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Alitalia a un passo dalla liquidazione, Atlantia si sfila


20/11/2019

di Artemisia


La partita del salvataggio di Alitalia si complica. Atlantia si sfila dalla partecipazione al consorzio di cui avrebbe dovuto far parte con Fs, probabilmente Delta Ailines e il Mef, a un giorno dalla scadenza della settima proroga. E chiede altro tempo. Lo spettro della liquidazione della compagnia si materializza, proprio mentre il governo è impegnato con la grana dell’Ilva. 
Il Cda del gruppo dei Benetton ha deliberato di prendere atto «della mancanza di significative evoluzioni» nel negoziato, decretando che «non si sono realizzate le condizioni necessarie per l'adesione di Atlantia al consorzio per presentare un'offerta vincolante su Alitalia». Il Cda ha ritenuto che dopo l'ultimo no di Lufthansa («Non siamo interessati a investire nell'attuale Alitalia ma siamo interessati a una partnership commerciale», ha ribadito l'Dd Carsten Spohr. La condizione non verificatasi è la presenza di un socio industriale. Sulla base degli ultimi colloqui, il piano industriale con Delta non offre garanzie di rilancio e, pur migliorando il rapporto costi/ricavi, esso non è tale da garantire lunga vita alla nuova compagnia. 
Da alcune indiscrezioni circa il piano industriale 2020-2023 messo a punto con Ferrovie dello Stato, la compagnia USA Delta mette sul piatto 100 milioni senza venire incontro alle richieste dei soci italiani. Gli americani pensano a un ridimensionamento della flotta e a un taglio dell’organico. Dagli attuali 118 aerei (26 sul lungo raggio e 92 sul medio) si passerebbe a 102 velivoli dal 2020 (23 lungo e 79 medio), per poi risalire a 109 nel 2023 (25 e 84). I ricavi dovrebbero passare da 3 miliardi e 106 milioni del 2020 ai 3 miliardi e 654 milioni di fine piano. Quanto al personale Delta chiede un drastico ridimensionamento. I numeri attuali non sono considerati più compatibili con il bilancio della compagnia. Ecco quindi la prospettiva di un taglio di circa 2.800 unità e di un intervento su riposi e ferie estive di chi vola. Anche Lufthansa nella sua proposta aveva prospettato esuberi superiori pari a 5-6mila unità e la diminuzione dei voli. 
La partnership con le Ferrovie dovrebbe portare a cambiamenti nelle città servite. Verrebbero incrementi i voli per Sicilia, Sardegna e Calabria mentre Pisa, Firenze e Napoli dal 2022 perderanno i collegamenti aerei verso l’hub principale di Roma, sostituiti dalle “Frecce” di Fs. 
Per quanto riguarda il medio raggio, sedici delle venti città europee più importanti avranno come scalo Linate e ci sarà un allargamento verso l’Est Europa: Zagabria, Spalato, Dubrovnik, Bucarest. Delta inoltre vorrebbe un ridimensionamento delle tratte aree verso gli Stati Uniti in modo da non subire la concorrenza sul suo stesso territorio. Eppure la compagnia italiana continua la sua strategia aziendale ignorando le richieste di Delta. Sta preparando a operare nella prossima estate 7 collegamenti diretti, tra cui le novità di San Francisco, Austin e Atlanta, oltre all'incremento di frequenze per Miami e Boston. 
Il dossier Alitalia finisce per essere inevitabilmente condizionato dall’altra situazione scottante che è l’Ilva. Per il polo siderurgico si va verso la battaglia giudiziaria con Arcelor Mittal. 
Il Governo non può permettersi due fallimenti, né la nazionalizzazione di entrambe le aziende per il costo elevato che questo avrebbe. Deve quindi portare al traguardo almeno la partita Alitalia, anche se si tratterà di tagliare il personale e ridimensionare la compagnia. I nodi degli sbagli del passato stanno venendo al pettine e operazioni demagogiche come le impuntature di Di Maio contrario alla scudo penale agli indiani di Mittal per l’Ilva, è un passo falso dalle conseguenze difficili da prevedere per entità del dramma.

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