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Aldo Manuzio, il famoso stampatore della Serenissima

Javier Azpeitia, editor e filologo, ridà immagine romanzata all’uomo che cavalcò, con raffinata bravura, le grandi sfide culturali


26/03/2018

di Valentina Zirpoli


Se vogliamo dirla tutta, non è un libro facile Lo stampatore di Venezia (Guanda, pagg. 366, euro 19,50, traduzione di Pino Cacucci), ma se avrete la pazienza di entrare nel meccanismo narrativo proposto con dovizia di particolari dallo spagnolo Javier Azpeitia, editor e filologo oltre che scrittore, certamente ne risulterete gratificati. In altre parole entrerete a far parte della storia, o meglio, di una avvincente ricostruzione storica ricca di curiosità, di straordinarie angolature di vissuto, di una lunga schiera di formidabili personaggi che hanno accompagnato gli esordi dell’editoria (la porta spalancata verso la cultura di massa, verrebbe Da dire). Momenti di cambiamento ricchi di sfide, quelle stesse (forse) che ancora oggi il settore si trova a dover faticosamente affrontare. 
Perché questo romanzo racconta della vita e del lavoro di Aldo (Pio) Manuzio, Aldus Pius Manutius in latino (nato nel borgo laziale di Bassiano fra il 1449 e il 1452 e morto a Venezia il 6 febbraio 1515), grammatico e umanista italiano, ritenuto tra i maggiori editori d’ogni tempo. Lui che aveva introdotto il carattere a stampa corsivo e il formato in ottavo; lui che con le sue tante innovazioni aveva segnato la storia di settore promuovendo innovazioni insuperate; lui che nelle sue prime edizioni si firmava latinamente Aldus Mannucius, poi dal 1493 Manucius e dal 1497 Manutius, che dai posteri sarebbe stato re-italianizzato in Manuzio
E ancora: lui che aveva studiato il latino a Roma con Gasparino da Verona e Domizio Calderini, nonché il greco a Ferrara con Guarino da Verona; lui che nel 1482 si era recato nel Modenese, dove aveva stretto amicizia con il compagno di studi Giovanni Pico della Mirandola. Il quale, dopo essersi trasferito a Firenze, gli avrebbe procurato il posto di tutore dei suoi due nipoti Alberto III Pio e Lionello Pio, principi di Carpi. 
Maturato il suo progetto editoriale, volto a sostenere la letteratura e la filosofia greca dal declino, nonché il grande patrimonio della letteratura latina, Manuzio si trasferì a Venezia nel momento in cui la città stava vivendo il suo massimo fulgore, dove diede vita alla sua tipografia attorno al 1490. E qui avrebbe allacciato rapporti di collaborazione e amicizia con grandi letterati e artisti del tempo, oltre che con i tanti studiosi greci che si erano rifugiati nella Serenissima dopo la caduta dell'Impero Romano d’Oriente. Ma forse stiamo divagando. 
Eccoci quindi a briciole di trama de Lo stampatore di Venezia. Che vede nel 1530 un giovane recarsi in una villa nella campagna modenese per incontrare la vedova di Aldo Manuzio e mostrarle la biografia che ha scritto su di lui. Non sapendo che la storia vera è molto diversa dai toni epici del suo racconto. 
Da quando era approdato a Venezia nel 1489 con il proposito di realizzare raffinati volumi dei tesori della letteratura ellenica a partire da Epicuro e Lucrezio (non a caso il greco era la lingua utilizzata nelle istruzioni ai suoi tipografi e legatori, tanto è vero che vennero utilizzati, di greci, almeno una trentina fra correttori di bozze, ricercatori e calligrafi), Manuzio “aveva infatti dovuto affrontare difficoltà impensabili, come il furto di manoscritti, le imposizioni commerciali del cinico Andrea Torresani - padre di sua moglie Maria, a sua volta raffinata intellettuale, nonché proprietario della stamperia che era stata fondata da Nicolas - e la censura dei potenti. E poi le edizioni con testo originale a fronte, il corsivo, il libro tascabile: innovazioni per le quali Manuzio sarebbe stato ricordato per sempre. Anche se erano frutto di compromessi, trucchi, debiti. E lui per realizzarle si era dovuto difendere da chissà quanti attacchi trasversali e boicottaggi”. 
Di fatto Lo stampatore di Venezia racconta gli aspetti più passionali e intimi di quest’uomo, in abbinata alla sua devozione per la cultura classica e il suo cerebrale epicureismo. Peraltro addentrandosi negli “esordi dell’editoria all’epoca dei Medici, di Savonarola, Tiziano, Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam: un momento storico di crisi quanto di cambiamento”. Fermi restando, ci mancherebbe, alcuni interrogativi: sino a che punto Manuzio era riuscito a realizzare il suo progetto editoriale? E qual era il modo di vivere in quella famosa stamperia dove commercio e cultura si scontravano di continuo? 
Per la cronaca, Javier Azpeitia è nato a Madrid nel 1962 e ha, fra gli altri, firmato Hipnos, vincitore del Premio Hammett per la Crime Fiction, portato sul grande schermo da David Carreras. Le sue opere sono state tradotte in greco, francese e russo. Variegato anche il suo percorso di vita, che lo visto cantare, insegnare e fare da guida ai bambini presso il museo Prado della capitale spagnola.

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