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Accordo con Bruxelles ma restiamo sotto osservazione

E per quanto riguarda lo sforamento di Parigi? Solo l'augurio che "sia limitato". Due pesi e due misure


17/12/2018

di Artemisia


La mina della procedura d’infrazione è stata disinnescata. Dopo giorni di intense trattative durante i quali si è sfiorato anche il pericolo delle dimissioni del premier Giuseppe Conte, il Governo ha raggiunto un accordo con Bruxelles. Il target del deficit scende dal 2,4% al 2,04%, e la prospettiva di crescita per il 2019 si è abbassata dall’irrealistico 1,5% all’1%. Questo giustifica una spesa più ampia. Ma il Commissario UE per l’Europa, Dombrovskis, è stato chiaro: la Commissione monitorerà l'approvazione delle misure negoziate: "Se qualcosa va male, possiamo tornare sulla questione a gennaio", perché "la scadenza per l'Ecofin per decidere sulla procedura è sempre febbraio”. Poi ha aggiunto che la manovra sul tavolo “non è ideale, non dà una soluzione a lungo termine per i problemi economici italiani ma consente di evitare per ora di aprire una procedura per debito, posto che le misure negoziate siano attuate pienamente". Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha usato come al solito toni più soft: "L'Italia sta a cuore all'Europa e all'area euro, che esce rafforzata da questo risultato positivo. Dimostra che le regole Ue ci sono e funzionano". 
Dombrovskis ha spiegato che le misure addizionali trovate dall'Italia ammontano a 10,25 miliardi e che reddito di cittadinanza e quota 100 verranno rinviati. Un rinvio che, si sono affrettati a chiarire da Palazzo Chigi, è "un ritardo già previsto: sia reddito di cittadinanza che quota 100 partiranno da fine marzo". Il premier Conte ha successivamente spiegato in Parlamento che La ridefinizione dei saldi, è per "10 miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242 milioni nel 2020, 15 miliardi e 997 milioni nel 2021": 38 miliardi nel triennio. La flessibilità riconosciuta all'Italia vale 3,15 miliardi. 
Dombrovskis ha rimarcato il permanere delle "clausole di salvaguardia", cioè gli aumenti automatici dell'Iva e delle accise, per "coprire i costi di reddito di cittadinanza e quota 100 nel 2020 e 2021". Questo meccanismo non è stato attivato in passato e qualora il governo decidesse di continuare su questa linea, ha detto il Commissario, “dovrà trovare risorse altrove". I conti programmatici italiani prevedono introiti di Iva e accise per circa 13,7 miliardi nel 2020 e altri 15,6 miliardi nel 2021. Il vicepresidente Ue ha quantificato in 9,4 miliardi il peso delle nuove clausole sul 2020, portando quindi il conto sulla prossima manovra intorno ai 24 miliardi. 
Alla luce dell’intesa con Bruxelles, nella manovra dovrebbe trovare spazio un piano più ampio di dimissioni dei beni immobiliari statali che dovrebbe garantire un maggior gettito di 2 miliardi da 18 a 20 miliardi. Verrebbe inserita anche una web tax che darebbe entrate per 1,5 miliardi. 
Il premier Conte ha indicato altre misure: Premier che ha poi fatto riferimento ad altri interventi: abrogazione del credito imposta relativo a deduzioni forfettarie Irap riconosciute a chi impiega lavoratori a tempo indeterminato in alcune regioni, abrogazione del credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi e l'abrogazione dell'aliquota ridotta Ires per gli enti non commerciali. Confermata anche la riduzione della spesa pensionistica, tramite il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro e il blocco della piena indicizzazione degli assegni più alti all'inflazione. Slittano di quasi un anno, a novembre 2019 le assunzioni nella pubblica amministrazione previste dal turnover.

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