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Alitalia, la scommessa della nuova cordata apre scenari di grande incertezza

La nostra azienda, martoriata dai debiti, viene ancora salvata in extremis dai soldi pubblici


22/07/2019

di Artemisia


Alitalia torna nelle braccia dello Stato. C’era da aspettarselo. Un’azienda decotta che perde miliardi di euro viene salvata in extremis con i soldi pubblici. Il tutto con buona pace dei sindacati che così avranno più facilità a contrattare gli esuberi con il paracadute degli ammortizzatori sociali, questi a carico sempre del bilancio statale. Della cordata di salvataggio Mef-Fs-Delta- Atlantia soltanto Delta si occupa di trasporto aereo ma ha il 15%. Di fatto è lo Stato, in quanto socio i maggioranza con il ministero dell’Economia e le Fs, che si accolla tutte le responsabilità economiche, sociali e normative e gli oneri. Inoltre l’entrata di Atlantia dei Benetton apre scenari di grande incertezza per le note vicende del Ponte Morandi con il contenzioso ancora aperto con lo Stato e per le nuove tariffe autostradali impugnate dall’Aspi. 
Il fatto che gli azionisti abbiano sempre saputo in passato che Alitalia non sarebbe mai fallita e che eventuali esuberi sarebbero stati trattati con i guanti bianchi, ha indotto a varare piani industriali avventurosi e quindi destinati all’insuccesso. Finora sono stati spesi 9 miliardi senza raggiungere alcun risultato e altri ancora saranno erogati. 
Saranno prolungati gli aiuti pubblici per ridurre l’organico con una cassa integrazione d’oro e di lunga durata (sette anni) per piloti e assistenti di volo pagata dai passeggeri del vettore con una tassa d’imbarco assurda di cinque euro a passeggero. 
Finora Alitalia ha ingrassato schiere di advisor, consulenti e banche d’affari oltre ai manager che si sono succeduti, ognuno con la ricetta “infallibile” per far decollare un’azienda zavorrata da costi esorbitanti. 
Marco Ponti, l'esperto di trasporti di recente a capo della commissione incaricata di redigere l'analisi costi-benefici sulla Tav Torino-Lione, fa un’analisi cruda delle prospettive che si aprono con la nuova cordata di salvataggio. In un intervento all’Adnkronos, spiega che si prospetta uno scenario “anticoncorrenziale”. L’esperto dice che c’è “un doppio conflitto di interessi, con Ferrovie dello Stato e Aeroporti di Roma (controllata da Atlantia, ndr.). Viene da pensare che dietro ci possa essere un tentativo di proteggere Alitalia proprio attraverso questi conflitti di interesse". Ponti le definisce “politiche protezionistiche e anticoncorrenziali”: il rischio, secondo l’esperto, è che “le tariffe vengano manipolate appositamente per massimizzare i ricavi in una situazione di semi monopolio”. 
“Si creerebbe una situazione di posizione dominante – dice Ponti – che non è auspicabile". Ma questo, secondo lui, non avrà ripercussioni sulla tratta Roma-Milano, uno dei punti da chiarire vista la concorrenza 'interna' dell'alta velocità ferroviaria. "Su quella tratta il mercato dei treni è già consolidato – dice ancora Ponti – e grazie alla presenza di Italo le tariffe scenderanno ancora". In Europa, data la concorrenza delle compagnie low cost ormai difficile da battere, Alitalia dovrebbe puntare piuttosto sulle lunghe distanze. “Occorrerebbe spostare tutto il progetto industriale su questo – continua l’ex commissario Tav –, ma per farlo bisognerebbe non avere pressioni politiche che spingano per mantenere le tratte nazionali, oltre a parecchi soldi per adeguare la flotta di Alitalia che al momento non è attrezzata per i voli intercontinentali. Eppure è questo l’unico vero modo per rilanciare la compagnia”. 
Secondo Ponti, la scelta migliore sarebbe stata “vendere la compagnia e poi riorientarla sulle tratte intercontinentali, in modo da bypassare le low-cost”. Ma il governo ha scelto un’altra strada, un’altra scommessa e con presupposti a perdere.

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