Share |

Bond perpetui: l’unica strada per la ripartenza?

Gli scontri sugli interventi economici da effettuare in Europa portano ad un ritardo che rischia di essere la pietra tombale di un numero sempre più elevato di attività


04/05/2020

di Damiano Pignalosa


Mes, Corona bond, Euro bond, Recovery fund, in questi mesi siamo tartassati da possibili soluzioni che dovrebbero sorreggere l’economia europea in un momento di estrema crisi finanziaria dovuta al blocco delle attività produttive avvenute praticamente dappertutto. Ogni strumento porta con se innumerevoli critiche e ognuno è pronto a portare acqua al suo mulino continuando ad intendere l’ Europa come un soggetto individuale e non plurale, facendo frenare e rallentare tutte le trattative che già da tempo dovrebbero essere rese operative. I Paesi del nord Europa capeggiati da Germania e Olanda spingono per l’applicazione del fondo salva stati, il Mes per intenderci, che se pur “alleggerito” porta con se delle clausole molto stringenti che implicherebbero il rientro del debito in tempi prestabiliti pena un intervento molto duro con l’applicazione di forte austerità come avvenuto in Grecia. Dall’altra parte della barricata ci sono i Paesi del sud Europa di cui fa parte l’Italia, che vorrebbero la creazione di un fondo comune che racchiudesse i debiti di tutti gli stati membri in modo da finanziare l’emergenza che senza volerlo ha colpito chiunque. Alcune nazioni non sono però disposte ad affrontare l’idea di dover sovvenzionare il debito altrui contribuendo alla creazione di questo fondo famigerato e lo scontro risulta inevitabile.
L’attore principale di questa disputa dovrebbe essere senza alcun dubbio la Banca Centrale Europa che, come sta facendo la Fed negli Stati Uniti, la Bank of England in Gran Bretagna o la Bank of Japan appunto in Giappone, dovrebbe garantire liquidità aumentando il flusso monetario e, come si suol dire,  “stampare moneta”. Un cataclisma di queste proporzioni non era neanche lontanamente immaginabile e per affrontare una situazione così simile a periodi post bellici ci vogliono degli strumenti straordinari senza precedenti che vadano aldilà dei parametri e dei dettami utilizzati finora.
Tutte le soluzioni precedentemente elencate non soddisferanno mai tutti e per evitare che la frattura diventi insanabile l’unico strumento che dovrebbe essere immediatamente utilizzato è quello dei “bond perpetui”. Molti si chiederanno cosa sono e se ci vuole ulteriore tempo per metterli in atto. Partiamo dicendo che fanno parte di un pacchetto di strumenti finanziari ampiamente utilizzato soprattutto nel settore bancario ed esistenti addirittura dal 2004. Un’obbligazione molto particolare, a metà strada tra una classica obbligazione e un’azione, che può presentare diversi vantaggi sia per l’investitore, sia per l’emittente. Quest’ultimo emette un titolo pagando un certo tasso di interesse senza alcun impegno al rimborso. Generalmente, dopo un certo periodo il titolo diventa “callable”, cioè l’ente, la banca o lo Stato che lo ha emesso ha la facoltà (ma non l’obbligo) di rimborso. È profittevole per gli investitori perché, vista la possibilità di non dover restituire il capitale, i tassi di interesse saranno più alti della media e aumenteranno i margini positivi degli investimenti. In poche parole le nazioni dell’Ue dovrebbero emettere titoli di Stati sotto forma di Bond perpetui, questi dovrebbero essere acquistati dalla BCE e dai mercati interessati, con la promessa da parte degli emittenti che in un lasso di tempo prestabilito, al raggiungimento di determinati parametri, il capitale potrebbe essere “anche” restituito, in caso contrario, viste le difficoltà da affrontare per il post coronavirus, gli investitori, in primis la BCE, avrebbero fatto incetta di tassi di interesse profittevoli senza aver emesso soldi a fondo perduto.
Questa dei Bond perpetui ad oggi sembra l’unica strada veramente percorribile perché, se da un lato la Banca Centrale Europea dovrà iniziare ad intervenire per evitare il collasso economico, dall’altra dovrà utilizzare gli strumenti giusti per farlo e se non si vogliono dare soldi a fondo perduto o condividere il debito, l’unica soluzione è quella di pagare degli interessi sui bond con la possibilità, se l’economia stenta a ripartire, di non restituire il capitale, iniettando però quella liquidità negli stati che servirebbe ad aiutare tantissime tra imprese, attività commerciali, professionisti e forza lavoro di ogni tipo.
Gli strumenti ci sono ed è arrivato il momento di utilizzarli, se così non fosse avremo nelle mani un cataclisma che non avrà precedenti storici e senza dubbio spazzerà via gran parte della forza produttiva di ogni singola nazione europea. Non si tratta più di gareggiare per essere primi, ora bisogna pensare ad essere vivi…

(riproduzione riservata)