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Aria di tempesta sui mercati ma le Borse si riprenderanno

Secondo l’analista Filippo Diodovich, i listini azionari hanno subìto perdite consistenti ma l’inversione di marcia è nell’aria. E il consiglio per i risparmiatori? Diversificare, investendo in azioni, obbligazioni, oro e petrolio. Ma sempre mantenendo un po’ di liquidità


22/10/2018

di Giambattista Pepi


Dopo una lunga stagione di crescita dei mercati azionari, con performance mai viste prima e sostanziosi rendimenti per gli investitori, dal 2018 lo scenario dell’equity è cominciato a mutare. A calare per primi sono stati i listini dei Paesi emergenti (con Pechino in testa), che hanno accusato perdite anche vistose a causa dell’escalation della “guerra” commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina e dell’apprezzamento del dollaro. Anche le Borse europee hanno vissuto un periodo in chiaroscuro, e per diverse cause. Se da un latoha pesato il mancato accordo tra Regno Unito e Commissione Europea sulla Brexit, dall’altro ha inciso la discussa approvazione della manovra finanziaria da parte del Governo italiano, risultata alquanto indigesta ai mercati. 
A eccezione degli Stati Uniti (dove nonostante alcune recenti sedute pesanti, Wall Street ha proseguito il trend positivo iniziato all’indomani della Grande Crisi) le performance annuali nel Vecchio Continente sono sprofondate in territorio negativo. Tanto è vero che i mercati tedesco, italiano e spagnolo hanno perso su base annua tra il 10,5% e l’11,5%, mentre il calo di Parigi si è limitato al 3,9 per cento. 
Per comprendere meglio le ragioni di questo malessere delle Borse, Economia Italiana.it ha intervistato Filippo Diodovich, analista di IG. Il quale ha tenuto a precisare che i mercati azionari europei sono stati trainati a lungo dall’ottimo andamento di quelli americani. Tuttavia nelle ultime sedute è stato registrato un forte aumento delle tensioni nelle piazze finanziarie, principalmente legate alla “guerra” commerciale ingaggiata dagli Stati Uniti verso diversi Paesi, in primis la Cina, per ridurre il disavanzo della bilancia commerciale. 
Anche i timori per un’accelerazione del processo di rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed hanno favorito lo spostamento degli investimenti dall’azionariato verso il mercato del reddito fisso. Questo mentre in Europa continuano a farsi sentire i problemi di coesione tra i Paesi membri e, in particolare, con l’Italia per via di una manovra che ha preso le distanze dagli obiettivi del Patto di Stabilità e Crescita e del Fiscal Compact. 
Nonostante il potenziale di crescita dell’economia europea, rispetto a quella americana, che sembra avviarsi verso l’epilogo di un ciclo espansivo, i listini europei piuttosto che guadagnarci stanno perdendo.  Complici, come già accennato, le tensioni tra alcuni Paesi membri, per non parlare delle asprezze nel dialogo tra Commissione europea e Italia sul caso dei migranti e sulla futura legge di Bilancio. Tuttavia, nonostante tali tensioni, si ritiene che l’Europa possa beneficiare di un ulteriore processo di rilancio della crescita economica.  

I mercati del reddito fisso stanno tornando a diventare appetibili. Crescono i rendimenti dei Treasury americani, così come stanno crescendo quelli di Paesi periferici Ue come l’Italia (vedi BoT e BTp). 
L’aumento dei rendimenti nei titoli obbligazionari ha provocato uno spostamento di liquidità dall’azionario verso il reddito fisso. Vediamo i rendimenti in crescita sia nel medio-lungo termine, sia nel breve. Dal 3,25% dei Treasury a dieci anni, al 2,75% di quello di durata biennale cominciano ad essere interessanti. Lo stesso vale per il mercato italiano con rendimenti che sono saliti notevolmente specie nelle ultime aste di BOT e BTP. E’ vero che bisogna prestare molta cautela sul mercato obbligazionario. Consigliamo sempre di considerare le obbligazioni sia governative, sia corporate purché siano investment grade. In passato si cercavano le obbligazioni high yield, che garantiscono un più elevato rendimento, ma sono anche più rischiose. In questo periodo di tensioni finanziarie è meglio puntare su obbligazioni investment grade. 

E gli alternativi? Le quotazioni dell’oro hanno visto un’impennata dopo mesi di ribassi. L’oro può essere inserito nel portafoglio di un investitore? 
Sì. Sia l’oro, sia, aggiungerei, il petrolio, vista la crescita delle quotazioni sui mercati. Anche se si tratta di due investimenti differenti: il primo è un bene-rifugio per proteggere il portafoglio da shock esterni, il secondo va considerato come un investimento a maggior rischio, ma siamo nel campo delle materie prime. 

Come investire il proprio risparmio in questo periodo senza farsi male? 
Chi punta sull’azionario, punta su un comparto di investimento aggressivo, ma deve sapere che questi mercati stanno soffrendo e, quindi, c’è più rischio di prima. Per avere un portafoglio in grado di resistere a tensioni esterne, occorre sicuramente diversificare. Proporrei, pertanto, di suddividere il portafoglio dell’investitore così: 60% di azioni, 25% di obbligazioni investment grade, 10% di investimenti alternativi (oro e petrolio) e 5% di liquidità. 
Per quanto riguarda in particolare l’obbligazionario, quel 25% si potrà, a sua volta, suddividere in questo modo: 15% di imprese, preferendo Bond di società europee investment grade e il 10% di obbligazioni emesse da Stati Uniti e da alcuni Paesi europei. Per l’azionario, il 60% andrebbe suddiviso così: 50% Europa (compresa Italia con un 10%), 5% Stati Uniti e 5% Giappone. Per i settori sarebbe consigliabile puntare su utilities, energetico, industriale, ma riducendo l’esposizione sul settore del lusso e sul comparto finanziario e bancario. 

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