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A tu per tu con il commissario Kluftinger, il tenente Colombo dell’Algovia

Dalle penne di Volker Klüpfel e Michael Kobr una sorridente indagine su un caso di terrorismo. Gli altri graditi ritorni? Quelli di Jean-Luc Bannalec e Romano De Marco


31/08/2020

di MAURO CASTELLI


Se non li conoscete, i tedeschi Volker Klüpfel e Michael Kobr, è giunto il momento di colmare questa lacuna. Vuoi per la loro capacità di raccontare in maniera garbata quanto intelligente, vuoi per loro abilità di dispensare humor raffinato, la qual cosa rappresenta una specie di toccasana per i tempi grami che stiamo vivendo. Fermo restando che non succede spesso che un autore - due nel nostro caso - sappia abbinare l’ironia e il sorriso alla narrativa gialla. Solitamente infarcita di sangue, di morti cruente, di voli pindarici nella fantasia. Certo, anche nel loro modo di raccontare, le vittime non mancano. Ma senza mai calcare la mano sul macabro, sul brutale a tutti i costi, sulla violenza ingiustificata (sempre che esista una violenza giustificata). 
Per la cronaca ci troviamo ad avere a che fare con due amici di vecchia data, (erano compagni di banco ai tempi della scuola), che a un certo punto della vita hanno deciso di incrociare le loro penne, dando voce nel 2006 a un romanzo d’esordio, ovvero Spiccioli per il latte, ben accolto sia dal pubblico dei lettori che da quello della critica. Un lavoro che, per creare aspettativa, era stato firmato semplicemente K & K. Risultato? Ben 850mila copie vendute solo in Germania (ma sono circa cinque milioni quelle commercializzate dalla nostra premiata ditta, nella cui produzione figurano anche alcune opere estranee alla narrativa di genere). 
Sta di fatto che, sulla scia di questo successo, il nostro sodalizio avrebbe dato voce ad altri dieci premiati romanzi (come un doppio Mimi, il riconoscimento dei librai tedeschi dedicato al giallo). Storie mai banali, tutte “interpretate” dal simpatico quanto eccentrico, brontolone, commissario Kluftinger (Klufti per chi lo conosce bene, tanto più che gli autori hanno tenuto nascosto il suo nome di battesimo), un personaggio approdato con successo anche sul piccolo schermo oltre che in due adattamenti cinematografici, in uno spettacolo teatrale, in una comedy show, in alcune versioni in audiolibri lette da loro stessi, nonché nella sponsorizzazione di articoli di merchandising come vestiti e borse, oltre che di giochi da tavolo. Ovviamente griffati, vista la notorietà del loro personaggio, come “Klutfinger”. 
Ma come si propone questo accattivante personaggio? In tradizionali pantaloni di pelle, una specie di tenente Colombo dell’Algovia, ma a sua volta professionalmente ineccepibile. Un antieroe che ritroviamo in scena ne La recita. Il commissario Kluftinger e il conto alla rovescia (pagg. 357, euro 14,00, traduzione di Anna Carbone), anche in questo caso edito in Italia dalla Emons, per la collana “Gialli tedeschi”, dopo il citato Spiccioli per il latte (incentrato sulla morte per strangolamento del chimico alimentare del caseificio del suo paese) e Mistero in fondo al lago (ma che ci faceva quel sub, morto stecchito, in pieno inverno proprio lì dove le immersioni erano vietate? E cos’era quel misterioso tracciato nella neve?). 
Anche in questo nuovo caso il nostro commissario non mancherà di stupire, presentandosi sul luogo del delitto in calzamaglia verde e camicione bianco. No, non è impazzito. È soltanto che sua moglie l’ha costretto a frequentare un corso di danza e a partecipare allo spettacolo Guglielmo Tell. Ovviamente non si tratta di un’entrata in scena molto gradita dai colleghi, ma il suo cellulare era squillato nel bel mezzo delle prove, provocando una sfuriata da parte del regista e tempo per cambiarsi non ce n’era. D’altra parte un morto è un morto, e non c’è rappresentazione che tenga. 
Cosa è successo è presto detto: uno studente straniero, inseguito dalla polizia austriaca, si è fatto saltare la testa per non farsi catturare. Con il sospetto concreto che si tratti di un terrorista. E quando nel suo computer vengono trovate istruzioni per la costruzione di bombe e un inquietante timer, tutto precipita. La possibilità che stesse pianificando una strage si fa concreta. Ma dove e contro quale obiettivo? 
Di fatto si tratta di una entrata in scena indigesta per la flemmatica squadra del commissario. Tanto più che ci si dovrà confrontare con un carismatico collega straniero del dipartimento federale anticrimine. Il suo nome? Faruk Yidrim, ovvero un super tecnologo che non manca di comandare tutti a bacchetta. Apriti cielo, quindi. Tano più che sull’angolo di paradiso di Kluftinger sembra incombere un misterioso quanto inquietante conto alla rovescia. Potrebbe essere, il suo, il nuovo obiettivo del terrorismo internazionale? 
E visto che i guai non vengono mai da soli, come la mettiamo con il corso di danza e il ridicolo grande spettacolo da tenere nella piazza del paese? In buona sostanza, mentre il tempo scorre inesorabile (“mancano” 12 giorni, due ore, 14 minuti e 38 secondi), ancora una volta il nostro commissario stupirà tutti grazie al suo infallibile fiuto. Leggere per sapere. 
Per la cronaca Volker Klüpfel è nato nel 1971 a Kempten, dove si è laureato in Scienze politiche, Storia nonché Scienze del giornalismo e della comunicazione, mentre oggi vive ad Agusta, dove lavora - dopo un’esperienza al Memminger Zeitung - presso la redazione culturale dell’Augsburger Allgemeine. Michael Kobr, classe 1973 e a sua volta nato a Kempten, ha invece studiato romanistica e germanistica, materie che insegna in un liceo di Durach, nell’Algovia, località dove si è accasato con la moglie e le figlie. 


A questo punto un altro gradito ritorno: quello del tedesco Jean-Luc Bannalec, pseudonimo dietro al quale si nasconde la fertile penna di Jörg Bong (critico letterario, scrittore e fotografo, nonché direttore della casa editrice S. Fischer Verlag e co-redattore capo del magazine letterario Neue Rundschau). Un eclettico personaggio, nato a Bonn nel 1966, che a partire dal 2012 aveva regalato voce e spessore a un protagonista fuori dalle righe: il commissario Georges Dupin, un poliziotto trasferito da Parigi nella cittadina francese di Concarneau, in Bretagna. Un trasferimento inizialmente mal digerito dall’interessato, che avrebbe faticato e non poco a interagire con i bretoni in quanto testardi e riservati con gli estranei. Ma avrebbe fatto di tutto, sia pure con grande fatica, al fine di guadagnarsi il loro rispetto e a imparare ad adattarsi alle abitudini del posto. 
Fortuna vuole che in questo suo processo di adattamento sia sostenuto dalla segretaria Nolwenn che gli dà i giusti consigli sulle peculiarità dei bretoni e su come rapportarsi con loro. Sta di fatto che, romanzo dopo romanzo, il rispetto degli abitanti verso Dupin migliorerà a tal punto da non essere più trattato alla stregua di un turista venuto dall’estero. 
Tornando a Bong, ricordiamo che in gioventù aveva studiato letteratura tedesca, filosofia, storia e psicoanalisi presso le università di Bonn e di Francoforte sul Meno (città dove vive, in abbinata a Finistère, un “angolo di terra che si getta nell’oceano Atlantico, vera essenza della Bretagna”). Lui che avrebbe imboccato la strada del successo proponendosi appunto come Bannalec e dando voce a una serie gialla tradotta in una quindicina di Paesi, serie che ha venduto un numero di copie a sei zeri e gli ha regalato numerosi riconoscimenti. 
Ma veniamo al dunque. Bannalec - o Bong che dir si voglia - è infatti tornato sugli scaffali italiani con un lavoro del 2013 che si legge che è un piacere, ovvero Risacca bretone. Delitto sulle isole Glénan (SuperBeat, pagg. 268, euro 18,00, traduzione di Giulia Cervo), il secondo caso che vede appunto impegnato, dopo Intrigo bretone, l’abitudinario commissario Dupin. Uno scapolone che piace alle donne, che della simpatia fa la sua arma migliore; un uomo aspro quanto accattivante, bonario e brusco al tempo tesso, pieno di difetti e di manie: un pedigree che, a essere onesti, ce lo fa sentire molto vicino. E che, per i tipi della Piemme, abbiamo già avuto modo di apprezzare in Un caffè amaro per il commissario Dupin, Natura morta in riva al mare e Lunedì nero per il commissario Dupin. 
Detto questo, spazio alla sinossi. “È un’incantevole mattina di maggio a Concarneau, la città blu della Cornouaille, gioiello della Bretagna, ma non per il commissario Georges Dupin. Mentre ordina il suo terzo caffè all’Amiral, lo squillo del telefono lo fa trasalire. Alle isole Glénan, covo di pirati e corsari nei secoli passati e ora piccolo arcipelago prediletto dal turismo internazionale, sono stati rinvenuti tre cadaveri”. 
Parigino nel midollo, esiliato - come accennato - in Bretagna ormai da quattro anni, Dupin detesta tutto ciò che ha a che fare con il mare. È dunque con estremo fastidio che si vede costretto a calarsi fino alla cintola nelle fredde acque dell’Atlantico per raggiungere la costa settentrionale dell’isola di Le Loc’h, dove giacciono i tre corpi. 
“Si tratta di tre uomini, tutti più o meno sulla cinquantina, dall’identità ignota. Alle Glénan si registrano forti tempeste, e con ogni probabilità i loro corpi sono stati trascinati dall’ultima alta marea: i vestiti sono lacerati in più punti e su braccia e schiena sono visibili orrende ferite, ricoperte di alghe. La scena del ritrovamento suggerisce un tragico incidente. Tuttavia, nessuno ha denunciato la loro scomparsa. Per un maniaco dei dettagli come Georges Dupin troppe cose non quadrano: i tre uomini sono davvero annegati in una tempesta? Oppure c’è sotto qualcos’altro?”. 
Dupin sa di avere i giorni contati per risolvere il caso, “poiché su di lui incombe una minaccia ben più grave: l’arrivo da Parigi di sua madre”, che con perfetto tempismo ha deciso di fare visita al figlio esiliato in provincia


Terza e ultima proposta per gli acquisti quella legata all’intrigante inventiva di Romano De Marco, dirigente responsabile di uno dei maggiori gruppi finanziari italiani, ovvero Bper Banca, conosciuta in passato come Banca Popolare dell’Emilia-Romagna. Il quale, per i tipi della Piemme, ha dato alle stampe Il cacciatore di anime (pagg. 286, euro 17,50), romanzo che “in gran parte vuole rendere omaggio a un luogo magico (Peccioli) e alle persone illuminate che lo abitano. Persone che credono nella cultura, nell’arte, nella valorizzazione del territorio e che portano avanti la loro missione con impegno e amore. Con all’attivo quattro musei, un osservatorio astronomico e due rassegne teatrali. Se si pensa che questo Comune può contare su meno di cinquemila abitanti…”. 
Un autore che peraltro non manca, in una nota, di dedicare un grazie di cuore anche a Raul Montanari “per esserci anche quando non c’è (come dire che c’è sempre)”, regalandogli “la sicurezza indispensabile a sostenere la grande presunzione di continuare a pubblicare romanzi”. 
Ma allora, viste queste premesse, la componente noir questa volta è andata a farsi benedire? No di certo. Quelle riportate sono infatti soltanto dichiarazioni d’affetto allargate a beneficio del contesto. In quanto il suo nuovo canovaccio “ci porta per mano nel buio più profondo delle nostre anime, e forgia una gabbia che non lascia scampo al lettore in un nuovo thriller teso e agghiacciante”. State a sentire. 
Angelo Crespi è una figura carismatica, uno dei maggiori esperti italiani di serial killer. “Ne ha catturati tre, grazie alla capacità di entrare nelle loro menti e anticiparne le azioni criminali. La sua è stata una carriera straordinaria, fino a quel giorno maledetto. Il giorno in cui aveva dovuto pagare - lo apprenderemo dal prologo - un prezzo troppo alto per chiunque. E quando il dolore diventa impossibile da sopportare, l’unica alternativa al suicidio è scomparire dalla faccia della terra. Addio quindi al lavoro, ai legami, persino alla propria identità”. 
Per questo, da venticinque anni, Crespi - che era stato il poliziotto più famoso d’Italia - vive con un nuovo nome un’esistenza defilata, cercando di venire a patti con i fantasmi del passato. Un passato che, purtroppo per lui, continuerà a inseguirlo, pur avendo trovato rifugio in un paese tranquillo, avvolto nella placida atmosfera delle colline toscane, in provincia di Pisa. Peccioli appunto, la meta ideale per il suo buen retiro, almeno sino a quando anche in questo luogo benedetto da Dio qualcuno inizia a uccidere. Delitti rituali, spietati, legati al patrimonio artistico cittadino a partire dal ritrovamento del corpo di una giovane donna, ricomposto con cura - il che fa subito pensare a una specie di rituale - all’interno di una teca del museo archeologico (che esiste realmente). 
A indagare viene chiamato il capitano Mauro Rambaldi, del reparto operativo dei Carabinieri, che per la sue qualità sembra proprio la persona più adatta per risolvere il mistero. È infatti un uomo d’azione, pragmatico, oltre che un investigatore di talento. Ma quando la sua indagine si rivelerà più complessa del previsto, rischiando di rimanere incastrato in un ginepraio di false piste e vecchi segreti, non potrà fare a meno di chiedere ad Angelo Crespi (Era riuscito a eludere l’inevitabile per tanto tempo, ma non si era mai illuso di prolungare quell’oblio per sempre. Lui che era stato salvato dalla follia dai suoi quadri e dai suoi libri…) di gettarsi ancora una volta nella mischia - suo malgrado - per aiutarlo a catturare l’assassino… 
Nato il 6 ottobre 1965 a Francavilla al Mare in provincia di Chieti, Romano De Marco - riprendiamo da quanto già raccontato con alcuni aggiornamento al seguito - si era portato a casa un diploma di geometra, ragion per cui si sarebbe dedicato, per un certo periodo, al lavoro nel campo dell’edilizia, sin quando nel 1994 sarebbe entrato in banca per concorso. Mettendoci subito del suo. In altre parole, essendo stata varata il 19 settembre di due anni dopo la 626 per regolamentare la sicurezza sui luoghi di lavoro, “qualcuno se ne doveva occupare “. 
Così eccolo proporsi come responsabile di Bper Banca, dove oggi occupa una posizione di prestigio. Lui che vive fra Ortona a Mare, in Abruzzo, Modena e Milano; lui che per via di un affido condiviso (ma nel suo presente a tenere banco da molti anni c’è Sonia, “il suo rifugio, il suo sostegno nonché la sua prima lettrice”) si occupa dei figli: il ventenne Lorenzo che studia Cinema, e la diciassettenne Sara, che frequenta il liceo scientifico. Lui che mensilmente (“A parte una pausa legata al Covid-19, ma ho intenzione di riprendere al più presto”) collabora con Ambiente & Sicurezza, periodico del Gruppo Sole 24 Ore, con racconti a tema che richiamano, all’insegna dell’ironia, fatti realmente accaduti. 
E ancora: lui che da giovane aveva praticato diversi sport (come il nuoto e le arti marziali) “ma mai seriamente”; lui pronto ad assicurare che “nella vita non esistono scorciatoie, in quanto trovano spazio - parole forti le sue - solo il sangue, il sudore e le lacrime”; lui che scrive, oltre che di notte, nei ritagli di tempo ovunque gli capiti (“In treno, in albergo, nelle pause pranzo…”); lui che ama ricordare il piacevole complimento di un lettore: “Quando leggo un suo libro non riesco più a spegnere la luce, salvo ricevere messaggi espliciti, a suon di calci, dalla mia controparte per farmi smettere”; lui penna tardiva, nel senso che aveva iniziato a scrivere intorno ai quarant’anni, debuttando nel 2009 con Ferro e fuoco, uscito nella collana “Il Giallo Mondadori” e poi riproposto tre primavere dopo da Pendragon. 
Lui che era tornato sugli scaffali con Milano a mano armata (Premio Lomellina in Giallo), romanzo seguito a ruota da A casa del diavolo, Morte di Luna e Io la troverò (entrambi finalisti del Scerbanenco), Città di polvere, L’uomo di casa (forte di cinque ristampe all’attivo nonché Premio dei lettori Scerbanenco 2017), Se la notte ti cerca (Premio Fedeli 2018) e Nero a Milano (nuovamente il più votato, lo scorso anno, dai lettori Scerbanenco); lui autore anche di numerosi racconti apparsi su giornali e riviste, come il Corriere della Sera e Linus; lui che è stato tradotto anche all’estero, e precisamente in Spagna, ma a fronte di un possibile sbarco in Francia (“Ci sono trattative in corso”). 
E ancora: lui pronto a ironizzare che con i sensi di colpa ci va a nozze (“Faccio parte della generazione giusta”), che nell’amicizia non ha mai creduto, ma della quale non può fare a meno (“Un po’ come succede per l’amore”) e con un sogno nel cassetto (“Chi non ce l’ha?”): quello di veder travasata in fiction per il piccolo schermo la serie di Nero a Milano
Lui che ha da poco iniziato a mettere mano al suo nuovo romanzo. “L’idea e la storia - tiene infatti a precisare - le avevo già in testa da un po’ di tempo, ma mi ero dovuto prendere una pausa per poter seguire, in qualità di direttore artistico, la seconda edizione del festival “Giallo di Sera” di Ortona che si è svolto lo scorso luglio. Ora invece ho campo libero…”.   

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