea precisa delle aberrazioni di questo regime e della ferocia con cui perseguita i suoi dissidenti, può leggere il libro Senza via di scampo (Newton Compton, pagg. 221, euro 12,00) scritto da Masaji Ishikawa, un giapponese che ha conosciuto l’inferno ma è riuscito a sopravvivere. 
Nato in Giappone nel 1949, l’autore è il protagonista di una storia vera. Aveva appena tredici anni quando con la sua famiglia si trasferì in Corea del Nord. Nessuno avrebbe, però, potuto mai immaginare l’incubo che li attendeva. Come ricorda nel libro (pubblicato in Giappone con il titolo A river in darkness e lo pseudonimo Miyazaki Shunsuke, per proteggere familiari e amici togliendo particolari e omettendo nomi e successivamente tradotto in italiano dall’inglese a cura di Orsetta Lopane) suo padre, coreano di nascita, fu sedotto dalla propaganda del regime che prometteva abbondanza di lavoro, un’educazione di alto livello per i figli e uno status privilegiato. Niente di tutto questo era vero. E il malcapitato se ne sarebbe reso conto ben presto. 
In questo straziante racconto, che abbraccia tutta la sua vita, Ishikawa ripercorre le tappe di trentasei brutali anni sotto questo spietato regime dittatoriale tra miseria, fame e repressione, fino al giorno della sua fuga in Giappone nel 1996.  Egli riuscì a sottrarsi dalle grinfie degli sgherri di Kim Jong sun (attuale presidente della Corea del Nord e nipote del fondatore del regime Kim II-sun, che aveva guidato l’Esercito Popolare e portò il paese all’indipendenza dopo la capitolazione del Giappone il 15 agosto 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale), ma sua moglie e i suoi figli rimasero in Corea. 
“Se riesco a scappare, in un modo o in un altro, costi quel che costi, porterò anche voi”, promise ai suoi familiari. Ma a nulla sono valsi finora i tentativi di potersi ricongiungere con essi. Anzi egli è ricercato dal regime che lo considera un traditore ed una spia e deve continuare a muoversi in incognito. Questo libro non soltanto racconta “dal di dentro” la dittatura nordcoreana, ma è anche una testimonianza forte e autentica della dignità umana e dell’impegno indomabile di ogni uomo a difendere la propria libertà con ogni mezzo, o, se ne è stato privato, a riconquistarla a qualsiasi prezzo.

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