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Bellezze marine (sommerse e non) di Napoli e dintorni tra parchi, scogliere, grotte e... fiordi


25/09/2019

di Valentina Zirpoli


L’Italia è un Paese straordinariamente ricco di bellezza, vanto in tutto il mondo per la sua storia, la sua arte, i suoi paesaggi e la sua cucina. Città, borghi, piazze e monumenti costituiscono il nostro inestimabile tesoro. 
Ma non solo. C’è un patrimonio che rimane nascosto agli occhi dei più ed è rappresentato dalle meraviglie marine (sommerse e non) custodite nei secoli dalle acque e dai suoi abitanti. 
E’ nel Golfo di Napoli e nei suoi dintorni che possiamo scoprire questi mondi paralleli capaci di attirare il turismo subacqueo proveniente non solo dall’Italia ma da tutto il mondo.

Il Parco Sommerso di Gaiola 
Il Parco sommerso di Gaiola è una piccola area marina protetta di 42 ettari di mare che circonda le Isole della Gaiola e che si estende dal Borgo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi. 
L'area è incastonata nel paesaggio costiero di Posillipo, a poca distanza dal centro della città di Napoli. La sua peculiarità è dovuta alla fusione tra elementi vulcanologici, archeologici e biologici. 
Sui fondali del Parco è possibile osservare i resti di porti, ninfei e peschiere attualmente sommersi a causa del lento sprofondamento della crosta terrestre. Tutti questi sono in gran parte afferenti alla Villa Imperiale di Pausilypon, affiancata dai resti dell'imponente Teatro del I secolo a.C., appartenuti al liberto romano Publio Vedio Pollione e oggi parte del Parco archeologico di Posillipo aperto nel 2009. 
Dopo la battaglia di Azio nel 31 a.C., il liberto Publio Vedio Pollione decise di trascorrere gli ultimi suoi giorni tra la Gaiola e la baia di Trentaremi. Qui fece costruire Villa Pausilypon (“sollievo dal dolore”). 
Alla Villa Imperiale si accede attraverso la Grotta di Seiano, un traforo lungo 770 metri scavato in epoca romana nella pietra tufacea. Detta anche Villa di Pollione, fu fatta erigere nel I secolo a.C. dal cavaliere romano Publio Vedio Pollione e alla sua morte, avvenuta nel 15 a.C., grazie alla sua posizione molto ambita, divenne dunque residenza imperiale di Augusto e di tutti i suoi successori. Molto interessanti, in vari punti delle vestigia, sono le presenze delle condutture dell'acquedotto (rivestite in malta idraulica), segno di ulteriore opulenza di chi vi soggiornava. 
L'ultimo ad abitarla fu Publio Elio Traiano Adriano.


Accanto alla Villa, Publio Vedio Pollione fece costruire anche un teatro di 2000 posti, un odeon per piccoli spettacoli, un ninfeo e un complesso termale. 
Le strutture dell'imponente Villa si estendono fin sotto la superficie del mare e sono tutelate dall'istituzione della limitrofa Area marina protetta Parco Sommerso di Gaiola, che interessa tutto lo specchio acqueo ai piedi del promontorio di Trentaremi ed intorno alle Isole della Gaiola. 
I resti di altre domus romane si possono scorgere a Marechiaro, lungo la spiaggia, oppure alla Calata Ponticello, risalendo il borgo. Sulla scogliera, invece, andando verso la Gaiola, si può ammirare ciò che rimane della "Villa degli spiriti" anche detta “Villarosa”, a cui sono legate molte leggende.


“Villa degli Spiriti” fu costruita nel I secolo a.C. ed era un ninfeo alle dipendenze della Villa di Publio Vedio Pollione. 
Per alcuni, si tratta dei resti di un "murenaio", cioè una struttura adibita all'allevamento di murene, serpenti marini considerati prelibati, che ancora a fine anni degli anni ‘80 erano presenti. 
Le vasche sono sommerse perché il livello del mare nei secoli si è alzato, ma è possibile vederle ancora oggi chiaramente. 
Il Palazzo fu scoperto per la prima volta nel 1840 dall’ingegnere Guglielmo Bechi. 
La leggenda attribuisce a questo luogo una fama sinistra: fu chiamata “Domus praestigiarum” cioè “Casa delle stregonerie”. Secondo la leggenda popolare, la villa è abitata da spiriti e fantasmi antichi e ne sono testimoni i vecchi pescatori e marinai di Marechiaro. Secondo le loro testimonianze, si sentirebbe un dolce lamento provenire da una figura luminosa che suona la cetra. Accostandosi nelle vicinanze, i barcaioli giurano di aver udito invocare poesie da questa figura e che l’abbiano riportate nei versi latini, pur ignorando la lingua e i poemi. 
E’ noto che all’inizio del 1900, accanto all’isolotto della Gaiola, fosse visibile un edificio romano, (semi sommerso) chiamato “La Scuola di Virgilio” dove, durante il Medioevo, il poeta mantovano si stabilì per praticare le sue arti magiche e insegnando agli adepti. Si ritiene da secoli che questa punta di costa fosse impregnata da energie occulte, scelto come luogo di forze per studi esoterici. Un’altra leggenda metropolitana sostiene che lo specchio d’acqua della Gaiola sia maledetta a causa delle porzioni e filtri versati da Virgilio Mago, notte tempo. 
Il Parco sommerso di Gaiola ha anche una notevole importanza biologica: l'estrema complessità geomorfologica dei suoi fondali e la continua vivificazione delle sue acque, garantita dal favorevole sistema di circolazione delle acque costiere, hanno permesso l'insediamento in pochi ettari di mare di numerose comunità biologiche marine tipiche del Mediterraneo.

Il Parco sommerso di Baia 
Chiamato anche la piccola “Atlantide romana” o “Pompei sommersa”, il Parco di Baia è un’area marina protetta che si trova a nord del Golfo di Napoli, nel contesto del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, ed è uno dei rari esempi di tutela archeologica e naturalistica subacquea nel Mediterraneo. L’area è suddivisa in quattro zone principali: il Ninfeo di Claudio, Portus Julius, la Villa dei Pisoni e la Villa a Protiro. 
Il Ninfeo sommerso è costituito dai resti di un intero complesso termale. 
Sott'acqua è possibile ammirare la ricostruzione di statue marmoree e la via herculanea. 
Ci troviamo nei pressi dove è stato ritrovato il ninfeo dell'imperatore Claudio, che attualmente si trova nel museo all'interno del Castello aragonese di Baia. 
Portus Julius fu commissionato nel 37 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa durante la guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo. La grandiosa struttura portuale, adibita ad arsenale della flotta di Miseno, era collegata attraverso un canale navigabile ai laghi di Lucrino e D’averno. Oggi è possibile vedere i resti della struttura portuale ed alcuni mosaici. 
La Villa dei Pisoni del i secolo a. C. apparteneva alla famiglia patrizia dei Pisoni che organizzò un complotto contro l’imperatore Nerone. Il complotto fu scoperto e la villa fu espropriata passando direttamente nelle mani dell’imperatore. Quello che oggi è possibile ammirare attraverso un percorso sommerso guidato consiste in un ampio giardino circondato da un portico e da corridoi. Lungo un lato del giardino è possibile ammirare il complesso termale, mentre dall’altro lato vi sono una serie di stanze di servizio che conducono alla parte marittima della casa con ampie vasche per l’allevamento dei pesci. 
Villa Protiro rappresenta la struttura urbana dell’antica Baia: una strada sulla quale si affacciano una serie di taverne e una villa privata. La villa a Protiro è così chiamata a causa del suo particolare piccolo porticato. Una serie di stanze si affacciano su un atrio centrale dal quale ricevono la luce. Attualmente in una di questa stanze è possibile ammirare splendidi mosaici composti da piastrelle bianche e nere che creano un motivo esagonale.



Il Fiordo di Furore 
A Furore, cittadina della Costa di Amalfi, in provincia di Salerno, si trova il Fiordo di Furore. 
Si tratta in realtà di una ría, cioè un ristretto specchio d'acqua posto allo sbocco di un vallone a strapiombo, creato dal lavoro incessante del torrente Schiato, che da Agerola corre lungo la montagna fino a tuffarsi in mare. 
Questo sito è Patrimonio Unesco e il suo nome ha due origini. La prima deriva da una leggenda che narra che il Diavolo visitò il comune di Furore ma, cacciato dagli abitanti, fuggì furioso dopo aver mangiato per sbaglio delle ortiche. Secondo gli storici, però, il nome gli è dato dal vigore con cui le onde si infrangono sugli scogli. 
Il luogo accoglie un minuscolo borgo marinaro che fu abitato, tra gli altri, da Roberto Rossellini e da Anna Magnani, che era allora sentimentalmente legata al regista e che fu l'interprete di un episodio di quello stesso film. Un piccolo museo a essi dedicato è ospitato in una delle casette. 
Il fiordo è inoltre scavalcato dalla strada statale mediante un ponte sospeso alto 30 m, dal quale, ogni estate, si svolge una tappa del Campionato Mondiale di Tuffi dalle Grandi Altezze. All'interno del fiordo si trovano lo Stenditoio e la Calcara, due edifici utilizzati per le produzioni locali. Lo Stenditoio era usato per asciugare i fogli di carta ricavati dalle fibre di stoffa. La Calcara invece era adibita alla lavorazione delle pietre per l'edilizia locale.


La Grotta Azzurra e la Grotta dello Smeraldo 
La Grotta Azzurra è una cavità carsica che si apre nel versante nord-occidentale dell'isola di Capri. Prestigioso ninfeo dell'età romana, ha una apertura parzialmente sommersa dal mare, dalla quale filtra la luce esterna che - in questo modo - crea un'intensa tonalità blu di colore, che rappresenta la caratteristica peculiare dell'antro. 
In età romana, ai tempi di Tiberio, la Grotta era utilizzata come un ninfeo marittimo. L'antro, infatti, costituiva una vera e propria appendice subacquea ad una villa augusto-tiberiana detta di Gradola, oggi ridotta a pochi ruderi. Testimoni di quest'utilizzo sono le numerose statue romane, rappresentanti Poseidone, un tritone ed altre creature marine che in origine dovevano esser state disposte lungo le pareti della caverna. Le statue, trovate nel 1963 dopo alcune indagini archeologiche, sono oggi custodite nel Museo della Casa Rossa. 
Fu l'archeologo Amedeo Maiuri, impegnato in diverse indagini archeologiche a Capri nel Novecento, ad intuire il carattere di ninfeo marittimo della grotta Azzurra. 
Dopo il tramonto dell'Impero romano, la Grotta fu condannata ad un lungo e inesorabile declino. Alcune antiche leggende capresi volevano la Grotta abitata da spiriti e diavoli.


In Costiera Amalfitana, nel territorio del comune di Conca dei Marini, si trova la Grotta dello Smeraldo, una cavità carsica parzialmente invasa dal mare scoperta nel 1932 dal pescatore Luigi Buonocore. Prende il nome dalle tonalità smeraldine che assume l'acqua per via della luce solare filtrata attraverso una fenditura sottomarina che la collega all'esterno col mare aperto. 
È alta circa 24 metri e al suo interno si innalzano colonne di oltre 10 metri formate dalle unioni di numerose stalattiti e stalagmiti formatesi nei millenni. 
Nel suo fondale dal 1956 si trova un presepe sommerso con pastori in ceramica di Vietri presso cui ancora oggi i pescatori depongono dei fiori ai piedi del Gesù Bambino, nel periodo natalizio. Nelle sue acque vive una rara specie di celenterati, animali marini che abitano in luoghi dove non c’è luce. 
Le sue particolari caratteristiche sono dovute anche al fatto che in origine si trovava sotto il livello del mare, ma il bradisismo ne ha provocato l’abbassamento durante i secoli.


Fonti: 
www.baiasommersa.it 
www.parcoarcheologicosommersodibaia.it 
www.areamarinaprotettagaiola.it  
www.grandenapoli.it

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