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“Un matrimonio perfetto”. Anche se essere la seconda moglie, a volte, può risultare dannatamente pericoloso

Torna a deliziare i lettori italiani l’inglese Sarah Pinborough, che con Dietro ai suoi occhi si era proposta come un caso internazionale. E che ora torna a turbare, e al tempo stesso emozionare, il lettore


01/02/2021

di MASSIMO MISTERO


Un’autrice, l’inglese Sarah Pinborough, che non finisce mai di sorprendere. Complice la sua abilità nello sconfinare fra variegati universi narrativi, che spaziano dal gotico al poliziesco, dallo young adult (Thirteen Minutes diventerà una serie Tv per Neflix) al fantasy (firmandosi come Sarah Silverwood), dall’horror al thriller. Dimensione, quest’ultima, che sembra aver rappresentato il suo punto di arrivo. Come dimostrato nel 2017 quando aveva dato alle stampe - per i tipi della Harper Collins - Behind her Eyes, ovvero Dietro i suoi occhi nella versione italiana edita da Piemme. Un lavoro peraltro tradotto in 25 Paesi. 
Caratura di livello bissata ne L’amica del cuore, incentrato su un condivisibile assioma: Ci sono promesse che puoi infrangere, e promesse che devi mantenere. A costo di pagare il prezzo più alto. E ora riproposta ai lettori italiani, sempre per i tipi della Piemme, ne Un matrimonio perfetto (pagg. 380, euro 18,50, traduzione di Rachele Salerno), anche se essere la seconda moglie, a volte, può risultare dannatamente pericoloso. 
Per la cronaca Sarah Pinborough è nata nel 1972 a Miklton Keynes, nel Buckinghampsire, mentre ora vive a Londra con Mark, il quale “pazientemente la sopporta nelle angosce delle sue scadenze narrative”. 
Una autrice che aveva debuttato nel 2004 con The Idden (un lavoro incentrato sulle, amnesie e i suoi orrori nascosti) e che non disdegna le sceneggiature televisive; che adora i gatti, anche se strada facendo si è confrontata anche con un cane, il timoroso Ted, recuperato da un canile; che soprattutto dei buoni rapporti ha fatto bandiera (“Dovremmo sforzarci di essere tutti più gentili”). 
Lei che sin da bambina era rimasta affascinata dalla scrittura di Daphne du Maurier (per la sua capacità di creare suspense in abbinata a paranoiche atmosfere) e da quella di Stephen King (“Grande creatore di personaggi, capace di scavare nell’oscurità delle nostre vite”, il quale la contraccambia definendola una delle autrici di thriller più brillanti in circolazione), così come a colpirla era stato il tenebroso Dracula di Bram Stoker e il Dorian Gray di Oscar Wilde, così “contemporaneo nella sua analisi del potere della giovinezza”. 
Detto questo, spazio alla sinossi de Un matrimonio perfetto. Marcie Maddox ce l’ha messa tutta per arrivare su un gratificante piedistallo: finalmente, dopo anni di relazione clandestina, ora è la moglie di Jason ed è entrata a far parte di una élite esclusiva. Ma quel mondo che lei ama tanto, peraltro conquistato a fatica, fatto di feste, alcol, yacht e case sontuose, non è facile da mantenere. Una vita lussuosa in quel di Savannah, in Georgia (una città, conosciuta quattro anni fa dall’autrice in occasione di una fiera dell’editoria, che l’aveva subito conquistata), dove vive con il marito Jason. Il cui interesse - si sa come i sentimenti siano facile preda delle occasioni - non è facile da tenere vivo. 
A metterci lo zampino è infatti il socio di Jason, William, che rimasto vedovo rientra da un suo viaggio d’affari a Londra con una nuova moglie. La qual cosa sorprende grandemente gli amici, tanto più che la donna è affascinante, sexy, divertente. E, non bastasse, anche giovanissima. 
Si chiama Keisha la nuova arrivata, la quale non perde tempo (la strada del successo è popolata di mostri) a rubare il ruolo che sino ad allora era stato di Marcie: quello di bellissima seconda moglie. Una donna capace di fare subito breccia anche su Jason. A questo punto quali armi Marcie sarà disposta a usare per salvare il suo matrimonio e, soprattutto, mantenere quel posto tanto ambito nell’alta società? 
La vendetta - come è risaputo - è un piatto che va servito freddo, “ma nell’estate umida di Savannah il sangue scorre così caldo che potrebbe facilmente ribollire fino a sfociare in una tragedia”. 
Che dire: una storia “compulsiva e ricca di colpi di scena che lascerà il lettore senza fiato”; una storia che si nutre di una scrittura volutamente semplice, che inquieta quasi senza darlo a vedere, imbastita su un ginepraio narrativo che si attorciglia in un continuo gioco di suspense per poi sfociare in un finale inaspettato.

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