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Alla ricerca della verità sulla strage di Bologna

Il libro-inchiesta di Piero Corsini racconta i depistaggi, le indagini e i processi fino alle ultime rivelazioni sul più efferato attentato terroristico del Secondo dopoguerra


31/08/2020

di Tancredi Re


Una gioventù bruciata negli scontri di piazza, nelle rapine, negli omicidi. La storia di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, dalla militanza nei NAR – i Nuclei armati rivoluzionari, la più agguerrita formazione del terrorismo nero, entrata in azione nel 1977 – agli ergastoli, fino alle polemiche per la condanna quali responsabili della strage di Bologna del 2 agosto 1980, è un paradigma di una generazione che ha segnato la storia del nostro Paese e uno spaccato sulla realtà della destra eversiva italiana. 
Tra inchiesta e indagine psicologica, giornalismo investigativo e ricostruzione di un’epoca, I terroristi della porta accanto di Piero A. Corsini (Newton Compton, pagg. 416, euro 12,00) scandisce la cronaca nei ritmi serrati della contemporaneità, in un racconto sospeso tra la drammaticità del passato e il dolore del presente. Ma, soprattutto, l’indagine rigorosa e la verifica dei documenti processuali ripropongono tutti i dubbi suscitati dalla sentenza per l’eccidio di Bologna e gli interrogativi ancora irrisolti sul crimine dell’Italia repubblicana.
Chi ha voluto la strage? Perché? Quale legame operativo sussiste tra questi mandanti e coloro che sono stati condannati quali esecutori materiali? Chi ha fornito l’esplosivo?
Dopo quaranta anni, il libro – inchiesta (aggiornato e rivisto fino a giugno 2020) che, attraverso gli anni della cosiddetta strategia della tensione e del terrore (le stragi di Piazza Fontana a Milano,  di Piazza della Loggia a Brescia, dell’Italicus e la teoria degli assassini di sindacalisti, manager, giornalisti, uomini politici, magistrati, professori universitari, esponenti delle forze dell’ordine organizzati ed eseguiti da appartenenti a organizzazioni terroristiche di destra e di sinistra con la complicità e la connivenza dei servizi segreti deviati) racconta i depistaggi, le indagini e i processi fino alle ultime rivelazioni. 
“La prima cosa che colpisce in Valerio Fioravanti è la freddezza nei suoi occhi: paiono senza vita” scrive l’autore “O forse è la facile suggestione di quel che scrivono su di lui, e che mal si aggiusta su quel viso da bambino cresciuto. Francesca Mambro ha un aspetto più nervoso, si capisce che è una donna di temperamento, che si è sempre aperta la strada da sola; eppure, da qualche parte, la sua apparente carica di aggressività sembra alludere ad un’incertezza, ad una fragilità nascosta. Con lei, Fioravanti è gentile, premuroso, l’aiuta a togliersi il cappotto, le prende i pacchi. È, in tutto e per tutto, il bravo ragazzo di buona famiglia. Il ragazzo della porta accanto”. Così l’autore descrive gli esecutori materiali della strage di Bologna. Ma chi sono veramente Fioravanti e Mambro? “Secondo alcuni, Fioravanti e Mambro sono solo due mostri, due assassini sanguinari che, insieme a Luigi Ciavardini (riconosciuto come il terzo esecutore dalla Corte di Cassazione l’11 aprile 2007 – ndr) quel sabato d’agosto hanno fatto esplodere una bomba che ha provocato 85 morti che potrebbero essere 86 (dell’ottantaseiesima vittima esiste solo un lembo di pelle del volto che non ne ha consentito l’identificazione, sebbene inizialmente si fosse pensato appartenesse a quello di Maria Fresu, che risulta ancora oggi l’unico disperso) e oltre 200 feriti” scrive nell’introduzione l’autore. 
Il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione condanna in via definitiva all’ergastolo Fiovaranti e Mambro, conferma inoltre le condanne a Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Musumeci per il depistaggio, assolve Massimiliano Fachini, che secondo l’accusa era invece colui che avrebbe fornito l’esplosivo e annulla la condanna di Sergio Picciafuoco, l’unico imputato del quale sia mai stata accertata la presenza a Bologna, che viene rinviato ad un nuovo processo, il sesto, a Firenze.  
Perfino per i colpevolisti più irriducibili però questa sentenza pone non pochi problemi: senza un movente, senza i mandanti, senza il nome di chi ha fornito l’esplosivo, senza la dimostrazione del collegamento tra Fioravanti, Mambro, i servizi segreti deviati e la P2, questo verdetto è una verità giudiziaria tronca, appesa nel nulla. 
Secondo l’autore “quella palestinese (il Fonte Popolare per la liberazione della Palestina di George Habbash con il coinvolgimento dei servizi della Libia di Gheddafi – ndr) non è solo la pista giusta, ma quella che tutti stanno cercando di tenere nascosta”.  
In questo senso, l’accertamento della verità non solo processuale su chi eseguì, ma soprattutto su chi ne fu il “regista” occulto, le motivazioni, e di quali eventuali complicità e connivenze e a quale livello godettero gli assassini. Prova ne sia che sono stati finora celebrati sedici processi: ventisette anni di processi, scanditi da condanne, assoluzioni, polemiche. L’ultimo in ordine di tempo si è concluso il 9 gennaio 2020 con la condanna in primo grado all’ergastolo di Gilberto Cavallini, complice in molte azioni dei Nar, per concorso in strage. 
Anche qui – lo si capisce dalle molte pagine dedicate ai servizi segreti deviati -  c’è l’atroce sospetto del coinvolgimento dello Stato, o, di appartenenti ai servizi segreti, alle forze armate, o alle forze di polizia. I quali hanno fornito una “copertura” dei responsabili degli eccidi facendo ricadere le responsabilità degli accaduti su persone innocenti, ma pregiudicati e facilmente “colpevolizzabili” diffondendo artatamente informazioni infondate per sviare le indagini verso l’accertamento della verità.    
Spiace dover riconoscere ancora una volta come, a fronte di una “mole sterminata di atti processuali” dice l’autore “restano comunque le lacune di una verità giudiziaria che, per stessa ammissione di quanti non hanno dubbi sulla colpevolezza di Fioravanti, Mambro, Ciavardini e Cavallini, non ha ancora fornito risposte su alcuni punti fondamentali: il movente della strage, ad esempio; oppure i mandanti; o, ancora, chi sia stato a fornire dell’esplosivo”. 
Va detto ad ogni modo che, ad esclusione della strage di Bologna, per i quali si sono dichiarati sempre estranei, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non si sono mai pentiti, né dissociati degli assassini commessi di cui hanno ammesso la loro responsabilità.  
Dopo la pubblicazione nel corso di quattro decenni dall’avvenimento di articoli, interviste, memoriali, libri, e la messa in onda di decine di trasmissioni televisive e radiofoniche, viene spontaneo domandarsi: a cosa serve ancora una pubblicazione? Quali nuovi elementi di verità può portare in dote? Così risponde Corsini: “Il tentativo di queste pagine è quello di proporre delle vie di accesso ad una materia così difficile, affinché la certezza di quei verdetti possa essere messa a confronto – com’è giusto, com’è legittimo – con la verifica di una differente prospettiva, con il dubbio, con le domande rimaste inevase”. 
Resta sullo sfondo il bilancio terribile del terrorismo in Italia: 429 morti, di cui 199 per strage; oltre 2.000 feriti; 53 terroristi uccisi, tra rossi e neri; 6mila persone transitate nelle carceri italiane. Di questo bilancio fa parte anche la contabilità dei Nuclei armati rivoluzionari: 40 ferimenti, 70 rapine (cui vanno aggiunte 50 di attribuzione incerta, e 50 tra furti d’auto, in negozi e in appartamenti), 4 rapine in armerie, 7 disarmamenti incruenti delle forze dell’ordine, 4 assalti a truppe dell’Esercito per il procacciamento di armi pesanti, 200 imputazioni per partecipazione alla “banda armata denominata Nar”. E 32 vittime – alcune cadute per diretta responsabilità di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ed è impossibile, anche rievocando l’attimo in cui furono sottratte alla vita, immaginare quale strazio, quale assenza abbia comportato la loro morte.

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