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È un muro contro muro fra l'Italia e l'Unione europea. E la resa dei conti si avvicina

Il Governo riconferma la linea dell’intransigenza sul Documento programmatico già bocciato da Bruxelles. Con Olanda e Austria arroccate sulla procedura per deficit eccessivo, mentre Salvini minaccia di porre il veto…


19/11/2018

di Giambattista Pepi


Non sappiamo dire se sia più lo stupore o lo sconcerto lo stato d’animo prevalente nei Commissari europei nell’avere letto la lettera di accompagnamento del Documento programmatico di bilancio scritta dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, o piuttosto le dichiarazioni tranchant dei due ministri plenipotenziari del Governo Conte, al secolo Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che tengono al caldo i rispettivi elettorati preparandoli alla sfida per le europee. 
E se la Commissione Ue sperava in una marcia indietro dell’Italia sulla manovra finanziaria per il prossimo triennio la delusione deve essere stata profonda. A dispetto delle indiscrezioni che trapelavano dai palazzi romani (puntualmente riferite da Economia Italiana.it) sull’escamotage per raggiungere, da una parte, un’intesa che potesse garantire il rispetto sostanziale dei Trattati e, dall’altra, il perseguimento graduale degli obiettivi del Governo gialloverde di M5S e Lega. 
A differenza della prima versione, inviata il 15 ottobre, quando l’entrata in vigore delle misure più popolari del Governo (il reddito di cittadinanza e i pensionamenti anticipati con Quota 100) e anche le più onerose (valgono 16 miliardi e si vorrebbero finanziare con i ricavi delle dismissioni di asset pubblici anche se non si sa quali si metteranno sul mercato) era indicata con “efficacia immediata”, nella versione aggiornata del Documento programmatico di bilancio (approvato in Consiglio dei ministri alla vigilia della scadenza dell’ultimatum fissato da Bruxelles per la rivisitazione della manovra) la loro attuazione sarebbe stata posposta. Sarebbe infatti stata definita “con legge collegata” alla legge del bilancio 2019. 
Per “quota 100”, misura per “favorire il ricambio generazionale nel mercato, si spiega che “a decorrere dal 2019 è istituito un fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani. Appositi provvedimenti normativi daranno attuazione, nei limiti delle risorse del fondo”.  
Ma, a stretto giro, Di Maio ha poi raddrizzato il tiro, spiegando: “Da ministro del Lavoro la norma su “quota 100” e reddito di cittadinanza ce l’ho già pronta: sarà inserita in un decreto legge subito dopo la legge di bilancio. Non c’è slittamento, collegato, calende greche...”. E poi aggiungere: “Appena diventa operativo, con il voto del Parlamento sulla manovra, il fondo da 16 miliardi, chiederò a Conte di convocare il Consiglio dei ministri e fare il decreto legge con le misure. Non ci si appigli alla lettera di Tria: nessuno slittamento, il “reddito” sarà legge alla fine del 2018”. “Guardando le simulazioni che stiamo facendo al ministero penso che marzo (2019 - ndr) sarà il mese in cui partirà il reddito di cittadinanza e un mese prima partirà “quota 100”. Comunque nei primi tre mesi partono entrambe le misure”. 
“Ci sono dei grafomani a Bruxelles che ci scrivono letterine e noi educatamente rispondiamo, ma non ci muoviamo di un millimetro. Chi è in torto è l’Unione Europea che nei Trattati dice che devono essere garantite piena occupazione e diritti sociali, ma se non ci fa spendere come li garantiamo?” dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini a Pratica di Mare dove ha accolto un gruppo di migranti arrivati per un corridoio umanitario. Lo stesso leader ha poi minacciato di ricorrere al potere di veto sull’approvazione del budget UE. 
Un irrigidimento quello di Di Maio e Salvini che smentisce l’opera di mediazione che il ministro Tria con pazienza e solerzia ha cercato di svolgere fin dall’indomani della prima bocciatura della manovra da parte di Bruxelles. 
Nella lettera di accompagnamento del Documento di programmazione rivisitato, Tria stesso conferma il mantenimento dei saldi di finanza pubblica  (“il livello del deficit al 2,4% del Pil per il 2019 sarà considerato un limite invalicabile”), ma aveva fornito precise garanzie sia in ordine al rapporto debito/Pil (“per accelerare la riduzione del rapporto debito/Pil e preservarlo dal rischio di eventuali shock macroeconomici, il Governo ha deciso di innalzare all’1% del Pil per il 2019 l’obiettivo di privatizzazione del patrimonio pubblico” in modo da  “raggiungere una discesa del rapporto debito-Pil “più marcata” portando il rapporto dal 131,2% del 2017 al 126% del 2021”), sia in ordine all’indebitamento netto (“sarà sottoposto a costante monitoraggio, verificando sia la coerenza del quadro macroeconomico sottostante le ipotesi di finanza pubblica, sia l’aumento delle entrate e delle spese”), sia, infine, ad interventi di ultima istanza (il ministro si riserva di “assumere tempestivamente, in caso di deviazione, le conseguenti iniziative correttive nel rispetto dei principi costituzionali”). 
La Commissione UE non si pronuncerà prima del 21 novembre sulla manovra dell’Italia e degli altri 18 Paesi dell’eurozona.  Ma dal tenore delle dichiarazioni critiche di esponenti autorevoli di alcuni Stati membri e della stessa Commissione non è difficile immaginare quale potrà essere la risposta definitiva.  “I piani del Governo italiano sono controproducenti per l’economia italiana stessa, e ora i tassi d’interesse sul debito sovrano sono una volta e mezzo più alti di un anno fa” dice il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in un tweet che riprende una sua intervista di ieri al portale lettone Delfi. I riflessi dello spread “sono evidenti nella disponibilità e nel costo del credito all’economia reale, per le imprese e cittadini, cosa che comincia a toccare gli investimenti”. 
“Poco sorprendente ma molto deludente che l’Italia non abbia rivisto il suo piano di bilancio. Le finanze pubbliche italiane sono sbilanciate e i piani del governo non porteranno ad una robusta crescita economica. Questo budget è una violazione del Patto di Stabilità e Crescita. Sono profondamente preoccupato. Ora sta alla Commissione europea fare i passi successivi” dice il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra. 
Il governo con i messaggi populisti sta “tenendo in ostaggio il suo stesso popolo” aggiunge il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Loeger avvertendo che l’Austria insisterà per rafforzare il rispetto della disciplina fiscale pronta a sostenere la procedura di deficit se l’Italia non scende a compromessi rispetto alle richieste della Commissione. 
“È perfettamente legittimo – aggiunge Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca e probabile successore di Draghi al vertice della Bce - che un nuovo governo stabilisca nuove priorità politiche, ma se sono associate a spese aggiuntive sarebbe consigliabile ridurre altre spese o aumentare le entrate”. 
“Quando si è nella famiglia dell’eurozona, bisogna rispettare regole che noi stessi ci siamo dati” dice il vicepresidente della Commissione europea per il mercato digitale, Andrus Ansip. “Fare debito con i soldi dei contribuenti non è un’idea intelligente - ha aggiunto -. In Italia c’è un governo intelligente e spero che saranno in grado di trovare buone soluzioni per l’Unione europea e anche per gli italiani”. “E’ una scelta sbagliata che non fa il bene dell’Italia e degli italiani” ha commentato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. 
Ora la situazione dell’Italia diventa critica. Bruxelles potrebbe avviare la procedura per deficit eccessivo. 
Tecnicamente non è una procedura di infrazione – prevista in caso di violazioni di vario genere del diritto comunitario – ma una possibile conseguenza per i Paesi che non rispettano i dettami del Patto di stabilità e crescita, che impone agli Stati membri di rispettare determinati parametri nei conti pubblici: un deficit sotto il 3% in rapporto al Pil e un debito pubblico entro il 60%, che i Paesi più indebitati devono raggiungere impegnandosi con aggiustamenti progressivi che tengono conto del ciclo economico. 
Quando gli Stati membri non rispettano gli impegni del Patto, scatta una procedura (excessive deficit procedure, o Edp) che prevede diverse tappe. “Il Patto di stabilità e crescita prevede una fase preventiva – in cui il Paese si impegna a raggiungere determinati obiettivi di finanza pubblica – e una correttiva, che parte quando gli impegni non vengono mantenuti”, spiega Andrea Monticini, docente di econometria finanziaria alla facoltà di Scienze bancarie dell’Università Cattolica. “La Commissione ritiene che l’obiettivo di riduzione del debito pubblico non sia rispettato al momento, e quindi ha ventilato la possibilità di passare alla fase correttiva, che si articola a sua volta in varie fasi progressive, che vanno dall’avvertimento alla sanzione”, argomenta Monticini. 
L’impatto di una Edp sarebbe quindi alquanto doloroso per il Paese, più della manovra correttiva in sé. “E non va dimenticato che quello economico diretto non è il solo effetto della procedura per eccesso di deficit”, chiosa Monticini. “Il primo impatto sarebbe sulla reputazione, con conseguenze devastanti per l’Italia. Avviare una procedura equivale a mettere un timbro sul fatto che il deficit o il debito siano insostenibili, e questo potrebbe essere un enorme problema, specie nel momento in cui la politica monetaria della Bce non dovesse più essere accomodante come oggi”, sottolinea il docente. 
Il rischio concreto sarebbe un ulteriore downgrade del debito, con un’ondata di sfiducia sui mercati che metterebbe ulteriore pressione sul debito pubblico italiano, innescando un circolo vizioso da cui potrebbe essere complicato uscire. “Inoltre, va ricordato che il debito è in buona parte in mano alle banche, già in difficoltà per il peso dei non performing loans” (i crediti deteriorati), sospira Monticini. Va detto che l’Italia è già stata in passato sottoposta a procedure per deficit eccessivo, chiuse senza sanzioni. “Una procedura, avviata nel 2009 per un problema di deficit, è stata chiusa nel 2013. Un’altra, nel periodo 2005-08 è stata chiusa senza sanzioni, mentre nel 2004 c’è stato solo un early warning”, ricorda Monticini, commentando che in generale “la sanzione è solo l’arma finale, che normalmente si cerca di non utilizzare. La mia sensazione è che anche in questo caso non si arriverà a usarla”. 
Intanto, la mediazione sottotraccia, continua. Ne fanno fede le dichiarazioni di Tria. “L’Europa siamo noi e lo sarà anche di più se dialoghiamo con convinzione per definire al strategia per governare le transizioni, sulle quali la nostra manovra offre una risposta diversa dal passato, ma non meno solida e meno credibile”, ha detto il ministro intervenendo alla presentazione del rapporto annuale della Fondazione Nord Est, a Padova. E anche il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere che chiederà al Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker un incontro per chiedergli “non di modulare” ma di non applicare la procedura per deficit eccessivo. 
Comunque andrà a finire la vicenda della legge di bilancio italiana, ne vedremo ancora sicuramente delle belle.

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