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Allarme, compagni! In giro c’è un cane con la... svastica

Il caso del sindaco di Ferrara, Alan Fabbri


14/11/2019

di Sandro Vacchi


Alan Fabbri e Liliana Segre

La notizia della settimana riguarda l’imbecillità umana. Sai che novità! commenterete. Invece merita eccome, poiché in poche righe è stato distillato il compendio delle fake news, come suol dirsi oggi, e della cretineria allo stato puro. 
Poche righe, ho detto, perciò le riporto pari pari, in quanto facilmente possono essere sfuggite. Il Corriere della Sera, un tempo indiscusso numero uno dei quotidiani italiani, poi anch’esso precipitato nel coma in cui versa tutta la stampa in un Paese di diffusissima ignoranza, e che perciò disdegna la lettura, martedì 12 novembre riportava quanto segue: «A Ferrara il sindaco leghista Alan Fabbri propone la cittadinanza onoraria per Liliana Segre. Ma il suo portavoce Michele Lecci “ha un cane di nome Rommel (come il famigerato comandante nazista, n.d.r.) e si autodefinisce il suo Fuhrer”. A sollevare il caso è il deputato Pd Luca Rizzo Nervo, che sui social pubblica le foto di Lecci con il dobermann. Il deputato dem si rivolge poi al leghista Fabbri: “Ritiene compatibile l’assegnazione della cittadinanza onoraria a una donna simbolo della Shoah e la scelta come suo portavoce di chi gioca a fare il Fuhrer?». 
Quando avrete finito di tenervi la pancia dal ridere, cominciate a considerare alcuni punti. 
Primo – Il signor Rizzo Nervo non è un caso clinico, ma la più lampante risposta vivente, anche se non pensante, a chi continua a domandarsi come mai gli eredi del Partito comunista italiano, per autodefinizione i Migliori sulla faccia della terra, continuino a perdere voti esattamente come Alitalia perde soldi. La bellicosa domanda che rivolge al sindaco di Ferrara avrebbe tutta l’aria di essere una barzelletta, una facezia, una presa in giro, se non sapessimo che i piddini, sempre per autodefinizione, sono persone serissime, mica dei cabarettisti alla Berlusconi. C’è perciò da temere che a Rizzo Nervo si siano davvero rizzati i nervi quando ha saputo il nome del fedele cane-portavoce del sindaco di Ferrara, politico suo fiero avversario. 
Esistono alcune strade percorribili da parte di Fabbri e del “fuhrer” Lucci. La prima sarebbe quella di mandare il democratico di ferro a quel paese, o meglio da uno psichiatra pagato dalla Lega, nel tentativo di fare qualcosa per la comunità e l’Italia tutta, che annovera costui fra i propri rappresentanti in Parlamento. 
La seconda strada sarebbe più breve. Il portavoce Lucci potrebbe, proprio visto il mestiere che fa, comunicare allo scandalizzato deputato, al sindaco, alla segreteria del Partito Democratico, all’Ansa e alla BBC che intende cambiare nome al suo cane nazista, contribuendo con il nuovo battesimo alla rieducazione democratica del quadrupede. Come nome gli suggerirei quello di Stalin: potrà star certo che nessuno solleverà obiezioni, sia a destra sia a sinistra, ma tutto al più si farà una risata. 
Secondo – Un deputato della Repubblica, per quanto la categoria sia radicalmente sputtanata, non trova niente di meglio da fare che occuparsi dell’anagrafe canina? Per esempio domandarsi come mai un terzo abbondante degli italiani siano fascisti, secondo i demenziali criteri valutativi del suo partito di dissociati, visto che così definiscono gli elettori di Salvini? 
Faccia la persona seria e sappia quanto segue. Ben prima che lui nascesse andavo a giocare a pallone con altri ragazzini alla vecchia Caserma Gorizia di Ravenna. Dietro il campetto scalcagnato c’erano un orto e un po’ di alberi. Ogni volta che la palla ci finiva in mezzo, noi rubavamo fichi, prugne e more. Il proprietario, applicando un metodo disapprovato dalla Montessori, con la doppietta ci sparava sale grosso nelle chiappe, poi scatenava il suo pastore tedesco, così bonaccione che lo aveva chiamato Hitler. L’impallinatore era uno dei più fieri comunisti della città, assiduo frequentatore della cellula del partito, e aveva un solo cognome, ma di sicuro era meno stupido di chi ne ha invece due ma un solo cervello, per giunta ingrippato. 
Terzo – La sigla n.d.r. significa Nota del redattore, quindi la spiegazione “come il famigerato comandante nazista” è di un giornalista del Corriere, per giunta anonimo, quindi non abbiamo il piacere di conoscere l’occulto redattore, in ogni caso una emerita testa di cavolo, chiunque egli sia, in quanto le cose andrebbero verificate, soprattutto se non le si conosce. 
Ebbene, Erwin Rommel, noto come la Volpe del Deserto, era il più noto e ammirato dei generali tedeschi. Insisteva con Hitler per un ritiro dal Nord Africa, e questo Baffino non lo mandava giù. Dopo lo sbarco alleato in Normandia puntava su un armistizio per salvare il salvabile, si immagini quanta simpatia incontrando nel dittatore, che infatti tentò di farlo fuori con due caccia che mitragliarono la sua auto. Infine, nel ‘44, se non direttamente almeno in modo indiretto partecipò al fallito complotto degli ufficiali per uccidere Hitler. Il folle Adolfo gli propose di suicidarsi col cianuro affinché la sua famiglia non subisse ritorsioni, Rommel accettò e si tolse la vita. 
Definirlo “famigerato comandante nazista”, alla pari del dottor Mengele, di Goebbels, di Heichman, è perciò un falso enorme. Dovuto a un sottile disegno di screditamento dell’avversario? Credo proprio di no: chi ha scritto la bestialità non ha – ahi lui! - l’intelligenza criminale di un Togliatti o di un Beria. La definizione è invece una lampante spiegazione del perché non si vendono i giornali. Lungi da me la pretesa di essere tutti dei Montanelli, e lo dice uno che sbaglia ma cerca sempre di non farlo, però indicare Rommel a quel modo è semplicemente indice di… «Sapete qual è il vero male della nostra categoria? L’ignorantità!». esplodeva in una risata un mio maestro. E un altro gli faceva eco: «Che nella sua forma incurabile si chiama ignorantitudine». 
Umiltà, signori colleghi, e non crediate che avere la tessera da giornalista significhi automaticamente esserlo. Umiltà, anche per non cadere ancor più nel ridicolo. Vedi il punto Quattro – In fondo al trafiletto del Corriere è scritto “riproduzione riservata”. Figlio mio, chi vuoi che te le copi certe minchiate?

(riproduzione riservata)