Share |

"Una domenica bestiale": ma il ministro Luigi Di Maio c'è o ci fa?


11/09/2018

A stare dietro alle esternazioni di Luigi Di Maio ci vorrebbe il pallottoliere. Perché ogni mattina che si sveglia - sempre che sia riuscito a dormire a causa della fissa per il cadreghino e di quella legata alla perdita di consensi a scapito di quel volpacchione di Matteo Salvini - ne spara una nuova, salvo poi rimangiarsela in toto o in parte. L’ultima, se ne parla da alcuni giorni, è quella di voler chiudere le attività commerciali alla domenica, in quanto, a suo dire, rovinerebbero il buon andamento familiare. Ma guarda un po’. Stando al nostro logorroico politico soltanto questa categoria di lavoratori finisce per pagare lo scotto, ai fini familiari appunto, di una domenica bestiale al soldo dei padroni. 
Ma si è reso conto dell’assurdità dei suoi strampalati ragionamenti, che peraltro non tengono conto del fatto che un certo numero di italiani perderebbe il lavoro, mentre ad altri - con i tempi che corrono - non dispiace affatto guadagnare qualche euro in più? 
Detto questo (con il cambio di rotta in corsa, precisando che sarebbe soltanto il 75% degli esercizi a chiudere nelle festività comandate) il nostro neofita sembra sordo a quanto gli sta succedendo intorno, senza rendersi conto che da sempre ci sono centinaia di migliaia di persone che lavorano nelle festività comandate. 
Non si è chiesto, per caso, che quando utilizza i servizi pubblici per recarsi a esternare c’è gente che si dà da fare sui mezzi pubblici? Non si rende conto che se vede la televisione o legge un giornale c’è una marea di professionisti impegnata, notte o giorno poco importa, a darsi da fare? Non si rende conto che quando deve prendere un taxi ci deve essere qualcuno a guidarlo anche alla domenica o durante le ore notturne? Non si rende conto che quando decide di farsi una doccia c’è qualcuno che deve giocoforza occuparsi delle forniture idriche, elettriche e via dicendo? 
Non si rende conto che ci sono centinaia di migliaia di lavoratori agricoli per i quali l’impegno 365 giorni su 365 rappresenta la regola? Non si rende conto che se polizia e carabinieri santificassero la domenica per i delinquenti sarebbe una manna dal cielo? Non si rendo conto che se chiudessero bar e ristoranti non ci sarebbe più trippa per gatti per chi vuole andare a mangiare o bere qualcosa? Non si rende conto che se un gruppo familiare, di quelli che rientrano nei suoi attuali interessi, va a fare una passeggiata in auto, e rimane a piedi, ci deve essere qualcuno che gli possa dare una mano? 
Non si rende conto che bisognerebbe imporre agli italiani di non stare male alla domenica, in quanto ospedali e centri di pronto soccorso non avrebbero ragione d’essere? Non si rende conto che dovrebbero chiudere hotel e alberghi, e che l’industria del turismo andrebbe a catafascio? Non si rende conto che, nel caso di un incendio o di altra emergenza, se ne dovrebbe parlare al lunedì, al rientro in servizio dei pompieri? E via di questo passo. 
Ci piacerebbe proprio sapere, caro ministro, come mai si sia svegliato con questa fissa in testa. Come se si trattasse della panacea di tutti i nostri mali il problemino di una sola categoria. Ci rendiamo conto che per lei il lavoro non è mai stato una priorità, come racconta il suo curriculum. Semmai ci viene un sospetto: lei è proprio così o ci marcia per ragioni elettorali?  

(riproduzione riservata)