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Antonio Patuelli: "Il denaro è a buon mercato, famiglie e imprese devono servirsene"

Dopo i nuovi stimoli monetari adottati dalla Bce, il presidente dell’Abi sollecita il Governo a introdurre, nella prossima legge di bilancio, elementi volti ad accrescere la fiducia degli operatori economici e a favorirne gli investimenti. In tale ambito l’Ue ha un’occasione storica per cambiare e l’Italia può esserne protagonista 


30/09/2019

di Giambattista Pepi


Antonio Patuelli

Il denaro non è mai stato così a buon mercato. I tassi sono bassi e lo resteranno per un tempo indefinito: famiglie e imprese ne devono approfittare. Se il Governo, nella legge di bilancio 2020, fornirà gli spunti giusti per accrescere la fiducia degli operatori economici, gli investimenti ripartiranno. 
Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria Italiana (Abi), nell’intervista che ci ha concesso, va dritto al “cuore” della madre di tutte le battaglie: quella della crescita impalpabile ed evanescente. Che da diversi lustri caratterizza la nostra economia incapace, nonostante gli incentivi, le agevolazioni, gli stimoli forniti dagli esecutivi che si sono succeduti negli ultimi due decenni, di svoltare ed accelerare nello sviluppo economico. 
Al “capezzale” dell’illustre ammalato si sono alternati cattedratici, scienziati, medici, nel tentativo di diagnosticare la stato cronico di uno sviluppo insufficiente e inadeguato, nonché apprestare la terapia idonea a guarirlo. Vanamente. Ma, nonostante il quadro dei conti pubblici non sia entusiasmante, e la schiera dei pessimisti e delle prefiche sia cresciuto negli ultimi mesi, Patuelli vuol vedere il bicchiere mezzo pieno. “Quello che si va delineando quest’anno è un quadro di conti pubblici migliore di quello ipotizzato un anno fa, nonostante la mancata crescita del prodotto interno lordo: si è speso meno di quanto preventivato per finanziare il reddito di cittadinanza e quota 100; lo spread si è abbassato e il clima di dialogo e distensione con le Istituzioni comunitarie può favorire la concessione di maggiore flessibilità sui conti e favorire gli investimenti a sostegno del sistema produttivo”. 
Da sola, però, l’Italia non andrà molto lontano a meno che nel frattempo l’Unione europea sia capace di assumere tutte le iniziative per riformarsi e rilanciarsi. “Questa - insiste il banchiere ravennate - dovrebbe essere una legislatura ricostituente per il Parlamento e la Commissione europea con un maggior spirito di iniziativa, senza più ripiegarsi su se stessa com’è avvenuta con la uscente Commissione Juncker”.

Cosa cambia per il credito alle famiglie e alle imprese con le misure adottate dalla Bce? Il denaro sarà ancora più a buon mercato? 
“Il denaro è talmente a buon mercato che si rischia di pensare che questo possa essere un fatto eterno. Siamo in una fase eccezionale, di fortissimi incentivi alla ripresa e i tassi infimi lo sono ormai da molti anni e lo saranno per un tempo ancora indefinito. Quindi è bene cogliere l’occasione di tassi così bassi. Apprezzo molto che le famiglie lo stiano facendo. Da anni sono in continuo, costante incremento i mutui alle famiglie. Per quello che riguarda le imprese, le risposte sono a macchia di leopardo sia merceologica, sia territoriale e ci vuole una maggiore spinta di fiducia, perché il cosiddetto cavallo, cioè gli investimenti delle imprese, beva di più. Confido che la legge di bilancio 2020, che sarà presentata tra qualche settimana, contenga quegli elementi che incoraggino la fiducia anche delle imprese, non solo delle famiglie, e ne favoriscano gli investimenti.

Come banche avete chiesto alla Bce di non penalizzarvi in questa fase di riforma del modello di governance, Francoforte ha risposto con due novità: una lieve modifica alle condizioni del prestito concesso con le Tltro e un tasso di remunerazione più favorevole su parte delle riserve depositate. Siete soddisfatti? 
Sì. Nel senso che la Bce e il suo presidente Mario Draghi anzitutto hanno tenuto in conto le legittime aspettative per quel che riguarda i complessi meccanismi per i prestiti di liquidità alle banche di tutta Europa, sia per quelle che sono le penalizzazioni sui depositi delle banche commerciali presso la Bce e le altre Banche centrali. Prima di quest’ultimo provvedimento solo la riserva obbligatoria depositata nella Bce era esente da penalizzazione. Il resto dei depositi era penalizzato con un tasso del meno 0,40 per cento. 
Questo era un provvedimento eccessivo perché le banche rispondono a quelle che sono le necessità delle famiglie e delle imprese e, quindi, devono avere delle riserve più abbondanti rispetto a quelle obbligatorie di liquidità. E il luogo tipico di deposito è la Bce e, per il nostro Paese, la Banca d’Italia. Con le nuove regole è stata tenuta in conto la necessità di lavoro delle banche sulla liquidità quotidiana corrente e, di conseguenza, apprezziamo questa decisione. 

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha proposto un “patto con i contribuenti” per incentivare l’uso di pagamenti digitali al posto del contante. Ha aperto un tavolo di lavoro con l’Abi per la riduzione dei costi delle piccole transazioni. 
Premetto che da due anni c’è una normativa europea vigente anche in Italia che prevede costi bassi per le carte di debito, come Bancomat, e per quelle di credito. Quelle che vengono dagli Stati Uniti o da altri Paesi extra europei sono fuori da questa regolamentazione. L’Abi deve rispettare tutte le norme europee e italiane che riguardano l’antitrust. Noi, come Abi, non abbiamo la possibilità di definire prezzi e costi. È in corso un dialogo tecnico con il ministero dell’Economia e delle Finanze per approfondire tutte le potenzialità giuridiche e tecniche per sviluppare nelle forme di maggiore economicità l’uso dei pagamenti digitali.

La manovra finanziaria 2020 è sfidante per il Governo ed è un cantiere aperto. Ma l’economia è stagnante e questo non aiuta i decisori nel disegnare la legge di bilancio 2020. Cosa ne pensa del quadro dei conti pubblici e dello scenario macro che si prospetta per l’Italia? 
Quello che si va delineando quest’anno è un quadro di conti pubblici migliore di quello ipotizzato un anno fa, nonostante la mancata crescita del prodotto interno lordo.

Perché è migliore? 
Perché anzitutto il costo a consuntivo della sperimentazione del reddito di cittadinanza e di quota 100 è molto inferiore a quello preventivato. E quindi vi è un respiro maggiore per la finanza pubblica. La seconda ragione è che abbiamo uno spread che, dopo molti mesi frizzanti, si è ridotto: questo significa meno costi per le nuove emissioni del debito pubblico da parte dello Stato. La terza ragione è che le Istituzioni della Repubblica stanno vivendo una fase di maggior dialogo con le Istituzioni dell’Unione Europea. 
L’Italia ha anche conseguito un importante portafoglio economico con Paolo Gentiloni commissario all’Economia, come avevo chiesto e auspicato. Quindi vi sono maggiori possibilità di dialogo per la cosiddetta flessibilità che riguarda chiaramente soprattutto gli investimenti. Chiaramente noto un lavorio costruttivo per la possibilità di trovare le risposte anche inedite e per realizzare la riduzione del cuneo fiscale che è il punto di maggiore criticità e che è stato indicato da tutte le parti sociali nella riunione che si svolse a luglio scorso a Palazzo Chigi”. 

L’area dell’euro vede assottigliarsi la crescita. La Germania è in recessione tecnica. L’Italia è al palo. Con alto debito pubblico, export in contrazione, bassi consumi, il nostro Paese rischia la crisi? 
Il nostro Paese rischia la crisi da 15 anni. È stato in crisi, poi è riemerso e continua a stare a cavallo di numeri sempre piccoli di Pil. Ho un’aspettativa consistente nella capacità di iniziativa per la ripresa da parte della nuova Commissione europea. Confido che sia più favorevole a sostenere la ripresa di quanto lo sia stata la quinquennale Commissione Juncker. Se vengono inserite delle misure non solo di politica monetaria della Bce, ma anche di politica economica da parte della Commissione europea più coerentemente favorevoli alla ripresa produttiva, noi avremo più fiducia per gli investimenti.

Con l’elezione del Parlamento europeo e la formazione della nuova Commissione comincia per l’Ue una legislatura che potrebbe rivelarsi decisiva per il rilancio. A suo giudizio quali sono le riforme indispensabili da mettere in agenda? 
La prima cosa è già avvenuta. In sostanza i popoli dell’Unione hanno dato un compito alla nuova legislatura: di essere più proattiva proprio per la crescita della stessa Ue. Oggi c’è meno scetticismo e c’è più disponibilità di iniziativa istituzionale ed economica. A mio avviso bisogna risolvere i problemi dove si sono arenati. Si sono impantanati da quando non è entrata in vigore la nuova Costituzione oltre dieci anni fa. L’Ue ha bisogno di una legge fondamentale, i Trattati sono necessari ma non sufficienti. C’è bisogno di una nuova fase costituente. Sono trascorsi cinque anni da quando è entrata in vigore l’Unione bancaria. Questa dovrebbe essere una legislatura ricostituente per il Parlamento e la Commissione europea con un maggior spirito di iniziativa senza più ripiegarsi su se stessa, come fece, a tratti, quella uscente di Juncker.

La formazione del nuovo Governo è stata vista con piacere dalle cancellerie europee e il clima è di reciproca comprensione e dialogo. L’Italia potrà tornare ad avere quel ruolo storico di federatore che ha avuto in Europa? 
Lo deve. Oggi ha anche degli strumenti a disposizione per dimostrarlo. Ho buona valutazione dell’indipendente Enria al vertice della vigilanza europea. Gli italiani hanno in questo momento posizioni rilevantissime. Abbiamo ancora per qualche settimana, al vertice della Bce, Mario Draghi. Abbiamo la presidenza del Parlamento europeo, la presidenza delle Commissioni Affari costituzionali ed Economica e monetaria ed anche la presidenza del coordinamento delle commissioni europee. Inoltre abbiamo il Commissario europeo all’Economia. Di conseguenza nessuno potrà dire che gli italiani non sono sotto rappresentati nelle Istituzioni europee. Questo è il momento di far fruttare queste presenze. E di inserirsi nella cabina di regia che già ragione per il dopo Brexit.

A proposito, che ne pensa della Brexit? 
Dimostra che l’uscita dall’Unione europea è una scelta drammatica, pesante. Anzitutto per chi la pone in essere.

A che punto sono le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro dei bancari? 
Vi è un dialogo costruttivo in corso che sta già raggiungendo i primi risultati, ad esempio sulle evoluzioni conseguenti all’applicazione delle nuove tecnologie e un calendario fitto di incontri. Sono molto interessato a un dialogo qualificato e costruttivo in termini lungimiranti da parte di coloro che hanno funzioni diverse, ma lavorano tutte nell’interesse dell’economia produttiva, come sono coloro che lavorano nelle banche.

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