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Anatomia della Grande Guerra (1914-18), l'"inutile strage" costata 16 milioni di morti

Amedeo Ciotti approfondisce le cause che consentirono di scatenare il primo conflitto mondiale con un focus sull’Italia. La ricerca si muove su binari in parte ancora inesplorati


11/06/2018

di Giambattista Pepi


La Prima guerra mondiale fu un conflitto armato che coinvolse le principali potenze mondiali e molte di quelle minori tra il luglio del 1914 e il novembre del 1918. Chiamata inizialmente dai contemporanei “guerra europea”, con il coinvolgimento successivo delle colonie dell’Impero britannico e di altri paesi extraeuropei tra cui gli Stati Uniti d’America e l’Impero giapponese prese il nome di guerra mondiale o anche Grande Guerra. Lo scoppio della guerra segnò la fine di un lungo periodo di pace e sviluppo economico della storia europea, noto come Belle Epoque e pose termine anche a un lungo periodo di stabilità politica europea: iniziato nel 1815 con la sconfitta definitiva della Francia napoleonica e continuato per tutto il XIX secolo, vide svolgersi solo conflitti a carattere limitato che, tuttavia, finirono col minare e inasprire progressivamente i rapporti diplomatici tra le potenze europee e i relativi giochi di alleanze. 
Il conflitto ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo. A causa del gioco di alleanze formatesi negli ultimi decenni del XIX secolo, la guerra vide schierarsi le maggiori potenze mondiali e rispettive colonie, in due blocchi contrapposti: da una parte gli Imperi centrali (Germania, Impero austro-ungarico e Impero ottomano), dall’altra gli Alleati rappresentati principalmente da Francia, Regno Unito, Impero russo e, dal 1915, Italia. 
Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa) di cui oltre 9 milioni caddero sui campi di battaglia; si dovettero registrare anche circa 7 milioni di vittime civili, non solo per i diretti effetti delle operazioni di guerra ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie. Non a caso Papa Benedetto XV, che pure si era prodigato – senza risultati - per far cessare il conflitto e durante quegli anni aveva elaborato diverse proposte di pace tra i paesi belligeranti, riferendosi alla Grande Guerra, con la Nota del 1° agosto 1917, la definì “inutile strage”.  
La guerra si concluse l’11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l’armistizio imposto dagli Alleati. Alcuni dei maggiori imperi esistenti al mondo – tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo – si estinsero, generando diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell’Europa. 
Uno degli argomenti storici più dibattuti è l’origine del Primo conflitto mondiale e, nonostante le cinquemila opere che sono state scritte in merito, la materia continua a suscitare un vivo interesse. L’ultimo libro sull’argomento si intitola 1914-1918 perché quella guerra (Armando editore, pagg. 224, euro 24,00) ed è stato scritto da Amedeo Ciotti, insegnante di scienze umane e storia negli istituti secondari di 2° grado e docente di filosofia e storia alla libera Università per adulti “Igino Giordani” di Tivoli (Roma). 
Nel libro, l’autore indaga approfonditamente sulle cause che consentirono di scatenare la Grande Guerra, riconoscendo, in primo luogo, l’incapacità degli uomini dell’epoca di rendersi conto della realtà del mondo in cui vivevano, a seguito dei cambiamenti intervenuti dopo la Rivoluzione industriale. Ciotti, inoltre, analizza il “caso” italiano e la ricerca si muove su binari in parte inesplorati fino ad oggi. 
Per individuare le cause fondamentali del conflitto bisogna risalire innanzitutto al ruolo preponderante della Prussia nella creazione dell’Impero tedesco, alle concezioni politiche di Otto von Bismark, alle tendenze filosofiche prevalenti in Germania e alla sua situazione economica; un insieme di fattori eterogenei che concorsero a trasformare il desiderio della Germania di assicurarsi sbocchi commerciali nel mondo. A questi si aggiunsero i problemi etnici interni all’Impero austro-ungarico e alle ambizioni indipendentiste di alcuni popoli che ne facevano parte, il timore che la Russia generava oltre frontiera soprattutto nei tedeschi, la paura che tormentava la Francia fin dal 1870 di una nuova aggressione che aveva lasciato una forte animosità verso la Germania e, infine, l’evoluzione diplomatica del Regno Unito da un atteggiamento di isolamento a una politica di attiva presenza in Europa.

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