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Ai piedi di un vulcano, in attesa che la salute ritorni

Dalla brillante penna di Chiara Marchelli una storia impregnata di pensieri e di memorie interrotte, di sentimenti e di emozioni


25/02/2019

di Valentina Zirpoli


Una scrittrice brillante, capace di emozionare, di addentrarsi con raffinata bravura fra le pieghe della vita, magari segnata dalla malattia. Si chiama Chiara Marchelli, è nata ad Aosta nel 1972, si è laureata in Lingue orientali presso l’università Ca’ Foscari di Venezia, ha vissuto in Belgio e in Egitto per poi accasarsi nel febbraio 1999 nella Grande Mela, dove insegna letteratura italiana, traduzione e scrittura creativa alla New York University. Non prima, però, di aver ricoperto altri incarichi presso l’Ateneo di Pavia e la John Cabot di Roma. 
Lei che aveva debuttato sugli scaffali nel 2003 (“Anche se avevo dato voce al mio primo romanzo quando avevo appena 17 anni, visto che sin da piccola il mio obiettivo era quello di diventare una scrittrice”) con Angeli e cani, Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice Opera prima, per poi concedere il bis quattro anni dopo con l’antologia di racconti Sotto i tuoi occhi. Quindi il ritorno al romanzo nel 2014 con L'amore involontario, al quale avrebbero fatto seguito Le mie parole per te e Le notti blu, entrato nella dozzina dei finalisti del Premio Strega. 
Lei che ora propone il suo lavoro più maturo, sia dal punto di vista narrativo che di contenuti, ovvero La memoria della cenere (Enne Enne Editore, pagg. 290, euro 18,00), un lavoro incentrato su una storia di dolore e malattia, nonché sulla paura di una donna “di farsi vedere mortale, debole e fragile, dal suo compagno”. Sentimenti che ben si sposano con la paura dell’abbandono, a causa di un corpo reso meno attraente dal male; con la paura del “non ritorno” a una vita normale. Stati d’animo peraltro impregnati dalla speranza, l’unico appiglio per affrontare le difficoltà e cercare di sconfiggerle. Unica strada da percorrere quando si è “alla ricerca di un fragile, delicato equilibrio con le verità impassibili che governano la vita”. 
Ed ecco allora la protagonista de La memoria della cenere, che si chiama Elena, alla ricerca di un luogo che non somigli a ciò che non è più. Elena che, nelle prime battute di questa storia, ci riporta al momento che avrebbe segnato per sempre la sua vita: quando un aneurisma la colpisce nella sua casa di New York e ci fa rivivere i drammatici sintomi: “Prima ci deve essere stato lo sguardo. Gli occhi di Patrick che sono diventati attenti, allarmati. Dopo ci deve essere stata la voce, il mio nome ripetuto: Elena, Elena. Il mio nome che Patrick pronuncia quando siamo in mezzo agli altri o per dichiarare la mia presenza nel suo mondo. Sapendo che corrisponde a me, e quindi a lui. Per dirlo lì, in quel modo, noi due soli, si deve essere accorto subito che stava accadendo qualcosa di grave…”. 
Poi la corsa in ospedale, la rianimazione, la riabilitazione. E un mondo che precipita, a fronte di un “dopo” altrettanto difficile. Infine la necessità di trovare un posto dove rigenerarsi, di ricominciare una nuova vita. Da qui la decisione di trasferirsi nel paesino francese in cui Patrick è cresciuto, nella regione dell’Auvergne, caratterizzata dalla presenza di un vicino vulcano, il  Puy de Lúg. “Una scelta che ho ritenuto azzeccata - tiene a precisare l’autrice - in quanto si rapporta con lo stato di impotenza della mia protagonista, che sta cercando di tornare alla vita con tutte le sue forze. Credo quindi si tratti di un parallelismo interessante, quello fra aneurisma e vulcano quiescente, in quanto in entrambi i casi ci si confronta con due realtà pericolose…”. 
In buona sostanza in questo paesino Elena cerca di tornare alla vita, anche se durante la convalescenza la sua mente “arde di pensieri, di memorie interrotte, di sentimenti riscoperti, di attese e incertezze, come il magma che ribolle sottoterra, a pochi chilometri da lei. E quando i genitori vengono a trovarla per un breve soggiorno, il loro arrivo coincide con un’improvvisa eruzione del vulcano. Così, mentre una colonna di fumo, cenere e lava inizia a uscire dalla bocca del Puy de Lúg, i protagonisti - fra attenzioni e apprensioni - si trovano bloccati tra le mura di casa, in un tempo sospeso che sovverte ruoli e sicurezze, paure e desideri. Perché questo nuovo evento potrebbe rappresentare un altro spartiacque nella vita di Elena… 
Che dire: una lettura che cattura e induce alla riflessione. A fronte di personaggi che lasciano il segno. D’altra parte, come la stessa Chiara Marchelli tiene a precisare, quello che “più apprezzo della mia scrittura è la capacità di rendere reali i miei protagonisti”. Concordiamo.

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