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Anche Grillo, il rivoluzionario, si inchina a Mario Draghi

Risultato? Sono tanti i fenomeni da baraccone che si aggregano al suo volere. Per non perdere la poltrona


08/02/2021

di SANDRO VACCHI


Siamo davvero un popolo di santi, poeti e navigatori, impossibile negarlo. 
Chi è più santa di gente che in dieci anni si è ritrovata guidata soltanto da primi ministri mai eletti? Chi è più poeta di un popolo che passa con acrobazie politiche e verbali da destra a sinistra, dal disopra al disotto? E chi, meglio di noi, naviga in mari sempre procellosi, mai tranquilli né trasparenti, anzi spesso inquinatissimi: mari di m....? 
L'ultimo Governo (si fa per dire) era guidato da un illustrissimo sconosciuto autonominatosi “avvocato degli italiani”. Qualche mese più tardi i suddetti sudditi si sono resi conto che, se il Conte Dracula si fosse presentato all'Avis per donare sangue, sarebbe stata la stessa cosa. Portavoce del premier più gagà che un Paese occidentale abbia mai avuto – e questo sarà a lungo un primato insuperabile del signor Pochette –, era tale Rocco Casalino, detto Roccobello dai giornalisti della salta stampa, manovrati dal potentissimo concorrente del “Grande Fratello Vip”, la trasmissione televisiva più idiota che mente umana abbia mai concepito. L'ultima serie, tanto per dire, ha vissuto per mesi su un drammatico interrogativo: Elisabetta Gregoraci aveva o no trombato con un tizio di cui nemmeno sua madre ricorda il nome? Vip, vero? Very Idiot People. Con fare dittatoriale, Roccobello si gingillava coi pennivendoli, ma si preoccupava soprattutto del suo amichetto del cuore cubano, investitore compulsivo e perdente in cose finanziarie più grandi di lui. 
Questi due artisti da avanspettacolo guidavano una truppa di scappati da casa incapaci di tutto, e di avanzi nostalgici di riunioni di cellula capitanati da un uomo di ferrea tempra come Luca Zingaretti... Anzi, Nicola, ma ogni italiano sa chi è il commissario Montalbano, mentre solo i condòmini conoscono suo fratello. Il suddetto condominio una volta si chiamava PCI, ma per la vergogna ha cambiato nome tre volte, pur rimanendo nei secoli fedele a un intangibile comandamento: comandare a ogni costo, anche se gli elettori li mandano sistematicamente a spazzare il mare. Anzi, meglio ancora: c'è più gusto a fotterli. 
La compagnia dei ministri era non una compagnia di giro, ma piuttosto un film di fantascienza. Un giovane sbarbatello uscito dallo stadio di Napoli sostenne, affacciato al balcone come un certo romagnolo, cose mai declamate nemmeno da Gesù Nazareno o da Buddha: “Abbiamo sconfitto la povertà!” Poiché la Neurodeliri quel giorno era chiusa per sciopero (il Covid nessuno sapeva ancora cosa fosse) il giovanotto fu premiato per cotanta fantasia con la nomina a ministro degli Esteri. Poco male: l'Italia nel mondo conta quanto me a una cena a Buckingham Palace. 
Altri fenomeni da baraccone del bestiario grillino erano una ministra dell'istruzione fan dell'Ikea, la quale imponeva un'invenzione machiavellica come i banchi di scuola con le rotelle. Permalosissima, oltre che invidiosa, non digeriva che qualche collega avesse conquistato l'attenzione dei sudditi fornendoli di monopattini costosissimi. Gli ultracinquantenni lo hanno sentitamente ringraziato, essendo il monopattino il loro mezzo di locomozione abituale, soprattutto se abitano sull'Appennino. 
Una elemosina chiamata reddito di cittadinanza, la fiera opposizione a tutto ciò che sapesse di ventunesimo secolo e non di luddismo deficiente (v. gli anti Tav), una vocazione manettara e tutt'altro che garantista sostenuta dal loro massimo aedo, Marco Travaglio, sono solamente alcune perle partorite dai poeti surrealisti al Governo. 
Per un anno e mezzo questo circo di pagliacci totalmente incapaci ha mandato l'Italia a ramengo, pur di non togliere il disturbo lasciando libere poltrone foderate d'oro: metallo quasi mai visto dalla banda di poveracci, precari, co.co,co, periti tecnici falliti e signorine-buonasera. Fra tutte spiccava una urlatrice di rango più di Mina, tale Paola Taverna, assertrice di un dogma: «Mai con quelle merde del PD!». Infatti... 
Ma hanno l'abitudine, questi uomini d'onore, di dire una cosa e di fare il suo esatto contrario. Il giovinotto pulitino vestito in Lebole che ha sconfitto la povertà, non nel secolo scorso urlava indignato perché fosse votato l'impeachment a Mattarella, neanche il Muto Quirinalizio fosse Donald Trump. Il tempo di un battito di ciglia e amici come prima. 
Di fronte allo scempio perpetrato dai dilettanti allo sbaraglio, ai quali moltissimi italiani avrebbero davvero voluto far vedere non cinque, ma cinquemila stelle, la “lima surda” palermitana si è rotto i “cabasisi”, come dice il suo conterraneo Montalbano. Si è ricordato di essere il garante della Costituzione e del buon nome della ditta che presiede, per cui ha sfoderato tutta la sua grinta da Rambo. 
Per smuoverlo è però dovuto scendere dai colli toscani il Campione dei campioni, l'Imbattuto e Imbattibile, il Cincinnato desideroso di fare Cin Cin e brindare a un esecutivo dove lui, col suo fantasmagorico 2 per cento, contasse almeno dieci colte tanto. 
Il campione di modestia francescana, il disinteressato salvatore della patria, l'uomo che tutto il mondo ci invidia per la sua rettitudine morale, il rispetto della parola data e la specchiata condotta, risponde al nome di Matteo Renzi, Lui proprio non ce la fa, come un gatto con le sardine (a proposito, che fine hanno fatto i simpatici ragazzotti?), non ce la fa a non comandare, fosse pure una pompa di benzina. In famiglia si sono rotti le scatole e gli dicono di continui: «O grullo, che tu non ci hai nulla da fare? Le tu bischerate valle a rifilare ai gonzi!». 
Il campionissimo, capace di imprese storiche come prendere un partito asfittico, portarlo al 40 per cento alle elezioni europee, in un attimo rivoltarlo come un calzino, poi far quasi dimezzare i consensi al partitone e fondare un proprio partitino, veniva brutalmente preso per i fondelli proprio per il peso della sua creatura: come il più piccolo della classe. Tutti a dargli del bischero e dell'ingenuo. Eppure il partitucolo Italia Viva, per i nemici fantasiosi Italia Morta, ha tolto le sue due ministre all'esecutivo dicastero più debole, zoppicante e incompetente a nord dell'Equatore. 
Che la creatura fosse il frutto di un patto incestuoso fra due partiti incompatibili come il PD e i Cinque Stelle era balzato da tempo agli occhi del furbissimo fiorentino insuperabile in un gioco di società chiamato Fotti il Prossimo. Per informazioni rivolgersi a Enrico Letta. Sta' sereno. 
Crisi di Governo, dunque, e la larga maggioranza dei connazionali bombardava i “social” di ruggenti cinguettii. «Renzi lo asfaltiamo come Salvini!», annunciava Roccobello. Oltre a sconfiggere la povertà sono specializzati in fantagiochi in cui si accorgono di perdere quando è troppo tardi. Hanno dichiarato: «Ci siamo schierati con Renzi e adesso siamo costretti a sorbirci Draghi». 
Ecco il nome magico: quello dell'ex governatore della Banca d'Italia ed ex presidente della BCE, l'uomo che ha salvato l'euro ad ogni costo. “Whatever it takes!”. E via tutti a omaggiarlo e a stendergli tappeti rossi, pur di liberarsi dei mentecatti. C'è chi ha rinnegato il padre e la madre, chi si è scoperto vocazioni europeiste sconosciute fino a ieri (Matteo Salvini), chi non ha escluso alleanze di governo con gente ritenuta uguale a Totò Riina fino a due ore prima. 
La lega di Salvini farebbe salti di gioia per partecipare a un governo Draghi. Il PD pure. Allora qualcosa non torna, data l'incompatibilità fra liberismo e statalismo. Ma il carro su cui salire è grande, tutti stravedono per Super Mario, europeista convintissimo ma indipendente e non servo della baronessa Ursula. Tutti a esaltarlo come quando un campione arriva in una squadra e i tifosi urlano “Gol !!!” ancor prima che lui tocchi un pallone. 
La sola che mantiene la posizione sovranista e anti Bruxelles è Giorgia Meloni: «Un'opposizione è necessaria», ha detto. 
Se le cose andassero come stanno andando, Draghi sarebbe riuscito in imprese come: sgretolare il centrodestra, asfissiare il PD mettendo in pista Salvini o, meglio ancora, una persona accettabile per forza come Giulia Bongiorno, Liberare Bruxelles dello sgraditissimo Salvini antieuropeista, data la sua conclamata conversione al fronte opposto per una ragione di bottega. La Lega di Bossi non esiste più. Se fosse in vita farebbe la fine del PCI e dei suoi eredi, Gli industriali del Nord, leghisti in larga maggioranza, hanno un bisogno indifferibile dei fondi europei, e si mangerebbero vivo Salvini se rimanesse su posizioni ideologiche superate dai fatti. 
Il ventunesimo secolo ce l'abbiamo già da vent'anni. Draghi non l'abbiamo ancora, e comunque, se passerà da Palazzo Chigi, lo farà per traslocare in fretta al Quirinale: lo sanno anche i poppanti. A quel punto sarà meglio avere un buon paracadute, perché con ogni probabilità torneranno in pista i santi salvatori della patria, i poeti che una ne pensano e dieci ne fanno, e i navigatori buoni per tutte le stagioni. Il funerale è soltanto rimandato.

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