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"Un'Europa non più matrigna, ma madre di tutti"

L’Ue, secondo l’economista Thierry Vissol, non va vista come un vincolo o un problema, ma piuttosto come un’opportunità


20/05/2019

di Tancredi Re


L’Unione europea non è il Santo Graal. Come tutte le creazioni umane ha pregi e difetti: gli inglesi, che hanno scelto di uscirne, stanno dimostrando quanto sia difficile e costoso rinunciare ai benefici che questa appartenenza comporta. In ogni caso la stagione che sta vivendo l’Ue è stata una delle più difficili. In questi anni si è toccato con mano la distanza tra gli organismi comunitari e vasti strati della popolazione europea e la sua popolarità è precipitata. Molti cittadini europei la criticano, a volte a giusto titolo a volte meno, senza tuttavia avere la percezione dei vantaggi che assicura. Prova ne è l’ondata di malcontento antieuropeista che sta montando in molti paesi dell’Ue. 
Da una decina d’anni, inoltre, fioriscono e si moltiplicano partiti nazionalisti, sovranisti, a volte apertamente razzisti e xenofobi. E visto che non fanno più paura, stando ai sondaggi, attirano un elettore su tre. E in diversi casi, coalizzandosi con partiti tradizionali e populisti, sono riusciti perfino ad arrivare al potere. 
La loro base è alimentata dalla rabbia e dalla sfiducia crescenti verso i partiti tradizionali, ritenuti incapaci di rispondere alle richieste di cambiamento. Queste rivolte contro il vecchio ordine politico, contro un mondo globalizzato e senza confini dal quale si sentono esclusi, portano alla rivendicazione di un ritorno a sovranità nazionali chiuse nonché al rifiuto di una governance di Bruxelles. 
In questo modo l’Europa è percepita come una matrigna che avanza pretese senza dare nulla in cambio. La realtà è ben diversa. Pochi politici hanno il coraggio di dirlo e i media tendono a inseguire il rumorio delle pulsioni eversive che fioriscono sui social invece di raccontare ciò che funzione o come funziona. 
Come dire in altre parole: l’Europa non può avere solo torto, e i Cesari (movimenti, partiti, correnti d’opinioni critici verso di essa) solo ragione. Ma, come sempre è accaduto nel corso della storia, la verità va cercata con onestà e ragionevolezza, senza soffermarsi sulla superficie delle cose, né affidarsi al sentito dire, né accettare aprioristicamente le speculazioni e le posizioni opportunistiche. 
A dare all’Europa ciò che è dell’Europa ci ha pensato Thierry Vissol con il libro Europa matrigna (Donzelli, pagg. 231, euro 19,00) nel quale l’autore, appoggiandosi anche sulla storia, risponde alle accuse che le vengono mosse da ogni parte. 
In questo libro, Vissol (economista, storico, già docente universitario e funzionario della Commissione europea nonché direttore del Centro euro-mediterraneo Librexpression della Fondazione Giuseppe Di Vagno) offre un’analisi critica di alcuni aspetti del dibattito e delle rivolte che sono in corso da qualche anno: identità e sovranità nazionale contro identità e sovranità europea; fragilità delle democrazie, della tutela dei diritti umani e della pace, immigrazione ed evoluzione demografica del continente e del mondo; vincoli economici dovuti sia all’Unione monetaria e alle sue regole, sia al potere delle multinazionali, all’interdipendenza mondiale e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. 
Vissol naturalmente non ha gli occhi foderati di pelle di mortadella e si rende chiaramente conto che l’Unione europea ha non pochi limiti, che andrebbero rimossi per consentirle di tornare a essere meglio accetta ai cittadini e agli Stati europei disarmando i suoi molti detrattori. I quali, sovente, hanno visto nell’Europa una testa di turco contro la quale scagliare con veemenza e spregiudicatezza le frecce avvelenate, facendo leva sul pregiudizio e sull’ignoranza di parte della popolazione europea. 
Quella dell’autore non è, pertanto, una difesa d’ufficio di questa bistrattata “matrigna” che sarebbe l’Europa, ma un invito a riflettere che essa più che un problema, o un vincolo, va vista come un’opportunità per preservare, con la pace, l’identità e la sovranità dei popoli e delle nazioni che ne fanno parte. Ma un’opportunità che, per poter essere colta, necessita di lungimiranza, impegno e immaginazione.

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