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Banda "ultra larga", Italia fanalino di coda

E' questo uno dei tanti motivi che tengono lontano dal nostro Paese le imprese straniere


09/10/2017

di Artemisia


Tra i numerosi motivi che tengono lontane le imprese estere dall’Italia, c’è la mancanza di una rete di banda ultra larga all’altezza del moderno sistema di telecomunicazioni. In questo il nostro Paese, nonostante i massicci investimenti, non è ancora concorrenziale. In base a uno studio presentato dalla Commissione europea, che fa un’analisi comparativa degli effetti delle politiche dei partner nella UE, ci collochiamo agli ultimi posti per copertura di fibra ottica.
Il 71,8 per cento della popolazione è coperta da reti ad almeno 30 Megabit (in fibra), contro la media Ue del 76 per cento. Nel 2012 ci fu una battuta d’arresto, in quanto alcuni operatori avevano smesso di investire in innovazione e questo ha accumulato un ritardo che si fa sentire ancora oggi. Nel 2012 la copertura era al 14 per cento, quattro volte in meno rispetto alla media. Poi i fondi pubblici europei e le reti in fibra Vdsl2 (fibra ottica fino agli armadi stradali) ci hanno fatto aumentare di molto la popolazione coperta e superare la Francia, però siamo ancora al 26esimo posto su 31.
Altre rilevazioni sono addirittura meno generose sulla diffusione della fibra ottica. Secondo EY, ad aprile scorso la copertura era solo il 63 per cento mentre Tim riferisce che il 70 per cento è stato raggiunto in estate. 
Ma il problema non è tanto la posizione in classifica, quanto i problemi che si celano dietro questo ritardo. 
Secondo il ministero dello Sviluppo economico, solo il 2,7 per cento degli edifici di abitazione è raggiunta dalla fibra ottica con velocità da 1 Gigabit e oltre. Inoltre, per questioni di bilancio, gli investimenti stanno rallentando e questo fa sì che tra tre anni ci saranno ancora troppi italiani senza fibra ottica. 
L'Europa vuole che al 2025 tutte le scuole, stazioni ferroviarie, aeroporti, tutte le aziende che lavorano molto in digitale e le principali pubbliche amministrazioni siano connessi a 1 Gigabit in download e upload. In aggiunta, tutte le case europee, anche in campagna, devono essere coperte da reti 100 Megabit che possano essere potenziate a 1 Gigabit. 
L'altro problema è che gli abbonamenti in fibra procedono troppo lentamente. Ora circa 3 milioni di famiglie sono abbonate (quasi il doppio rispetto al 2016), ma è molto poco rispetto a quelle già coperte. Solo il 12 per cento degli utenti raggiunti da una rete in fibra in effetti vi si abbona, secondo quanto riferiscono a Repubblica da Tim e Fastweb. I dati internazionali dicono che gli operatori hanno bisogno di almeno il 30 per cento di tasso di adozione per il ritorno sugli investimenti. 
Ma c’è un altro problema a monte, cioè che deve essere ancora completato il piano di banda larga. Si sarebbe dovuto concludere nel 2013, ma a causa di ricorsi in tribunale e lentezze della burocrazia, è ancora in corso di realizzazione. Il programma banda larga nasce per superare il digital divide, sostenendo con risorse pubbliche gli investimenti nelle aree a fallimento mercato. Ossia quelle dove i privati non avrebbero avuto sufficiente ritorno economico a investire. E queste in Italia sono molto estese. I lavori proseguono a rilento a causa dei contenziosi. Spesso chi non ha vinto una gara per l’assegnazione dell’appalto fa ricorso. Ma anche se finora la società pubblica ha sempre vinto, i tempi rallentano. Un altro freno è la burocrazia. Il Mise lamenta che i permessi per costruire la rete della fibra arrivano con cinque, sei mesi di ritardo.

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