Share |

Alitalia, fondo Cerberus è un corteggiatore. Ma con troppe incognite al seguito


30/10/2017

di Artemisia


Si avvicina il momento delle scelte per Alitalia. L’ultima offerta è quella del fondo americano Cerberus. La proposta è stata avanzata al di fuori della normale procedura di gara e presenta lati oscuri sul futuro della compagnia aerea. L’operatore finanziario è intenzionato ad acquisire tutto il perimetro aziendale non, quindi, un solo asset. Secondo quanto ha scritto il Financial Times, l’offerta si aggira tra i 100 e i 400 milioni di euro e pone come condizione la “completa ristrutturazione”. Il che prefigura una cura da lacrime e sangue per il personale con tagli drastici. La proposta di Cerberus si aggiunge alle altre sette avanzate nei termini stabiliti del 16 ottobre. 
Ma chi è Cerberus? Si tratta di un fondo newyorkese di private equity specializzato in “distressed investments”: aziende in crisi da ristrutturare, prestiti bancari in sofferenza e real estate. Gestisce asset per circa 40 miliardi di dollari in tutto il mondo e in Italia è molto attivo nel business dei crediti in sofferenza delle banche. Gli interessi del fondo spaziano in tutti i settori, dall’automotive alla farmaceutica, dalla finanza alle armi. Nel settore aeronautico una decina di anni fa ristrutturò Air Canada, oltre a partecipare alla gara per l’acquisto della portoghese Tap. A fondare Cerberus nel lontano 1992 è stato l’allora 32enne Steve Feinberg, nato e cresciuto nel Bronx da una famiglia ebraica, da sempre molto vicino al partito repubblicano tanto da aver assunto come chairman nel fondo speculativo l’ex vicepresidente di George Bush padre, Dan Quayle, e l’ex segretario al Tesoro di George Bush figlio, John Snow. Feinberg è stato uno dei grandi consiglieri di Trump all’epoca della campagna elettorale, e in molti scommettono in una prossima chiamata dalla Casa Bianca per rivestire un importante ruolo nell’amministrazione di “The Donald”. Quello che il fondo sa fare meglio nella sua attività di private equity è individuare quello che hanno di prezioso e venderlo, così da andare all’incasso senza dovere perdere tempo con la gestione dell’azienda. 
I precedenti acquisti del fondo indicano quello che è il suo modo di procedere: individua le parti più fruttuose e fa lo spezzatino. È successo con Air Canada e con Chrysler prima di passare nelle mani di Marchionne. 
Nel caso di Chrysler, Cerberus si è limitato ad arrangiare qualche restyling degli interni delle auto e, soprattutto, a tagliare il personale: 12mila esuberi, oltre ai 13mila già decisi dal piano lasciato in eredità da Daimler. Nemmeno un nuovo modello, nulla che potesse salvare un’azienda che stava annegando nei debiti. Due anni dopo, nel 2009, Chrysler è finita in bancarotta e alla fine a salvarla, con pochi soldi e molto talento, è stata la Fiat. 
Questo vuol dire che vendere tutta intera Alitalia al fondo Cerberus non la salva dallo smembramento e soprattutto dal mantenimento degli attuali livelli di organico.

(riproduzione riservata)