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"Straziante e intimo… Una commovente storia d'amore e di dovere"

Una penna, quella di Natasha Solomons, che dipinge le sue pagine con struggente abilità. Leggendo in modo nuovo la complessità dell’identità ebraica all’inizio del Ventesimo secolo e il ruolo avuto dalle banche nei finanziamenti al Primo conflitto mondiale


29/04/2019

di Valentina Zirpoli


Sa regalare sorprese senza soluzione di continuità; tratteggia personaggi come pochi altri sanno fare; si addentra, con cognizione di causa, nei dettagli di un periodo ricco di fatti e di disavventure; viaggia a braccetto con la storia regalando inaspettate sorprese; mette in scena un matrimonio di convenienza che finisce per tradursi in una grande storia d’amore: quella dell’irrequieta Greta Goldbaum (la sua è una ricchissima quanto influente famiglia di banchieri ebrei), uno spirito ribelle e insofferente che non accetta le opprimenti convenzioni, in ogni caso combattuta tra il senso del dovere e il desiderio di libertà. 
Risultato? Un romanzo struggente quello firmato dall’inglese Natasha Solomons - I Goldbaum (Neri Pozza, pagg. 478, euro 18,00, traduzione di Laura Prandino) - che si addentra, all’insegna dei sentimenti, fra le complicate pieghe dell’identità ebraica all’inizio del Ventesimo secolo. Puntando peraltro il mirino sul ruolo delle banche come enti finanziatori del Primo conflitto mondiale. 
Di fatto un lavoro ben costruito, che è stato tradotto in diciassette lingue e che ha incassato il beneplacito di paludate testate. Come Booklist, pubblicazione che si rifà all’American Library Association, che l’ha definito “Straziante e intimo… Una commovente storia d’amore e di dovere”. Insomma, un biglietto da visita che la dice lunga. Come peraltro merita questa autrice, che in Italia si è già fatta conoscere, per i tipi della Frassinelli, grazie alla pubblicazione di Un perfetto gentiluomo (un bestseller internazionale che ha vinto numerosi premi ed è stato travasato sul grande schermo dalla Film Four per l’interpretazione di Kevin Kline), La fidanzata inopportuna e La galleria dei mariti scomparsi
In effetti la trentanovenne Natasha Solomons - che vive nel Dorset con il marito David, sceneggiatore oltre che premiato scrittore per bambini dal quale ha ereditato il cognome, e i loro due figli - sa come dare voce a una storia che catturi e, al tempo stesso, induca alla riflessione. In primis documentandosi. Così eccola ricordare, con ironia, dei suoi tanti viaggi da un punto all’altro dell’Inghilterra “con sua madre Carol e i bambini al seguito, armata di tappi per le orecchie quando le tre generazioni finivano pigiate in un’unica camera”. Fermo restando l’apporto di amici e parenti in termini di approfondimenti, oltre che di una bibliografia lunga sempre. 
Ma veniamo alla trama ambientata a Vienna nel 1911 (anche se la saga si dipanerà a largo raggio sino al 1917). Ed è qui, sulla Heugasse, che sorge il palazzo dei Goldbaum, costruito con la pietra bianca più bella d’Austria. Già, i Goldbaum, una famiglia di influenti banchieri ebrei. Così ricchi e potenti, si dice in città, da arrivare nelle giornate uggiose a noleggiare il sole perché brilli per loro. In effetti poco o nulla accade, dentro e fuori dalla Capitale, su cui non abbiano voce in capitolo, e meno ancora senza che ne siano a conoscenza. Persino su quanto succede nei fastosi quanto esclusivi palazzi della Casa degli Asburgo. 
Rinomati collezionisti di opere d’arte, mobili di squisita fattura, ville e castelli in cui esporli, gioielli, uova Fabergé, automobili, cavalli da corsa e debiti di primi ministri, i Goldbaum, com’è costume delle cosmopolite dinastie reali d’Europa, si sposano fra loro. Perché infatti gli uomini Goldbaum continuino a essere ricchi e influenti banchieri è necessario che le donne Goldbaum sposino uomini Goldbaum e producano piccoli Goldbaum. E questo vale anche per la giovane, insofferente Greta, costretta a rassegnarsi alla tradizione di famiglia e a dire addio alle sue scapestrate frequentazioni nella ribollente Vienna nel momento stesso in cui viene portata all’altare da Albert, un cugino del ramo inglese della famiglia. 
Per una ragazza della sua estrazione sociale il matrimonio è una spiacevolezza prima o poi da affrontare. Ed è con questo spirito che Greta lascia Vienna per la piovosa Inghilterra. A Temple Court, dove si trasferisce, la ragazza si sente estranea persino a se stessa: la nuova famiglia la tratta con rispetto, la servitù con deferenza e Albert è cortese e sollecito. Ma la sua presenza riesce a essere opprimente come una coperta pesante in una nottata troppo calda, e tra i due giovani si instaura una gelida quanto sottile antipatia. Al punto che Lady Goldbaum, la madre di Albert, decide di regalare alla ragazza un centinaio di acri di terreno, in altre parole un giardino dove sentirsi finalmente libera da ogni costrizione e potersi sfogare. 
Alla silenziosa contesa di Temple Court si aggiunge, però, il fragore di ben altro conflitto: la Prima guerra mondiale, il tragico evento che spazzerà via l’intero vecchio ordine su cui l’Europa si era retta per secoli. La corsa agli armamenti è tale che persino gli influenti Goldbaum, benché abituati a lavorare con discrezione dietro le quinte dei governi e delle dinastie reali, non possono alterarne il corso. E per la prima volta in duecento anni la famiglia si troverà su fronti opposti e Greta dovrà scegliere: la famiglia che ha creato in Inghilterra o quella che è stata costretta a lasciare in Austria. Come finirà? Leggere per sapere, anche se il succo della storia lo abbiamo già vagamente anticipato.

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