Share |

A caccia del mitico Daü, con una star scomparsa e due misteriosi omicidi

Franco Matteucci torna sugli scaffali giocando vincente con il suo atletico ispettore Santoni. Riflettori anche su Wolfram Fleischhhauer e Yves Grevet che…


07/05/2018

di Mauro Castelli


Ogni volta che ci troviamo fra le mani un romanzo firmato da Franco Matteucci, toscano d’origine ma romano d’adozione (“Sono 47 anni che vivo da queste parti con mia moglie Muriel”), è sempre un piacere narrativo che fa bene al cuore. Vuoi per la sua semplicità narrativa, vuoi per l’intelligente modo di dare voce a storie mai scontate, pronte a rapportasi con personaggi che lasciano il segno. Insomma, una mano calda che trova forza nella sua sbrigliata fantasia, forse sorretta dalle tante esperienze di lavoro, che lo hanno visto regista televisivo di successo, direttore marketing della Rai nonché docente di tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ferme restando altre angolature di indubbio peso. 
Basti ricordare che è stato fra i collaboratori di Renzo Arbore per quella che fu l’innovativa trasmissione L’altra domenica (“Non a caso mi chiamava il Fido Matteucci visto che gli ero sempre accanto nella realizzazione dei diversi speciali”). Lui che da ragazzo voleva fare il fotografo, e ci avrebbe anche provato, ma con modesti risultati. “Al contrario di mia moglie che, strada facendo, ha invece dato alle stampe diversi libri. Semmai la mia sensibilità era rivolta altrove, tanto da essere stato fra i primi in Rai a utilizzare le camere digitali”. 
Ma torniamo al Matteucci scrittore, certamente abile nell’affondare la penna nei dettagli, a fronte di una prosa intrigante e al tempo stesso scorrevole, peraltro accasata in quelli che sono alcuni temi portanti: ovvero i misteri e gli omicidi che investono come una valanga gli abitanti del paesino di Valdiluce, sui quali indaga l’anomalo ispettore Marzio Santoni. Il tutto a fronte di accurate ambientazioni che per certi versi richiamano, seppure alla lontana, quelle della sua giovinezza. In effetti, benché sia nato il 10 maggio 1948 a Buggiano, in provincia di Pistoia, all’età di due anni la sua famiglia si era trasferita all’Abetone dove il padre lavorava come medico condotto. “E lì mi sarei dedicato allo sci - sotto la guida del grandissimo Zeno Colò che abitava vicino a casa mia e del quale ho parlato ne Il profumo della neve - vincendo anche un campionato toscano di slalom”. 
Sta di fatto, come ha avuto modo di raccontarci qualche tempo fa, Valdiluce “si rapporta con una valle reale, vicina appunto all’Abetone, che ultimamente è tornata a essere riabitata”. E per quanto riguarda il suo protagonista? Si tratta di un pezzo d’uomo dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, dotato di grande appeal e caratterialmente chiuso, “nato con l’intento di dare ulteriore voce alla natura in un periodo in cui si parla molto di ambiente” e nel quale l’autore piacerebbe identificarsi. In effetti Lupo Bianco (così chiamano i valligiani Santoni, un personaggio che viaggia su una Vespa bianca, che va a lavare i panni nel fiume come faceva sua madre, che indaga facendo leva sul ragionamento pur non disdegnando la tecnologia) è un uomo forte, intelligente, abile sciatore e scalatore, oltre che poliziotto di successo. Anche se inizialmente - repetita iuvant - si proponeva come atleta in forza alla polizia. Ma grazie al fatto di dare lezioni di sci al suo responsabile, era riuscito a farsi trasferire in un luogo a lui più congeniale, in altre parole Valdiluce. E qui avrebbe dato il meglio di se stesso”. 
Franco Matteucci, si diceva, tornato sugli scaffali con Giallo di mezzanotte (Newton Compton, pagg. 248, euro 9,90), dove si propone nella terza di copertina abbracciato al suo fidato cane Romeo. A fronte di una storia incentrata su Diana Caselli, notissima star della televisione, che ha accettato di essere l’ospite d’onore della Caccia al Daü, un innocuo animaletto, simile a uno stambecco (con due zampe più corte da un lato e le altre due più lunghe dall’altro), del quale “non esistono prove scientifiche della sua esistenza”. E di questo, in una nota, parla l’autore, ricordando che appartiene invece alla cronaca lo straordinario numero di presenze registrate a una caccia al Daü organizzata sul finire degli anni Sessanta da un gruppetto di diciassettenni, armati di sacchi e campanacci, in una famosa località del nostro Appennino. Iniziativa per la verità volta alla ricerca di conquiste amorose… 
Narrativamente parlando, la caccia al Daü rappresenta la rievocazione di un rito arcaico ed è la festa più importante dell’estate a Valdiluce: centinaia di persone si radunano infatti ogni anno nel bosco di abeti della Verginetta per catturare il leggendario animale. “Nell’oscurità della notte di luna nera, accresciuta dalle fitte fronde degli abeti, a mezzanotte in punto si riuniscono ragazzi e ragazze in cerca, per la verità, di nuove fantasie. Così, dietro il pretesto di imprigionare un animale immaginario, nascono nuovi amori. Ma questa volta l’alba risulterà tragica: la scomparsa di Diana Caselli e del maestro di sci Franz Suitter, noto latin lover, aprirà infatti il sipario su un terribile mistero”. 
Ovviamente a indagare sarà l’ispettore Santoni, affiancato dal suo fedele assistente Kristal Beretta, alle prese con due efferati crimini commessi da uno spietato assassino. E si tratterà di una inchiesta complicata soprattutto perché costringerà Lupo Bianco - chiamato così perché, quando aveva soltanto tre anni era uscito di casa, si era perso nei boschi ed era stato ritrovato ancora in vita, nonostante il freddo, dopo tre giorni: soltanto un lupo avrebbe potuto resistere in quelle condizioni... - a proporsi, suo malgrado, sotto la luce dei riflettori per cercare di far breccia sul lato più oscuro del fantastico mondo della televisione... 
Matteucci si diceva, un uomo dal carattere “ispido e solitario” (caratteristiche peraltro travasate nel suo Santoni), seppure cordiale e aperto nel rapporto con le persone; una penna che aveva debuttato sugli scaffali nel 2001 con il romanzo La neve rossa, primo passo verso altre storie che gli avrebbero regalato visibilità internazionale: è stato infatti tradotto in diversi Paesi, con un atout vincente in Russia, dove è entrato nelle classifiche degli autori più venduti. Lui grande lettore, forte di una passione di vecchia data per Ernest Hemingway, rimpiazzata strada facendo da quella per l’argentino Osvaldo Soriano; lui pronto a ironizzare, ma sino a un certo punto: “Spesso mi ispiro ad Alessandro Manzoni, nel quale amo sciacquare la mia lingua, trovando ne I promessi sposi frasi coinvolgenti quanto affascinanti. Mentre, per quanto riguarda la narrativa di settore, trovo notevoli i romanzi firmati da Agatha Christie e Georges Simenon…”. 
E ancora: lui che non ama frequentare il mondo della televisione e del cinema, semmai si limita, snobbando la mondanità, a uscire qualche volta con gli amici; lui che ha dato alle stampe Il visionario, Festa al blu di Prussia (Premio Procida Isola di Arturo - Elsa Morante), il citato Il profumo della neve (finalista del Premio Strega) e Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio Rèpaci). Per non parlare della serie dedicata all’ispettore Santoni, ovvero Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco, Delitto con inganno e ora Giallo di mezzanotte.

Di buona farina risulta impastato anche un lavoro del 2013, Il bosco silenzioso (pagg. 329, euro 15,00, traduzione di Fabio Lucaferri), firmato da Wolfram Fleischhauer (nato il 9 giugno 1961 a Karlsruhe, la seconda città del Baden-Württemberg) e inserito dalla Emons, quale ventunesimo titolo, nella collana “Gialli Tedeschi” curata da Viktoria von Schirach e dedicata al meglio delle nuove tendenze narrative in Germania. 
Fleischhauer, si diceva, che dopo aver studiato Letteratura all’Università di Berlino si era proposto viaggiatore accanito in Francia, Spagna, Stati Uniti e Oriente, per poi accasarsi per lunghi periodi a Bruxelles quale traduttore nell’ambito delle istituzioni comunitarie. Lui che ora vive a Berlino con la moglie e il figlio, dove ha già dato alle stampe una decina di libri (fra romanzi storici e thriller), alcuni dei quali pubblicati in Italia dalla Longanesi, e precisamente: Un enigma color porpora, La donna dalle mani di pioggia, Il libro che cambiò il mondo, L’ombra dell’ultima rosa
Ma di cosa si nutre Il bosco silenzioso, un lavoro dove passato e presente si amalgamano in una storia dura quanto intrigante? Di una storia peraltro “griffata” da una bruciante considerazione che arriva dal passato: “Goethe l’aveva capito già duecento anni fa. Messo di fronte alla scelta fra disordine e ingiustizia, un tedesco sceglie sempre l’ingiustizia”. Ma sarà poi vero? 
A tenere la scena di questo romanzo, a fronte di sentimenti contrastanti, è Anja Grimm, studentessa di scienze forestali, che torna per un tirocinio nella remota località della Baviera dove un tempo aveva passato le vacanze estive con la famiglia. Nella particella di bosco che lei ora sta analizzando e classificando su incarico dell’ufficio forestale di Waldmünchen, era scomparso vent’anni prima suo padre senza lasciare tracce. Non sono passati due giorni dall’inizio della ricerca, e in mezzo al bosco riconosce nel vecchio che le sta puntando un fucile alle gambe “Xaver, l’eccentrico matto del villaggio”. Il quale, dopo aver sbraitato in dialetto sulla sua presenza e su quella del suo compagno di ricerche Obermüller, se ne va, salvo essere trovato poche ore dopo impiccato a una postazione di caccia. 
Secondo logica narrativa questo suicidio - ma sarà poi tale? - scuote gli abitanti della zona e spinge Anja a indagare sulla morte del padre. Nemmeno a dirlo “le sue insistenti domande incontreranno l’aperta ostilità della gente del luogo, mentre la polizia sembra riluttante a riaprire il caso”. Sta di fatto che gli abitanti del paese, “agitati da cupi pensieri”, si rendono conto della forza dirompente di questa ragazza, capace di leggere il bosco come nessun altro. La qual cosa li porterà a prendere decisioni dalle quali non potranno tornare indietro. 
Che dire: un lavoro che gioca carte vincenti sull’imprevedibilità; che si nutre di atmosfere variegate, aspre e al tempo stesso pacate; che gioca a rimpiattino con il mistero a fronte di personaggi ben caratterizzati. Il tutto sorretto da una storia al limite, resa comunque credibile dalla scrittura intrigante dell’autore. Una penna pronta a farsi carico di un contesto che non lascia nulla al caso, fra allucinazioni, sospetti e ricordi inquietanti. 
Per la cronaca la casa italo-tedesca Emons - come abbiamo già avuto modo di annotare su queste stesse colonne - è nata a Roma nel settembre del 2007 dall’incontro tra l’esperienza dell’editore Hejo Emons e una squadra formata da diversi professionisti di settore (fra questi Viktoria von Schirach e Axel Huck, ma anche Silvia Nono, Sergio Polimene, Flavia Gentili, Joyce Hueting e Francesca Tabarrani), la cui attenzione risultava inizialmente rivolta al formato audio di lavori appartenenti alla narrativa contemporanea. Privilegiandone la lettura da parte degli autori stessi, come nel caso di Sandro Veronesi, Gianrico Carofiglio, Melania Mazzucco, Francesco Piccolo, Michela Murgia, Giancarlo De Cataldo e via di questo passo. 
A seguire il catalogo si sarebbe arricchito anche di titoli stranieri - classici, saggi, libri di poesia e per ragazzi - letti dai migliori attori italiani in versione integrale e senza alcun intervento musicale. Infine, dopo gli audiolibri, sarebbero arrivati anche i libri veri, quelli su carta legati alla collana “Gialli Tedeschi”, forte di romanzi di qualità offerti a prezzi accessibili.

In chiusura di rubrica un exploit editoriale che arriva dalla Francia, forte di duecentomila copie vendute nell’arco di un mese. Nel nostro caso si tratta del primo dei quattro libri (il secondo sarà in libreria a maggio, il terzo a settembre e l’ultimo a novembre, tutti editi da Garzanti) che si rifanno alla saga U4, scritta da altrettanti autori: Yves Grevet (insegnante e autore di libri per ragazzi) ha infatti firmato Koridwen (pagg. 292, euro 16,90, traduzione di Paolo Lucca); Carole Trébor ha dato vita a Jules (“Vivo a Parigi con una bambina, Alicia: non so quanti anni abbia né perché sia sopravvissuta al virus”);Vincent  Villeminot ha scritto Stéphane (“Vivo a Lione, la città è piombata nel caos e io non so cosa fare. Potrei sperare nel ritorno di mio padre, che è un virologo. Oppure partire per Parigi per…”) mentre Florence Hinckel si è occupata di Yannis (“Vivo a Marsiglia. I miei genitori e la mia sorellina sono morti sotto i miei occhi. Purtroppo mi è rimasta solo una speranza”). 
In questa saga a tenere la scena sono quattro ragazzi prescelti per fare da barriera all’attacco mortale di un virus. Quattro giovani che non si conoscono, ma sanno di essere l’unica speranza per l’umanità. Un’altra curiosità - editoriale, in questo caso - risulta legata al fatto che i quattro romanzi possono essere letti in qualsiasi ordine, per via della loro completezza e indipendenza strutturale. A fronte di un progetto letterario particolarmente riuscito, partito in Francia a ridosso del 2015, cantierizzato dalle parigine Editions Nathan et Editions Syros. Una quadrilogia impregnata di azione e amicizia, suspense e amore, a fronte di personaggi coraggiosi e difficili da dimenticare. 
Ma veniamo alla trama di questo primo volume, dove incontriamo un mondo popolato solo da adolescenti fra i 15 e i 18 anni: gli unici sopravvissuti al filovirus meningeo U4 (dove U sta per Utrecht, la città dei Paesi Bassi in cui ha fatto la sua comparsa, e 4 sta per “quarta generazione”). Di fatto un flagello di una virulenza fulminante, che uccide in quaranta ore tutti quelli che infetta e che si è propagato rapidamente in Europa: da Berlino a Lione, da Milano a… Quartieri, città e intere aree urbane sono stati messi in quarantena nel tentativo di contenere l’epidemia. Ma invano. Più del novanta per cento della popolazione è stato decimato. E gli unici sopravvissuti sono, come accennato, adolescenti. 
La prima protagonista della serie è Koridwen, una ragazzina che vive in una fattoria isolata in Bretagna dove, da sola, prova a rimettere in piedi la propria vita. “Fino al giorno in cui tutto cambia. Fino al giorno in cui scopre di essere la prescelta (dovrà trovarsi il 24 dicembre a mezzanotte sotto l’orologio più antico di Parigi) per fermare il virus nella sua corsa mortale”. Koridwen non capisce perché abbiano scelto proprio a lei nel ruolo di salvatrice, ma non può non rispondere al misterioso appello che ha ricevuto da Khronos, il game master di Warriors of Time, il videogioco online di cui era appassionata prima della catastrofe. A fronte di una richiesta che non può lasciare spazio a indecisioni: “Tenete viva la speranza. Siamo pur sempre i Guerrieri del tempo. E io conosco il modo per tornare indietro. Lo conosco da sempre. Ma non posso farlo da solo. Ho bisogno di voi. Insieme potremo riscrivere il passato ed evitare così la catastrofe”. 
Ovviamente Koridwen ha paura, eppure sa che c’è una sola cosa che può darle la forza di affrontare il suo destino: “la lettera che la nonna le ha lasciato e che le rivelerà il segreto che si nasconde nel suo nome”. E quello che trova, una volta arrivata nella capitale francese, è una realtà segnata dal caos: il cibo scarseggia, le comunicazioni sono impossibili, non c’è elettricità e i monumenti più importanti sono stati presi d’assalto. Ovviamente Koridwen deve fare di tutto per proteggere la propria vita e raggiungere il luogo dell’appuntamento. Ma non è sola. Con lei altri tre ragazzi, altri tre prescelti, dei quali abbiamo già accennato: Jules che ha tra le mani segreti che non può svelare; Stéphane, convinta che il padre medico non sia morto; e Yannis, assetato di vendetta per la morte della sorellina. Insieme sono l’unica speranza di salvezza per l’umanità. 
Di fatto non c’è tempo per la paura, i dubbi e le incertezze: anche se sono solo quattro ragazzi devono puntare sul loro coraggio e sulle loro limitate risorse. “Perché nessuno sa cosa li aspetta. Nessuno sa cosa dovranno affrontare. Nessuno sa perché è toccato proprio a loro. L’unica cosa certa è che il futuro è nelle loro mani”.

(riproduzione riservata)