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Riscoprire la primavera nel "Giardino di Ninfa" e nei suoi dintorni


05/03/2019

di Valentina Zirpoli


Siamo in primavera, la stagione del risveglio della natura dopo il freddo e il letargo invernale. Complice il primo sole e le giornate più lunghe, la voglia di uscire e di stare all’aria aperta si fa sempre più forte. Ecco quindi alcune idee per godere appieno di questo periodo dell’anno in provincia di Latina, tra giardini, parchi archeologici, abbazie, castelli, musei e molto altro ancora.

Il Giardino di Ninfa

Nel comune di Cisterna di Latina, al confine con Norma e Sermoneta, si trova il Giardino di Ninfa, monumento naturale dalla Regione Lazio di fama internazionale. Si tratta di un tipico giardino all'inglese, iniziato da Gelasio Caetani nel 1921, nell'area della scomparsa cittadina medioevale di Ninfa, di cui oggi rimangono soltanto diversi ruderi, alcuni dei quali restaurati durante la creazione del giardino. 
Il nome Ninfa deriva da un tempio di epoca romano costruito nei pressi dell’attuale Giardino e dedicato alle divinità delle acque sorgive. Ninfa faceva parte di un più vasto territorio chiamato Campagna e Marittima. Nel VIII secolo entrò a far parte dell’amministrazione pontificia ed ebbe un ruolo strategico per la presenza della via Pedemontana che permetteva di recarsi al sud evitando la Via Appia spesso impaludata. 
Dall’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fu governata da varie famiglie nobiliari come i Conti Tuscolo e i Frangipani, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe l’importanza economica e politica di Ninfa: nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella chiesa di Santa Maria Maggiore, i ruderi della quale sono ancora oggi visibili. 
Nel 1298 Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquistò Ninfa ed altri territori limitrofi per suo nipote Pietro II Caetani, segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino. 
Oggi rimangono i ruderi di cinque chiese i cui affreschi furono distaccati nel 1971 per essere conservati nel castello Caetani di Sermoneta: san Giovanni, san Biagio, san Pietro fuori le mura, san Salvatore e santa Maria Maggiore. 
Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un “giardino delle delizie”: fece realizzare, accanto alla rocca medievale, un hortus conclusus, un giardino delimitato da mura con impianto regolare, coltivandovi pregiate varietà di agrumi. 
Ada Bootle Wilbraham, inglese e moglie di Onoraro Caetani, con due dei suoi sei figli, Gelasio e Roffredo, si occupò di Ninfa creandovi un giardino in stile anglosassone. Bonificarono le paludi, estirparono gran parte delle infestanti che ricoprivano i ruderi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, rose in gran numero, e restaurarono alcune rovine, fra cui il palazzo baronale (municipio), che divenne la casa di campagna della famiglia, oggi sede di alcuni uffici della Fondazione Roffredo Caetani. Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, introdusse nuove specie di arbusti e rose, ma soprattutto, negli anni Trenta del Novecento, aprì le porte del giardino al circolo di letterati ed artisti legato alle riviste letterarie da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”. L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani, che istituì la Fondazione Roffredo Caetani nel 1972, cinque anni prima della sua morte, al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, e di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta. 
Oggi il Giardino di Ninfa si estende su una superficie di oltre otto ettari, ospita più di 1.300 piante e almeno 100 specie di uccelli. E’ considerato uno dei Giardini più belli d’Italia e del mondo.


Parco Pantanello 
Il Parco Naturale Pantanello, che si estende per cento ettari al di fuori delle mura del Giardino di Ninfa, è un esempio di ricostituzione dell’ambiente originario delle Paludi Pontine. 
L’idea di rinaturalizzare il terreno dell’azienda agricola della Fondazione Caetani, adiacente il Giardino di Ninfa, nacque per caso nel 1991 durante una passeggiata. La Fondazione Roffredo Caetani ha realizzato questa opera su un’area di circa cento ettari precedentemente destinata a colture agricole, ricreando gli ambienti umidi che caratterizzavano la Pianura Pontina. 
L’idea era di riconsegnare alla natura selvaggia un territorio fortemente trasformato dall’uomo per creare un continuum con il Giardino di Ninfa, così che, una volta rinata la palude, la città morta di Ninfa tornasse ad affacciarsi, come era in passato, su una distesa di paludi e boschi. 
Parco Pantanello ha una superficie di circa 100 ettari e fa parte del Monumento Naturale “Giardino di Ninfa”, istituito dalla Regione Lazio nel 2000. Le aree umide, che coprono circa 12 ettari di superficie, sono costituite da stagni, acquitrini e ambienti paludosi, prati umidi e piccoli corsi d’acqua corrente, sono caratterizzate da differenti valori ecologici.


Castello Caetani

A Sormoneta (Latina), non lontano dal Giardino di Ninfa, sorge il Castello Caetani, una roccaforte del XIII secolo fornita di maschio, baluardi e prigioni. 
Il Castello venne costruito per volere della famiglia degli Annibaldi, agli inizi del Duecento. 
Il maniero nacque più come fortezza militare, in un punto strategico del territorio tra Roma e Napoli, che come residenza nobiliare. 
La famiglia Annibaldi cedette nel 1297 i territori di Sermoneta, Bassiano e San Donato al nipote di papa Bonifacio VIII, Pietro Caetani, per la somma di 140 mila fiorini d'oro. 
I Caetani non risparmiarono nulla per rendere la Rocca degli Annibaldi una vera e propria fortezza militare, con nuovi edifici e ben cinque cerchie di mura, che, grazie a un sistema di ponti levatoi, garantivano la possibilità di isolare la torre in caso di attacco. Sotto Onorato III Caetani, alla metà del XVI secolo, Sermoneta conobbe il momento di maggior splendore. 
Lo stesso Onorato si ritrovò vittima di un agguato ordito forse dai temibili Borgia. Non appena papa Alessandro VI (Borgia) fu eletto papa (1499), scomunicò immediatamente i Caetani e nel 1500 confiscò tutti i loro feudi, affidandoli ai figli Cesare e Lucrezia Borgia. Alessandro VI completò il maniero con altre opere di fortificazione, ad opera di Antonio da Sangallo, che comprendevano anche la realizzazione della Cittadella e la cosiddetta "Casa del Cardinale". 
Il castello, che ospitò fra gli altri Federico II e nel 1536 Carlo V, ospitò a lungo Lucrezia Borgia che dimorò a Sermoneta per alcuni periodi sotto il pontificato di papa Alessandro VI Borgia. Altri ospiti dimorarono nel castello Caetani, come i papi Gregorio XIII (1576) e Sisto V, e di altre illustri personalità. 
La fortezza venne attaccata molte volte nel corso dei secoli. Nel 1798 il Castello fu saccheggiato dai soldati di Napoleone, che lo trasformarono in carcere e ne asportarono 36 cannoni. Il Castello tornò di nuovo ai Caetani verso la fine del XIX secolo, con Gelasio Caetani, a cui sono dovuti gli imponenti lavori di restauro dell'antica dimora di famiglia. 
Nella seconda guerra mondiale, durante lo sbarco di Anzio del 1944, il castello è stato abitato ancora dai Caetani (Roffredo e Marguerite Caetani) e dai loro coloni fuggiti dalla pianura pontina. Dal 1977 il castello appartiene alla Fondazione Roffredo Caetani, creata dall'ultima discendente dei Caetani di Sermoneta Lelia Caetani, scomparsa l'11 gennaio 1977.


L’antica città di Norba
Dall’alto dei Monti Lepini, domina la Pianura Pontina, con uno strapiombo di circa 500 metri, l’antica città di Norba. 
Norba appare nelle fonti antiche all’inizio del V secolo a.C.: Livio (storico del I secolo a.C.) ricorda come vi fu inviata una colonia “affinché fosse una roccaforte nel territorio pontino”. Non fu lunga la vita della città: nell’81 a.C., Norba, che aveva assunto le parti di Mario durante la Guerra Latina, fu presa dalle truppe di Silla. I suoi abitanti preferirono suicidarsi e incendiare la città piuttosto che cadere nelle mani del nemico. 
L'area archeologica conserva notevoli resti della cinta muraria in opera poligonale, con quattro porte risalenti al IV secolo a.C. La città costituisce uno degli esempi meglio conservati in Italia di urbanistica a pianta regolare risalente a un'epoca piuttosto antica. Il terreno accidentato ha portato alla creazione di terrazzamenti digradanti che conferiscono alla città un aspetto scenografico. Recenti scavi hanno messo in luce significativi resti di vari edifici, suddivisi in isolati irregolari da strade parallele e ortogonali, tra cui spiccano due acropoli con diversi templi. 
L'acropoli maggiore conteneva il tempio di Diana, di cui permane un basamento e la cui attribuzione alla Dea ci è fornita da alcune reperti recanti una dedica. Subito a valle dell'acropoli maggiore trova luogo uno stabilimento termale in opus caementicium, col calidarium, frigidarium e tepidarium. L'acropoli minore, la parte più antica, conteneva due templi, entrambi a base rettangolare. La loro dedica è tutt'oggi incerta, ma fu rilevato come, nel corso dell'alto medioevo, furono riutilizzati come chiese cristiane. A valle dell'acropoli minore trovano posto due domus, probabilmente legate agli alti ranghi della comunità; la domus detta 'dei semi combusti' e la 'casa del caduceo'. Nella zona meridionale della cittadella sorgeva il tempo di Giunone Lucina, dea protettrice della nascite e delle partorienti. I Norbani costruirono quattro porte alla città: due comode che consentissero facilmente l'accesso alla città, ma da difendere più intensamente, e altre due situate sui pendii difendibili con minime forze. Tutti gli oggetti rinvenuti, dalle pietre sacre, alle armi, alle iscrizioni su lamine i bronzo, alle stipi votive, alle statuette ex voto, frammenti di maschere, sime, antefisse, sono contenuti nel Museo Nazionale Romano e nel Museo Civico Archeologico di Norma.


Abbazia di Valvisciolo 
Tra Sormoneta e il Giardino di Ninfa sorge l’Abbazia di Valvisciolo, edificata in rigoroso stile romanico-gotico-cistercense. E’ uno dei massimi capolavori del genere della provincia di latina dopo l'abbazia di Fossanova. La tradizione vuole che questa abbazia sia stata fondata nel XII secolo dai monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII secolo. Quando nel XIV secolo questo ordine venne disciolto, subentrarono i Cistercensi. 
A questa abbazia è legata una leggenda medioevale: si narra che nel 1314, quando venne posto al rogo l'ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay, gli architravi delle chiese si spezzarono. Ancora oggi, osservando attentamente l'architrave del portale principale dell'abbazia, si riesce a intravedere una crepa. Gli indizi della presenza Templare sono costituiti da alcune caratteristiche croci: nel primo gradone del pavimento della chiesa, nel soffitto del chiostro e quella più famosa di tutte scolpita nella parte sinistra dell'occhio centrale del rosone, venuta alla luce nei restauri di inizio secolo. In tempi recenti, sul lato occidentale del chiostro, abbattendo un muro posticcio, sono venute alla luce, graffite sull'intonaco originale, le cinque famose parole del magico palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, con la variante, sinora un unicum, che le venticinque lettere sono disposte in cinque anelli circolari concentrici, ognuno dei quali diviso in cinque settori, in modo da formare una figura simile ad un bersaglio. 
Nel 1411 l'abbazia fu ceduta in commenda a Paolo Caetani. Nel 1523 fu declassata da papa Clemente VII a priorato semplice. Nel 1529 fu ridotta a priorato secolare. Tra il 1600 e il 1605 fu abitata dai cistercensi della congregazione dei Foglianti fino al 1619. Tra il 1619 e il 1635 l'abbazia fu abitata dai Minimi di san Francesco di Paola. Tornarono nuovamente i Foglianti che l'abitarono fino alla Soppressione degli Ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte. Papa Pio IX fece due importanti visite all'abbazia nel 1863 e nel 1865. Fu per volere di Pio IX che l'abbazia divenne priorato conventuale dipendente dalla congregazione di Casamari. Il 5 luglio 1888 il Priore D. Bartolomeo M. Daini riscattò il complesso monastico messo all'asta dal Comune di Sermoneta con la somma di 10.150 £. Ora l'abbazia continua ad essere abitata dai monaci cistercensi della congregazione di Casamari. Nel marzo 2014 è festeggiato a Sermoneta e a Valvisciolo il 150º anniversario del ritorno dei monaci voluto da papa Pio IX.


Museo del Cioccolato 
Concludiamo in bellezza scoprendo il Museo del Cioccolato di Norma (Latina), istituito nel 1995 per iniziativa di privati. 
Il museo è articolato in tre sezioni. Nella prima si ripercorre la storia del consumo del cacao e del cioccolato. La seconda è dedicata alle tecniche di coltivazione del cacao, mentre l'ultima consiste in una raccolta di oggetti, cimeli e curiosità riguardanti l'industria e il commercio del cioccolato.


Fonti: 
www.fondazionecaetani.org 
www.compagniadeilepini.it 
www.foodupitaly.com

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