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Addio a Diego Armando Maradona, genio e sregolatezza, il “Pibe de Oro” del calcio mondiale


26/11/2020

Lo scorso 30 ottobre, Diego Armando Maradona aveva compiuto 60 anni. È stato trovato morto mercoledì 25 novembre nella sua abitazione del Barrio San Andres di Buenos Aires, tra Tigre e Escobar, in seguito a un arresto cardiaco. Lui che all’inizio di questo mese era stato operato al cervello per rimuovere un ematoma subdurale (un accumulo di sangue tra tessuto celebrale e cranio) che gli era stato riscontrato nella parte sinistra da alcuni recenti accertamenti cui era stato sottoposto. 
Dopo poco più di una settimana era tornato a casa. In altre parole sembrava aver superato anche questa volta gli attacchi che in diverse altre occasioni avevano messo a rischio la sua vita disordinata, segnata dalla droga e dagli eccessi. 
Lui che era stato, a detta dei più, il più grande giocatore della storia del calcio, il genio e la sregolatezza sia in campo che nella vita. Il “Pibe de Oro”, come era stato battezzato, ma anche la “Mano de Dios” per quel suo gol furbetto segnato con un pugno ai mondiali contro l’Inghilterra. 
La sua morte ha scosso profondamente non solo l’Argentina, dove il presidente Alberto Fernandez ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, ma anche Napoli, che l’aveva idolatrato e che, ancora oggi, lo ama e lo ritiene il più grande giocatore di sempre. 
Napoli che era diventata la sua città (calcisticamente parlando) e che era salita in paradiso dopo che aveva contribuito a portare gli azzurri due volte sul gradino più alto del campionato italiano. E il suo ricordo risulta talmente radicato nel tifo della gente che è stato già proposto di intitolare a suo nome l’attuale stadio del San Paolo. Fermo restando un messaggino della società partenopea a esternarne lo sconcerto: “Tutti si aspettano le nostre parole. Ma quali parole possiamo usare per un dolore come quello che stiamo vivendo? Ora è il momento delle lacrime. Poi ci sarà il momento delle parole”.

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