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Alla scoperta del ghetto ebraico di Roma

Con l’autrice, Laura Campo, a ricordare: pochi romani sono più romani degli ebrei della Capitale 


17/02/2020

di Tancredi Re


Il ghetto ebraico di Roma è uno tra i più antichi del mondo; è sorto infatti 40 anni dopo quello di Venezia che è il primo in assoluto. La zona che i romani oggi indicano come “ghetto” è all’incirca delimitata da Via Arenula, Via dei Falegnami, Via de’ Funari, Via della Tribuna di Campitelli, Via del Portico d’Ottavia e Lungotevere de’ Cenci. Quello storico invece era molto più ristretto e situato, pressappoco, tra le attuali Via del Portico d’Ottavia, Piazza delle Cinque Scole e il Tevere. 
La sorte di quella zona venne decisa nel 1875 quando il Parlamento deliberò e finanziò la costruzione dei famosi “muraglioni” di arginatura, per difendere Roma dalle piene del suo fiume. Infatti, il solo sventramento necessario alla creazione dello spazio per il tracciato del lungotevere, avrebbe comportato la demolizione di circa metà del vecchio ghetto. 
L’occasione fu propizia per decidere di realizzare una più radicale opera di risanamento, che si concretizzò nel raderne al suolo praticamente ogni edificio e nella creazione degli attuali quattro isolati. 
Dopo il 20 settembre 1870, quando la breccia di Porta Pia decretò la fine dello Stato Pontificio come entità storico-politica e l’annessione di Roma al Regno d’Italia (già proclamato nel 1861), gli ebrei romani avevano stabilito la loro residenza anche in altre zone della città, pur mantenendo un attaccamento particolare per la vecchia area, all’interno della quale, o nelle sue immediate vicinanze, sono tuttora situati i principali punti di riferimento della comunità ebraica romana. 
Laura Campo, nel volume Roma la memoria del ghetto e gli ebrei di oggi (Ibis, pagg. 254, euro 16,00), ci accompagna alla scoperta del quartiere e dei luoghi ebraici della Capitale. L’autrice (giornalista specializzata in turismo culturale e reportage di viaggi in Italia e nel mondo, ha fra l’altro realizzato e pubblicato guide per l’Istituto Geografico De Agostini e per il Touring Club Italiano), ci racconta “quel che della Roma ebraica di oggi, parte integrante dell’immenso patrimonio della Capitale, vale davvero la pena di conoscere. Dai percorsi nei quartieri storici della città, S. Angelo, Trastevere e Monti, fino al “fuori porta” di Ostia Antica, dagli appuntamenti con la cultura e l’arte, ai riti delle feste, dagli eventi più solenni alle iniziative più conviviali”. 
Accennavamo all’antichità del ghetto di Roma. Venne istituito il 12 luglio 1555 da Papa Paolo IV, al secolo Giovanni Pietro Carafa, attraverso la bolla Cumnimis absurdum con il nome “serraglio degli ebrei”, nel rione Sant’Angelo accanto al Teatro Marcello.  E fu scelta la citata zona perché la comunità ebraica, che nell’antichità classica viveva nella zona dell’Aventino, soprattutto in Trastevere, vi dimorava ormai prevalentemente e ne costituiva la maggioranza della popolazione. 
Il 6 ottobre 1586 con il motu proprio Christiana pietas, Papa Sisto V revocò alcune restrizioni che erano state stabilite dal precedente Pontefice e consentì un piccolo ampliamento del quartiere che raggiunse un’estensione di tre ettari. 
Le vicende della Rivoluzione francese e delle conquiste napoleoniche sia pure con anni di ritardo e per un periodo limitato, modificarono le condizioni di vita degli ebrei romani. Il 10 febbraio 1798 le truppe francesi comandate dal generale Berthier entrarono in città. Il 15 febbraio venne proclamata la Prima Repubblica Romana e il 17 dello stesso mese all’interno del ghetto, in Piazza delle Cinque Scole, fu eretto un “albero della libertà”. Il 20 febbraio Papa Pio VI fu costretto a lasciare Roma ed il giorno dopo, a Monte Cavallo, il comandante francese proclamò la parità di diritti degli ebrei e la loro piena cittadinanza. 
Con il passare del tempo, molto cose sarebbero cambiate. E infatti nel 1888 con l’attuazione del nuovo piano regolatore della città, buona parte delle antiche stradine e dei vecchi edifici, malsani e privi di servizi igienici, furono demoliti creando così tre nuove strade: Via del Portico d’Ottavia (che prendeva il posto della vecchia Via della Pescheria), Via Catalana e Via del Tempio. 
Sono scomparsi in questo modo interi piccoli isolati e strade che costituivano il vecchio tessuto urbano del rione, sostituiti da ampi spazi e quattro nuovi isolati più ordinati, ma anche meno caratteristici. In particolare, scomparve anche la caratteristica Piazza Giudea con i suoi edifici degradati, che era uno degli spazi principali di accesso al ghetto: al suo posto oggi si aprono ampie vie. 
Ma un luogo in cui un popolo ha dimorato per così tanto tempo, conserverà sempre il suo spirito, ne custodisce la memoria, i luoghi di culto, i mercati e le botteghe, le tradizioni ed il folklore.
Di tutto questo e di molto altro ancora ci parla dunque l’autrice nella sua guida, ma ci ricorda soprattutto una cosa, che non è scontata per tutti: e cioè “che pochi romani sono più romani degli ebrei di Roma”.

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