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Alle radici della complessa crisi della coscienza europea

Pietra miliare della storia delle idee, il libro di Paul Hazard analizza il periodo compreso tra la fine della Controriforma e l’avvento dell’Illuminismo


09/12/2019

di Tancredi Re


Ogni anno si pubblicano migliaia di libri. Solo pochi, però, scalano la classifica delle vendite. Ancor meno, per non dire rarissimi, sono quelli che, indifferentemente dal fato che godano di più o meno largo consenso nel pubblico e nella critica, lasciano il segno e diventano longevi. Cioè sfidano il tempo e finiscono per diventare dei “classici”. 
Qualche esempio? Tra i libri più antichi, la Bibbia, il testo sacro della religione ebraica e cristiana, L’epopea di Gilgameš, ciclo epico di ambientazione sumerica, la Divina Commedia di Dante Alighieri, Il Milione di Marco Polo. E, tra quelli più recenti, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, la saga di Harry Potter di J. K. Rowling, Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien, Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, Il Codice Da Vinci di Dan Brown, Lolita di Vladimir Nabokov. 
Se lasciamo il campo dei testi sacri, dei poemi, della narrativa e ci spostiamo nella saggistica, se ne trovano ancora di meno. Uno di questi è La crisi della coscienza europea di Paul Hazard (Utet, pagg. 367, euro 15,00), che senza tema di smentita si può considerare un “classico” della storia delle idee. 
Il libro (La crise de la con science européenne 1680-1715) analizza il periodo compreso tra la fine del Seicento, quando l’Europa era ancora percorsa dalle tensioni della Controriforma, e l’inizio del secolo dei Lumi. 
Un periodo caratterizzato da scoperte (le Americhe e l’Oriente, muove terre e nuove vie commerciali, si ampliano i confini del mondo fino ad allora conosciuto), dall’insinuazione del dubbio sull’autenticità delle credenze tradizionali e delle “verità rivelate” (Baruch Spinoza e Richard Simon), dall’approfondimento dell’intelletto umano (John Locke), e dal calcolo infinitesimale (Gottfried W. Leibniz e Isaac Newton), che costituisce il sostrato sul quale attecchirà e si svilupperà l’Illuminismo e la moderna civiltà del diritto.   
È proprio in quegli anni ricchi di fermenti che Hazard (grande storico francese di letteratura comparata e delle idee che ha insegnato alla Sorbona e al Collège de France morto nel 1944) coglie il momento di trasformazione collettiva che avrebbe definito l’identità culturale dell’Europa. Un’identità resa fluida e non priva di contraddizioni, frutto del turbamento dinanzi all’alterità, all’eresia, e all’audacia intellettuale di una generazione di filosofi, scienziati, artisti, storici, letterati, che, da un angolo all’altro del Vecchio Continente, disseminano il terreno con il loro seme in grado di generare il cambiamento, rompendo con la tradizione e aprendo la strada della Modernità. 
“Era il documento più vivo e sintetico di quello che si stava vivendo in Francia, ma anche in Europa, e ancora nel mondo americano - scrive nell’introduzione Giuseppe Ricuperati - ma insieme anche qualcosa di più: la scoperta di un itinerario nuovo, o forse, di un paesaggio insospettato e atteso, in un viaggio che diventa comune. Il viaggio era quello del ritorno all’Illuminismo che percorre tutta la cultura occidentale, dopo la crisi definitiva del Romanticismo, ma soprattutto di fronte alle culture della barbarie, dal Fascismo, al Nazismo, al Franchismo”.

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