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Allarme rosso a Hong Kong: i violenti scontri proseguono a oltranza

L’obiettivo principale dei dimostranti è quello di uscire definitivamente dallo status di ex colonia


02/09/2019

di Damiano Pignalosa


Le lancette corrono inesorabili verso una decisione che vede l’intervento effettuato con la forza e non con la democrazia, come unica possibilità da parte di Pechino per sedare le insurrezioni. L’emergenza che sta vivendo Hong Kong è davanti agli occhi di tutti e questa volta più di altre non ci si può girare dall’altra parte facendo finta che non stia succedendo niente.
La verità è che attualmente Hong Kong è ancora bloccata dalle proteste (per il 13° week end consecutivo), nonostante il divieto a manifestare. Per ovviare a questa restrizione, migliaia di persone si sono radunate a Southorn Playground di Wan Chai per l’ennesimo corteo che, con il passare delle ore, si è trasformato in guerriglia. Negli intenti degli organizzatori il raduno doveva essere di carattere religioso (scavalcando i vicoli imposti sulle manifestazioni) e non prevedeva un via libera da parte delle autorità. Queste ultime hanno subito bloccato il servizio di trasporto pubblico e la metro intorno alla sede di rappresentanza della Cina e ai palazzi governativi con conseguente utilizzo di lacrimogeni e cannoni con acqua colorata di blu a Harcourt Road per rispondere alle provocazioni dei manifestanti che hanno lanciato pietre, bombe molotov e usato i puntatori laser. Alcuni di questi hanno anche innalzato barricate per poi disperdersi.
L’obiettivo dei manifestanti di Hong Kong è ottenere due cose: maggiore libertà e democrazia, soprattutto da parte del governo cinese che, senza dubbio, da sempre controlla l’andamento geopolitico dell’ex colonia. Ci sono tanti strumenti che il Dragone utilizza per controllare il territorio. Si parte dalla politica locale: nel 2017, per esempio, è stata approvata una legge che prevede che ogni candidato leader di Hong Kong – eletto poi tramite il voto – sia pre-approvato da una commissione apposita, per lo più filo-cinese, e che sia poi vagliato del governo di Pechino. 
Un altro strumento del governo cinese per mantenere il controllo su Hong Kong è quello degli arresti arbitrari di dissidenti o semplicemente persone considerate dannose per il Partito comunista. Nonostante la legge sull’estradizione sia stata sospesa, la Cina continua a bypassare le norme che regolano l’arresto di abitanti di Hong Kong e il loro trasferimento nella Cina continentale. 
Un altro potente strumento della Cina è la manipolazione delle informazioni, sia attraverso il controllo totale di Internet nel Paese (ma non a Hong Kong) sia tramite la fabbricazione di moltissime notizie false. La prima cosa da sapere è che Hong Kong è fuori dal cosiddetto “Great Firewall”, cioè il “muro” informatico di censura e sorveglianza che la Cina impone all’interno del suo territorio, non permettendo per esempio il libero accesso a siti e social network stranieri (tipo Facebook, Instagram, Twitter ecc…). Questo significa che il Partito comunista cinese è in grado di manipolare molto efficacemente tutte le informazioni che arrivano in Cina, anche sul tema delle proteste a Hong Kong, che sono presentate per lo più come atti di disordine pubblico organizzati da bande criminali e appoggiati da stati stranieri. Secondo la propaganda cinese, i manifestanti di Hong Kong non starebbero protestando a favore di più democrazia e libertà, ma vorrebbero che il territorio autonomo si staccasse definitivamente dalla Cina, diventando indipendente.
Insomma, l’eterna lotta tra dominio e democrazia continua senza esclusione di colpi come un tuffo nel passato che non vuole aver fine. Questo braccio di ferro sta colpendo senza pietà l’intera economia di Hong Kong, che vede i primi segnali di recessione con la fuga da parte di aziende e turisti. Tutto ciò non può essere sottovalutato, perché rappresenta un indice di pericolosità potenziale in aumento che potrebbe sfociare in interventi sempre più duri da parte di Pechino, che non ha nessuna voglia di negoziare ma, al contrario, vuole imporre in maniera ferma e decisa le proprie volontà.
Restiamo alla finestra sperando che la situazione possa restare nei normali canoni di civiltà e rispetto della dignità umana, augurandosi che almeno questa volta sia la democrazia e la libertà di espressione a dettare la via per una giusta cooperazione tra i due Paesi e nel mondo intero…  

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