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Addio ad Andrea Camilleri, il papà del commissario Montalbano


17/07/2019

È morto a Roma all’età di 93 anni - dove lo scorso 17 giugno era stato ricoverato all’Ospedale Santo Spirito in seguito a un arresto cardiaco - Andrea Camilleri, uno degli autori più scomodi, sferzanti, controversi e al tempo stesso geniali del nostro panorama narrativo. L’uomo dalla perenne sigaretta in bocca, e in questo suo vizietto ben si rapportava con Elvira Sellerio - a sua volta fumatrice incallita - che l’aveva non solo scoperto, ma supportato anche economicamente (quando le vendite dei suoi libri si attestavano a poche centinaia di copie) sino a proiettarlo verso la ribalta internazionale. 
Un uomo dalla fantasiosa lucidità intellettuale, non certo offuscata dagli anni, in abbinata all’utilizzo di un linguaggio che si è sempre nutrito di curiose quanto particolari commistioni italo-siciliane (“Non si tratta di incastonare parole in dialetto all'interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare a un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c'è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane”). 
Commistioni, si diceva. Quelle stesse che hanno portato al successo, sulla scena televisiva e grazie all’interpretazione di Luca Zingaretti, l’intuitivo commissario Montalbano, a sua volta personaggio fuori dalle righe, irrispettoso delle istituzioni, che non le manda a dire. 
Di certo ci mancherà questo grande vecchio della narrativa di settore e non solo, che aveva superato di slancio, tre anni fa, il suo centesimo libro con L’altro capo del filo, un romanzo che, a suo dire, non avrebbe potuto scrivere senza l’aiuto di Valentina Alferj “per la sua sopraggiunta cecità”, alla quale va anche il merito di un buon “apporto creativo nell’ambito della stesura del testo”.

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