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Alberto Brandani, presidente di Federtrasporto, ci spiega il suo legame con il Premio Isola D'Elba, vinto quest'anno da Laura Laurenzi con "La madre americana"

Un riconoscimento fra i più importanti del nostro panorama narrativo, che ha visto primeggiare, fra gli altri, Eu­genio Montale e Heinrich Böll (prima di essersi guadagnati il Nobel), Pierre Lemaître, Denis Mack-Smith, Muriel Spark, Gregor von Rezzori, Alfonso Gatto, Mario Luzi, Tommaso Landolfi, Mario Tobino e Gesualdo Bufalino


26/07/2019

Alberto Brandani ha sempre coltivato la curiosità per la cultura e l’etica del lavoro quale manager pubblico e privato. Vent’anni ai vertici del Monte dei Paschi passando poi per il board dell’Anas e per quello di Ferrovie dello Stato, già presidente di assicurazioni e banche estere, è ora impegnato nella vita di Confindustria come presidente di Federtrasporto. Lui che ha contribuito a fondare negli anni ‘80 la rivista Prospettive nel Mondo
Ininterrotta la sua attività di raccordo tra cultura, economia e società. Così ha creato nel 1972 il Centro studi Donati, nel 1988 la Fondazione N.a.i.m. e nel 2005 la Fondazione Formiche di cui è tuttora presidente. 
La sua curiosità per la cultura lo ha portato a seguire e dirigere dal 1985 il prestigioso Premio letterario internazionale Isola d’Elba Raffaello Brignetti, considerato nei primi dieci premi letterari italiani per la qualità della sua prestigiosa giuria, per l’albo d’oro dei vincitori e per la severità del suo bando internazionale. 
E per quanto riguarda il Premio Elba Brignetti? “Mi sono avvicinato nel 1985, quando fui convocato alla facoltà di Lettere di Firenze dal grande maestro della letteratura italiana Geno Pampaloni. Ero, a dire il vero, molto emozionato, sapevo che il Maestro voleva un premio austero e silente. Quando entrai nella stanza dove vi erano i grandi giurati dell’epoca, da Rodolfo Doni a Giachery allo stesso Pampaloni, quest’ultimo senza preamboli di circostanza mi disse: Professor Brandani, ma lei ce lo potrebbe trovare un milioncino? Che qui se no si chiude. Nacque così un rapporto con questo Premio che ormai si è incardinato nella mia vita cercando si di far bene ma sapendo che in questo io ed i colleghi di oggi ci sentiamo impegnati a mantenere l’apertura europea e il respiro internazionale del Premio li­bero da condizionamenti ideologici e mode cultura­li, sensibile ai temi della spiritualità, aperto ad autori capaci di leggere la realtà attraverso opere originali e raffinate ma accessibili, non specialistiche”. 
Per la cronaca dal 1984 il Premio - che quest’anno è stato vinto dalla brava Laura Laurenzi con il romanzo La madre americana - è intitolato a Raffaello Brignet­ti, che era nato all’Isola del Giglio ma aveva trovato nell’Elba la sua patria poetica. Dalla sua torre me­dicea affacciata sul porto di Marciana sapeva tra­sformare il rapporto con il mare, grande serbatoio di storie, in una metafora della condizione umana. 
E a proposito dell’albo d’oro del Premio è bello riprendere le parole di Ernesto Ferrero: “A scorrere l’albo d’oro del Premio, ci accorgiamo che ha laureato prima del Nobel autori come Eu­genio Montale e Heinrich Böll, sempre superando le divisioni di genere e scegliendo liberamente tra narratori, poeti, storici, saggisti, siano essi italiani o stranieri. Lo testimoniano, tra i tanti, i riconoscimen­ti a scrittori francesi (Michel Tournier e Pierre Le­maître), inglesi (Denis Mack-Smith, biografo di Vit­torio Emanuele II, e Muriel Spark), austriaci (Gregor von Rezzori), polacchi (KazimierzBrandys e Stephen Vizinczey), rumeni (Mircea Eliade), spagnoli (Javier Cercas). Non meno prestigiosi gli autori italiani, che sarebbero diventati dei classici del ‘900: poeti come Carlo Betocchi, Alfonso Gatto, Maria Luisa Spaziani e Mario Luzi; saggisti come Elémire Zolla, narratori come Tommaso Landolfi, Mario Tobino, Gesualdo Bufalino, Fosco Maraini”.

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