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Alla scoperta di borghi e città fantasma tra Roma, Viterbo e dintorni


21/10/2019

di Valentina Zirpoli


Borghi abbandonati, luoghi dimenticati e ormai perduti dove le case, le strade e altre costruzioni frutto della mano dell’uomo sono diventate ormai un tutt’uno con la natura circostante. Sono le cosiddette “città fantasma”, zone che hanno conosciuto il completo spopolamento da parte dei propri abitanti e che restano lì, a futura memoria dei fasti di un passato magari glorioso, e come sfondo scenografico e suggestivo di miti e leggende dai risvolti spesso macabri e lugubri ma pur sempre affascinanti. 
Il Lazio è una regione molto ricca di “città fantasma”, capaci di attrarre turisti e curiosi. 
Di seguito una breve carrellata, che potrà fornire anche uno spunto interessante per una gita fuori porta dal sapore autunnale.

L’Antica Monterano

Monterano, conosciuta anche come Antica Monterano o Monterano Vecchia, è una “città fantasma” situata nella provincia di Roma, nel territorio di Canale Monterano. 
Si erge arroccata sulla spianata sommitale di un'altura tufacea ed è attualmente inclusa nella Riserva naturale regionale Monterano. 
Le rovine dell'antico borgo, per la loro bellezza e la vicinanza a Roma, sono state utilizzate come set per numerosi film sia italiani che stranieri. 
In epoca etrusca questo territorio era consacrato al dio dell'oltretomba Manth. L'associazione al dio degli Inferi Manth derivò probabilmente dall'aspetto tetro e impenetrabile della foresta e dalla presenza diffusa di polle di acqua sulfurea, anticamente considerate un'emanazione del mondo sotterraneo. 
Dal VII secolo a.C. la presenza di un centro etrusco è attestata dal ritrovamento di numerose tombe che occupano i poggi circostanti. Considerata la vicinanza spaziale, l'abitato di Monterano rientrava probabilmente nell'area di influenza politica della città di Cerveteri. Il territorio cominciò a entrare sotto il controllo di Roma negli anni successivi alla conquista di Veio (396 a.C.) e al sacco gallico (390 a.C.).


Il borgo giace in uno stato di rovina dal 1799. 
Possiamo ammirare a tutt’oggi l'acquedotto, recentemente restaurato dalla Provincia di Roma: un'imponente struttura a doppie arcate ancora in ottimo stato di conservazione; il circuito murario con le sue porte; la cattedrale di Santa Maria Assunta con il grande campanile; il palazzo ducale o castello Orsini-Altieri, che rappresenta l'edificio più imponente del borgo, eretto in posizione dominante nella parte settentrionale dell'abitato; la chiesa di San Rocco, adiacente al palazzo ducale, che risale verosimilmente al XV secolo; la chiesa di San Bonaventura con l'annesso convento, costruiti tra il 1677 e il 1679 su impulso della famiglia Altieri e affidati inizialmente agli Agostiniani Scalzi, poi a preti secolari e dal 1719 agli eremiti servi di Maria di Monte Senario (progettato da Gian Lorenzo Bernini); e il cavone, una tagliata viaria etrusca scavata a mezzacosta lungo le pendici meridionali della collina, attualmente non percorribile a causa della caduta di massi dall'alto. 
Monterano è stato set di quasi un centinaio di film a partire dagli anni cinquanta, tra i quali: “Guardie e ladri” (1951), di Mario Monicelli e Steno; “Ben-Hur” (1959); “La cintura di castità” (1967), di Pasquale Festa Campanile; “Brancaleone alle crociate” (1970), di Mario Monicelli; “Il marchese del Grillo” (1981) di Mario Monicelli.

Galeria Antica

Galeria Antica è una “città fantasma” inserita all’interno dell’area naturale protetta denominata “Monumento naturale di Galeria Antica”, istituita nel 1999 nel comune di Roma, in zona Santa Maria di Galeria. 
Usata talvolta come set cinematografico per la conservazione dell'impianto medievale e la relativa vicinanza a Cinecittà, è stata riconosciuta come monumento naturale da Natura 2000 ed è affidata in gestione a RomaNatura. 
Esistono due versioni riguardo alla nascita della città. La prima afferma che fu fondata dall'antico e sconosciuto popolo dei Galerii. La seconda, e più probabile, afferma invece che la città fu fondata nel periodo di dominazione etrusca, riconducibile dalla presenza di alcune necropoli. Gli etruschi battezzarono questo luogo col nome di "Careia" e fungeva come avamposto di guardia per i territori meridionali, tra Veio e Cerveteri. Il dominio etrusco fu spezzato dalla conquista dei romani.


Il calo di abitanti culminò con l'arrivo della malaria durante il XVIII secolo: un'epidemia che infestò l'intero Agro Romano. 
La gente del luogo fuggì dalla città con particolare precipitosità, tanto da lasciare non solo gli attrezzi e i suppellettili, ma persino i cadaveri sui carri che avrebbero dovuto seppellire lontano dalla città. I corpi furono rinvenuti qualche anno dopo l'abbandono di Galeria e furono sepolti mezzo secolo più tardi. Gli abitanti che fuggirono da Galeria, poche decine di persone, si trasferirono solo ad un chilometro dalla città e fondarono un nuovo borgo, Santa Maria di Galeria Nuova. Galeria fu completamente abbandonata nel 1809. 
L'archeologo inglese Thomas Ashby, che visitò le rovine tra il XVIII e il XIX secolo, descrisse il luogo come "uno dei luoghi più belli da visitare per coloro che amano gli angoli isolati nelle vicinanze di Roma" per via della "pittoresca desolazione delle sue strade, semi ricoperte di vegetazione e dei suoi edifici sgretolati". 
Ad oggi sono ben visibili molte case completamente invase dalla vegetazione, che un tempo costituivano il cuore pulsante di Galeria. All'interno della città, durante il medioevo, sorgeva un castello andato distrutto, di cui però restano alcune macerie. Annessa al castello c'era la Chiesa di San Nicola, di cui possiamo ancora ammirare il campanile risalente dal XVIII secolo, che rappresenta tutto quel che rimane della chiesa. Durante l'epidemia di malaria, infatti, la chiesa fu trasformata in un cimitero improvvisato per seppellire i morti. 
Altre costruzioni, tra cui il ponte che sovrasta il fiume Arrone a valle del borgo, si trovano sparse e seminascoste dalla vegetazione un po' ovunque, nei dintorni della zona centrale.

Rocchette e Rocchettine

Nel cuore della Sabina, a pochi chilometri dal confine con l’Umbria, sorgono due borghi gemelli dominati da altrettante fortezze: Rocchette e Rocchettine, costruite allo scopo di proteggere l’importante arteria che metteva in comunicazione Rieti con la valle del Fiume Tevere. Rocchettine, chiamata anche Rocca Guidonesca, fu abbandonata nel ‘700. 
La sua edificazione risale alla fine del XVII secolo o agli inizi del XVIII. 
Presenta sul lato sud una grande torre circolare. 
Nel lato che dà verso nord è possibile invece notare una torre a base quadrata risalente alla prima fase di costruzione del fortilizio. 
Della struttura originaria, ad esclusione della torre quadrata, è rimasto oggi ben poco.


Il Borgo Fantasma di Celleno

Lungo la strada provinciale “Teverina”, che parte da Viterbo fino a sfiorare i confini dell'Umbria, scopriamo il suggestivo “borgo fantasma” di Celleno. 
Conosciuto anche come Celleno Antica o come Castello di Celleno, il cui nome sembra possa derivare dal termine cella, nel significato medioevale di grotta, questo Borgo Fantasma risale all'anno 1026, anche se è probabile la presenza di un insediamento sin dall’età etrusco-romana. 
L'originario insediamento medievale per motivi socio-economici e di instabilità dei pendii fu abbandonato a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo subendo le stesse sorti di numerosi altri centri della Tuscia (ad esempio Civita di Bagnoregio, Calcata, Faleria, San Michele in Teverina, Bassano in Teverina). 
Nei decenni, l'assenza di manutenzione, unita alle programmate operazioni di distruzione degli edifici, ha risparmiato solo la parte architettonicamente più pregevole dell'abitato, quella intorno a piazza del Comune. Qui insistono il Castello degli Orsini, la chiesa di San Carlo (XVII sec.), la chiesa di San Donato (XIII sec.) e altri palazzi dalle significative valenze storico-architettoniche.


Faleria Antica

Faleria Antica è un antico borgo del viterbese che è stato in parte abbandonato. 
Sorge su uno sperone di roccia vulcanica molto fragile, a causa del quale è stato abbandonato. 
Alcuni ritengono che il primo nucleo risalga al X-IX secolo a.C. e che solo successivamente si sia sviluppata l’area urbana. 
In epoca medievale, oltre alla costruzione di nuove abitazioni, venne eretto un muraglione di cinta e il maestoso castello, eretto dalla famiglia Anguillara nell’XI secolo. 
Di probabile origine normanna, gli Anguillara dominarono per lungo tempo incidendo notevolmente sull’aspetto urbano e architettonico del borgo. Oltre al castello infatti fecero costruire un’imponente fortificazione, terminata nel 1290, e ampliarono il tessuto urbano. 
Purtroppo questa zona è stata più volte resa inaccessibile per il pericolo di crolli, pericolo ancora presente nonostante non ci sia nessun tipo di divieto per chi vuole accedervi. 
Così l’antico nucleo di Faleria appare come una “città fantasma” o una sorta di “città proibita” del XXI secolo.


Fonti: 
www.lazionascosto.it 
www.paesifantasma.it

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