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Basta un niente per cambiare per sempre la vita di un uomo

Nell’abisso della disperazione con l’argentino Gustavo Malajovich. Mirino puntato anche su Rebekah Frumkin, Francesco Gerbi e un bonsai di Andrea Monticone


23/04/2019

di Mauro Castelli


E chi lo conosceva l’argentino Gustavo Malajovich, un architetto di 56 anni (sposato con Paula e padre di due figli, Maria e Theo) fortunatamente prestato sia alle sceneggiature televisive che alla narrativa di settore? Noi no di certo, se vogliamo essere onesti e che l’editore ci perdoni, tanto da aver guardato con distaccato sospetto la copertina di un suo lavoro di sette anni fa, Il giardino di bronzo (pagg. 504, euro 19,00, traduzione di Pierpaolo Marchetti), dato alle stampe dalla Sem. Ovvero la Società Editrice Milanese, che si propone all’insegna di un accattivante slogan: “Ogni libro è un universo. Far nascere i libri e sviluppare il loro potenziale è quello che sappiamo e che vogliamo fare”. 
In realtà né il titolo, imparentato a maglie molto larghe con il thriller e tradotto pari-pari dall’originale, né l’immagine di copertina rappresentavano un biglietto da visita da sballo. Ma siccome in ogni giallo che si rispetti niente è quello che sembra - e poi se un libro ti arriva su carta (un regalo che si ripete ogni volta per chi è cresciuto con il profumo dell’inchiostro ancora impresso nelle pagine) non puoi fare a meno di saggiarne i contenuti - ci siamo dedicati a briciole di lettura. 
Rendendoci subito conto che questo autore ci sa fare: dando voce a una storia che non lascia nulla al caso, a personaggi dei quali non puoi fare a meno sia nel bene che nel male. Il tutto a fronte di ambientazioni cupe e misteriose pronte a regalare spessore a una storia, messa in scena in quel di Buenos Aires, per certi verso non nuova, ma raccontata come si conviene. Imbastendola, come ha avuto modo di annotare il critico del quotidiano La Razón, su piste false, polizia corrotta, giustizia lenta, mafia, traffici di persone e di droga. Insomma, tutti gli ingredienti che possono fare di una storia una bella storia. 
In buona sostanza Il giardino di bronzo si propone come un romanzo nel quale si racconta la battaglia di un padre, Fabiàn Danubio, contro un sistema cinico e corrotto soltanto perché vuole ritrovare la figlia. Un lavoro peraltro dal taglio cinematografico, tanto da essersi meritato l’approdo sul piccolo schermo per Netflix. 
Fabiàn Danubio, si diceva, un architetto insoddisfatto del proprio lavoro e del suo matrimonio, con una moglie che soffre di una forte depressione. In tale contesto la figlia di quattro anni rappresenta un raggio di sole, l’unica ragione della sua vita. Un giorno però la bambina e la baby sitter scompaiono mentre stanno andando a una festa di compleanno. Il solo indizio è una frase che la piccola ha detto al padre qualche giorno prima su un misterioso “uomo del giardino”. 
Fabiàn si ritrova così in un incubo che durerà per anni. Allo shock iniziale si sostituisce la speranza, che lentamente si trasforma in delusione e in senso di impotenza. In una Buenos Aires dove la polizia è corrotta, la disperazione diventa il motore che muove le azioni del protagonista. Il quale, con l’aiuto di uno stravagante detective privato, dalla mente acuta e dotato di un pensiero divergente, scava dove in apparenza sembra non esserci nulla da scoprire e dove finisce per trovare una flebile traccia da seguire. 
“La vicenda copre l’arco di un decennio, durante il quale le ricerche della bambina, tra piste false e poliziotti inefficienti, arrivano a un punto morto. Una battaglia infinita contro un sistema sbagliato che diventerà l’unica ragione di vita di un padre che dalla metropoli si spingerà nell’Argentina più rurale e misteriosa in un viaggio dentro un orrore incomprensibile”. In altre parole un romanzo che merita di essere letto. 


Voltiamo libro. Sempre per i tipi della Sem è arrivato sugli scaffali delle nostre librerie Questioni di famiglia (pagg. 408, euro 18,00, traduzione di Luigi Maria Sponzilli), brillante quanto impegnato romanzo d’esordio firmato dalla statunitense Rebekah Frumkin, docente di scrittura e letteratura sia alla Northeastern Illinois University che alla University off Illinois-Chicago, oltre a proporsi come Visiting Assistant Professor di Fiction Writing alla Louisiana State University. Complice una laurea in giornalismo conseguita frequentando lo Iowa Writers 'Workshop e la Medill School of Journalism. 
Insomma, una mano calda capace di travasare emozioni e fatti violenti in una specie di dark comedy (umana e profonda, simbolica ed evocativa, volta a farsi carico di una vigorosa quanto imprevedibile realtà) imbastita sulla storia di due famiglie di Cleveland estremamente diverse, i cui destini finiranno per intrecciarsi per sempre. A fronte di una vicenda che si snoda a raggiera “beccando” qua e là nel vissuto degli Stati Uniti. Così si va dalla sparatoria della Kent State alle marce di protesta in quel di Chicago, fino alle Everglades in Florida, spaziando nel tempo che separa i figli del boom economico dai millenials. Passando ovviamente per quella che è stata definita la Generazione X. 
Detto questo spazio a una breve sinossi. Reggie Marshall ha passato tutta la vita a cercare di vivere onestamente, ma una serie di sfortunate circostanze lo costringe a lavorare per la mafia ebraica di Cleveland e a diventare uno spregiudicato trafficante di stupefacenti. Leland Bloom-Mittwoch Sr. è invece un tossicodipendente megalomane che ritiene la cocaina una specie di medicina
Cosa succede è presto detto: in una notte sbagliata un affare di droga va a monte, nel senso che scompare una valigia contenente un quarto di milione di dollari. E le vite e le famiglie di questi strani personaggi ne rimangono irrimediabilmente coinvolte. Perché quel tragico errore metterà in moto una serie di eventi strani, inaspettati, inquietanti e purtroppo anche inevitabili. 
Questo romanzo, “incendiario e toccante”, si addentra appunto fra le gioie e i dolori di due famiglie predestinate, catalogando i “disordinati capolavori” che i vari personaggi della vicenda (in cerca di amore, coca, denaro e salvezza) fanno delle loro vite. Senza mai perdere di vista i rispettivi sentimenti. 
A conti fatti, Questioni di famiglia abbraccia una saga che attraversa la storia americana moderna all’insegna del sorriso e della suspense. Giocando a rimpiattino, con intelligente e a volte brutale abilità, fra le pieghe delle debolezze e delle tante, troppe vergogne della gente. A partire dalle mal digerite devianze sessuali. Commedia umana profonda, simbolica, evocativa e significativa, che tratteggia in modo vigoroso e vivido la realtà. 


Il terzo suggerimento per gli acquisti si rifà alla penna di Francesca Gerbi, nata il 29 aprile 1989 a Bra, ma che ora - sposata con Mauro, il “nostalgico cultore della bellezza” al quale è dedicato il suo ultimo libro - vive fra Corneliano d’Alba e San Damiano d’Asti dove si propone come consigliere comunale. 
Forte di una laurea in Lettere e dell’iscrizione all’ordine dei giornalisti nell’elenco dei pubblicisti, Francesca scrive per la Gazzetta d’Alba e collabora con il giornale cornelianese La chiacchiera. Per contro sugli scaffali aveva debuttato alla fine del 2017 con Cicatrici oltre il buio, concedendo il bis un anno dopo con Una torre ci vuole… per poi tornare in questi giorni sugli scaffali con E’ stato Baudelaire (pagg. 100, euro 12,50), un romanzo breve, o racconto lungo che dir si voglia, edito da Buendia Books, la giovane casa editrice indipendente che ha per simbolo una farfalla gialla, “il primo insetto che si mostra non appena il gelo cala e le giornate si allungano”. 
A tenere la scena di E’ stato Buadelaire è un delitto irrisolto e mai dimenticato da parte di un assassino che si firma appunto Baudelaire. Un brutale omicidio sul quale indagano un maresciallo e una giornalista. Il maresciallo è Antonio Rodda, burbero, single incallito, uno di quegli uomini per cui gli anni non passano (A certo che u r’è propi an bel öm, “Certo è proprio un bell’uomo” secondo sua madre e le sue amiche). Portandosi ancora dietro, nonostante ultimamente si proponga trasandato e invecchiato, una buona dose di charme. 
Lui tanto abile nelle indagini quanto poco incline a elargire informazioni alla stampa. A sua volta Fulvia Grimaldi è la giornalista caparbia e intraprendente cui si accennava. Ma cos’ha in comune questa strana coppia? Che entrambi sono stati segnati da una tragedia: il brutale assassinio della quattordicenne Marina nel 1992, migliore amica di Fulvia e unica macchia nella carriera di Rodda. 
Si tratta di una ferita mai rimarginata, un mistero irrisolto in un angolo apparentemente tranquillo della provincia Granda. Un omicidio peraltro senza spiegazioni e rimasto senza un colpevole. Ma anche un incubo che li perseguita ancora, oggi più che mai: perché Baudelaire è tornato, con i suoi messaggi in versi e il suo carico di ricordi e segreti. 
Toccherà quindi ai nostri due protagonisti tornare ad esaminare quel che era successo in quegli anni terribili, a ricostruire vicende, volti e storie, a spalancare porte sigillate e abissi oscuri e profondi. Perché nulla è come sembra: l’aguzzino sa assumere forme insospettabili, e il male di vivere si annida in luoghi inattesi, tra amene colline, paesi senza tempo e animi quieti come acqua. 
In sintesi: una buona prova, che - a parte qualche peccato veniale al seguito - si nutre di una scrittura alla mano, senza fronzoli. A fronte di una vicenda che gioca a rimpiattino, sempre con il dovuto garbo, fra passato e presente. 
A questo punto un passo indietro. Buendia Books, si diceva: una realtà che si muove nel segno dell’artigianalità, nel senso che si prende cura di ciascuna opera, dalla selezione allo sviluppo dell’idea-progetto fino alla sua realizzazione e alla relativa promozione. Muovendosi peraltro anche in un ambito di diversificazione. Puntando ad esempio sui libretti bonsai, proposti a un prezzo simbolico nel formato 10,5x15, peraltro firmati da autori di un certo peso che hanno accettato la scommessa. 
Come nel caso di Andrea Monticone, cronista di nera, classe 1972, che - oltre da regalare preziosi consigli alla citata Francesca Gerbi - ha dato voce alla serie thriller incentrata sul fantasioso capitano dei carabinieri, in seguito diventato colonnello, Gabriele Sodano. Colonnello che ora rimette in pista nel lavoro mignon La mano del morto (pagg. 48, euro 3,00), una storia imbastita su un giocatore d’azzardo pugnalato a morte, un messaggio enigmatico e una bisca governata dalle cosche mafiose. Ed è appunto in tale pericoloso contesto - fra risse, giocatori di poker e ballerine tuttofare - che il nostro uomo dovrà trovare la “Donna di Quadri”.

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