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A maggio l'indice di fiducia delle imprese nell'innovazione scende a 38,60. Complice l'incertezza politica e le tensioni internazionali


10/05/2018

L’indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica (Ifiit), che misura la propensione delle imprese ad investire in know how, nel mese di maggio ritraccia leggermente e scende a 38,60 punti, ma non si distacca dalla tendenza al moderato rialzo che la curva manifesta da alcuni mesi. “La debole correzione - si legge tra l’altro nel report mensile curato dal giornalista Rai Paolo Gila - è da imputare al clima di incertezza per la politica italiana e dalla prudenza che l’agenda geopolitica internazionale impone per le rinnovate tensioni in alcune aree. La ripresa dei corsi del greggio, a fronte di un sistema di debolezza del dollaro, al momento non inquieta gli operatori che, almeno in Europa, non temono una ripresa dell’inflazione a breve. Pertanto la politica monetaria espansiva della Bce dovrebbe continuare almeno fino all’autunno”. 
In questo contesto il vero fattore critico che gli imprenditori individuano è un possibile rallentamento della politica di incentivazione alla competitività aziendale che il Progetto Industria 4.0 ha dato al Paese. Torna prepotente il tema degli investimenti in tecnologie di telecomunicazione, a seguito di un irrobustimento della competizione internazionale (che coinvolge soprattutto Stati Uniti e Cina, ma che riguarda anche l’Europa, chiamata allo sviluppo della tecnologia 5G in tempi brevi). La ripresa di interesse per il mondo delle telecomunicazioni coinvolge il ripensamento strategico degli investimenti anche per le società fornitrici di contenuto (media company) e soprattutto per il comparto di trasmissione (torri e infrastrutture). Per il resto il quadro dell’innovazione in Italia resta abbastanza inalterato, con le frontiere più avanzate (banche, sicurezza, avionica, farmaceutica e biotecnologie) ai primi posti per propensione agli investimenti di qualità.

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