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Bitcoin, una "criptovaluta" pericolosa: cosa sapere per non rischiare di scottarsi

Se ne parla tanto, soprattutto in termini di opportunità, ma spesso a sproposito. In effetti il meccanismo che li regola è complesso. In quanti sanno - ad esempio - chi li ha inventati, come si possono acquistare, come utilizzarli, come gestirli e quali saltafossi nascondano? Ha forse un senso, ragionando con la testa e non con le aspettative del portafogli, un aumento annuale a quattro cifre?


08/01/2018

di Mauro Castelli


Il dibattito è aperto: ha una sua ragione d’essere il Bitcoin, la cripto-valuta che in un anno ha regalato aumenti del 1.500 per cento quando, nel nostro quotidiano, ci dobbiamo confrontare con tassi a ridosso dello zero, se non addirittura negativi? È forse una specie di albero della cuccagna, con il quale chiunque può fare quattrini a palate senza doverseli sudare? In effetti mai unasset class (ovvero uno dei diversi investimenti finanziari presenti sul mercato) aveva fatto realizzare simili performance. Fermo restando che questa “divisa” altro non è se non l’applicazione più nota della blockhain, la tecnologia che promette di innovare profondamente gli attuali modelli economici. 
Inoltre, di questa nuova realtà, non si sa molto, a partire dal nome di chi l’ha inventata il 3 gennaio 2009, poco dopo il fallimento della Leman Brothers e l’esplosione della più violenta crisi economica e finanziaria di tutti i tempi. Ma di chi si tratta? Di un personaggio che vive a ridosso della leggenda metropolitana. Ovvero del matematico di origini giapponesi Satoshi Nakamoto. Secondo i più una bufala, in quanto dietro a questo pseudonimo si nasconderebbe un gruppo di persone espertissime in tecnologia informatica (detto fra noi, sapevate che all’Università di Milano Bicocca c’è una cattedra che si occupa di Bitcoin e Blockchain Technology?). 
In buona sostanza il Bitcoin - citando il collega e amico Pierangelo Soldavini - è una moneta emessa sulla base di un algoritmo che ne governa il rilascio in Rete, facendo le veci della Banca centrale: sono poi i miners, i minatori, a occuparsi della certificazione sulla titolarità e sui passaggi dalle singole monete, in un sistema distributivo sul modello del web. Ma sono necessari programmi sofisticati ed enormi capacità di calcolo per risolvere le righe di codice e impossessarsene. Un affare in ogni caso appetitoso, a fronte di un mondo che, almeno sulla carta, è arrivato a valere oltre 250 miliardi di dollari di capitalizzazione. E se consideriamo le altre 1.300 cripto-valute su piazza (sì, perché il Bitcoin non è il solo a tenere banco, anche se quello al centro della maggiore attenzione) si arriva a superare quota 400. Ma c’è anche chi azzarda cifre a ridosso dei mille miliardi. 
A questo punto vediamo di addentrarci nella non facile tematica, cercando di dare delle risposte agli interrogativi dei risparmiatori. Risposte che, purtroppo, in molti casi semplici non sono. 
Come funzionano i Bitcoin? - Precisiamo subito che questa valuta non esiste in forma fisica, e questo dovrebbe già far riflettere, in quanto si tratta di un file elettronico, peraltro fortunatamente non duplicabile o falsificabile. Tutte le transazioni vengono certificate da una rete di computer dopo essere state decrittate, controllate e registrate, per poi approdare in un registro pubblico, sempre attivo nell’online, a disposizione di tutti. Purtroppo o per fortuna quindi, decidete voi, chiunque può far parte di questa rete attraverso un software open source scaricabile liberamente. 
Bitcoin, prezzi alle stelle come i bulbi dei tulipani in Olanda nel 1600? - Certe bolle speculative sono sostenute dall’entusiasmo degli investitori più che da una oculata stima del valore del bene. Con molti risparmiatori convinti che se il prezzo di un “prodotto” è già cresciuto in maniera esagerata, in ogni caso continuerà su questa strada. Un esempio per tutti: nell’Olanda del diciassettesimo secolo si registrò il primo caso di bolla speculativa finanziaria, curiosamente legato alla coltivazione dei tulipani. Cosa successe è presto detto. L’offerta delle varietà più richieste di questo fiore, arrivato il secolo precedente dalla Turchia, era limitata e così i prezzi lievitarono alla follia. Basti pensare che il costo di un bulbo di Semper Augustus passò dai mille fiorini del 1623 ai tremila di due primavere dopo, periodo in cui il salario annuo medio del Paese era intorno ai 150 fiorini. Poteva durare? Certamente no. E fu il patatrac. 
Ecco perché consigliamo la massima prudenza con i Bitcoin, in quanto un investimento ad altissimo rischio. Magari ricordando un’altra bolla speculativa: quella che negli anni Novanta aveva interessato il mondo del web, a causa della quale sono ancora in molti a leccarsi le ferite. E oggi ci siamo a ridosso. Un esempio? La speculazione che ha investito la LongFin, sbarcata lo scorso 14 dicembre al Nasdaq, con un balzo in avanti del mille per cento in pochi giorni. Il prezzo dell’Ipo era di 5 dollari; il giorno dopo i titoli erano quotati 22 e, tempo altre 48 ore di mercato, erano balzati a 78 dollari, regalando alla società una capitalizzazione fittizia di 6,5 miliardi. Vorrà dire qualcosa il fatto che dietro questa azienda ci sia un acceso sostenitore di tecnologie e monete innovative, convinto che ogni informazione valga milioni di dollari? Motivo di riflessione anche il crollo avvenuto a cavallo di Natale, con i Bitcoin in caduta libera (la perdita registrata in due giorni è stata infatti intorno al 40 percento). 
Rivoluzione finanziaria o solo speculazione? - Non c’è una via di mezzo fra sostenitori e detrattori dei Bitcoin. Secondo i primi si tratta di una rivoluzione finanziaria, alla stregua di quanto avvenuto in altri campi, come per la posta elettronica oppure per gli Mp3 in campo musicale; secondo gli altri, che sono la maggioranza, questa valuta elettronica si propone alla stregua di tanto fumo e poco arrosto, con il rischio di scottarsi e non poco. Anche perché il fatto che il suo valore sia lievitato a dismisura non rappresenta certo una garanzia. Semmai un grosso rischio speculativo, che potrebbe costare anche l’azzeramento, da un giorno all’altro, dell’intero patrimonio investito. Tanto più che si ritiene che il 40 per cento del patrimonio in Bitcoin sia in mano ad appena un migliaio di persone. 
Favorevoli e contrari - Fra i sostenitori del no a questa moneta, ad esempio, sono il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, secondo il quale i Bitcoin dovrebbero essere dichiarati fuorilegge, e il presidente di Ubs, Alex Weber, che a sua volta mette in guardia gli investitori ritenendola una divisa pericolosa; per contro si schierano a favore un numero uno come Bill Gates, che li ritiene invece - esagerando - più sicuri del dollaro, e Peter Smith, amministratore delegato di Blockchain, convinto che l’esplosione dei prezzi possa ancora continuare. Due correnti di pensiero contrapposte, ma a quale credere? 
I pro e i contro - Se un individuo si trova a confrontarsi con problemi irrisolvibili, ad esempio vivendo in un Paese sull’orlo del default, potrebbe infilare i suoi Bitcoin in una chiavetta e poi emigrare in lidi più sicuri. Il rovescio della medaglia? Questa innovativa moneta si dimostra decisamente instabile. Chi mai vorrebbe investire, tanto per citare, nell’acquisto di una casa facendo un mutuo con una moneta il cui valore ha sbalzi da fantascienza? 
Una inaspettata quotazione - Primo passo per regalare credibilità ai Bitcoin è stata la loro quotazione, lo scorso 11 dicembre, nell’ambito dei derivati della Borsa di Chicago, che in meno di due mesi ha portato da tre a sette i contratti agganciati a questa moneta digitale. Un debutto da gestire con prudenza, a detta delle grandi banche, che in effetti non si fidano della loro maxi-volatilità, peraltro gestita quasi esclusivamente dalla domanda speculativa. Con tutti i rischi annessi e connessi. Intanto anche il Nasdaq di New York si prepara a lanciarsi sui derivati in Bitcoin, ma all’insegna di una adeguata cautela in quanto non è facile gestirne i margini con uno strumento così volatile. 
Si rafforzano le richieste di regolamentazione -  Si tratta, a detta di molti, di un mondo “criptico” che deve essere regolamentato. Per questo motivo la Francia - stando a indiscrezioni riportate da Afp - vorrebbe portare la problematica all’attenzione del prossimo G20 in quanto i rischi di “speculazione e di finanziamenti illeciti” sono sotto gli occhi di tutti. 
Bitcoin uguali all’oro? - Sempre più spesso il ruolo dei Bitcoin viene comparato con quello dell’oro come mezzo di pagamento. Ma attenzione, c’è una bella differenza. Nel caso dell’oro, un prodotto tangibile, il limite è rappresentato dalla produzione del metallo in miniera; nel caso di questa moneta virtuale il limite risulta invece legato alla codifica della produzione e distribuzione attraverso segnali elettronici. Un contesto difficile da gestire nel caso scoppiasse una bolla speculativa al ribasso. 
Come si acquistano i Bitcoin? - Ce lo spiega Il Sole 24 Ore: “Chi ha le competenze e i mezzi tecnologici può “estrarli” tramite mining (procedimento con il quale vengono confermate le transazioni), che consente di ottenere una commissione sui Bitcoin estratti come premio. Tutti gli altri possono ottenerli in pagamento (come controvalore di beni o servizi) oppure acquistarli sugli appositi mercati online e tramite transazioni con altri utenti che si possono cercare sui forum dedicati. Per ricevere i Bitcoin occorre dotarsi di un wallet (portafoglio), ovvero un software da scaricare sul proprio computer o anche come app per lo smartphone”. 
Una moneta poco accettata nei negozi - Per rendersi conto di chi nel nostro Paese utilizza questa moneta digitale basta posizionarsi su Coinmap, una speciale mappa dedicata agli esercizi commerciali che guardano al futuro. Qui trovano infatti spazio, sia pure in misura limitata, negozi, ristoranti, bed&breakfast, ma anche professionisti di variegata estrazione, disponibili a transazioni di questo tipo. 
Il primo sportello fisico - A Rovereto, in provincia di Trento, ha aperto i battenti uno sportello nel quale è possibile cambiare euro in Bitcoin. L’intenzione - volendo ironizzare - è forse quella di trasformare gli inflazionati Compro-oro in Compro-euro in franchising? 
E questo è quanto. Fermo restando un breve sermoncino finale suggerito dalla prudenza: ricordiamoci che abbiamo a che fare con una moneta digitale che per diversi anni valeva poco o niente e che improvvisamente, senza saperne il vero motivo, si è messa a galoppare. E allora? Meditate gente, meditate.

         

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