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Borgo di Castelpetroso, il Molise che non ti aspetti tra sacro e profano


23/04/2019

di Valentina Zirpoli


Sulla vetta di un colle, a 872 metri di altezza sul livello del mare, a cavallo delle due valli di Bojano e Carpinone, sorge il borgo medioevale di Castelpetroso (Isernia), sorto forse in epoca normanna (XI secolo). L'attuale centro abitato del paese è identificabile con il "Colle Petroso", nome che si incontra per la prima volta in un documento del 9 maggio 964, in cui il Principe Pandolfo Capodiferro assegna i confini della contea di Isernia. Il luogo fu fortificato successivamente, sempre nel periodo longobardo, con la costruzione del castello che dal luogo, ricco di pietre, prese il nome. Ciò è attestato da una pergamena custodita nell'archivio di Montecassino, datata 1011, in cui si legge della donazione di due chiese, S. Cristoforo e S. Salvatore, ubicate nel territorio di "Castrum Petrosum", alla badia cassinese da parte del Vescovo Leone di Bojano. Oggi la maggioranza degli abitanti vive nelle 5 frazioni: Indiprete, Guasto, Pastena, Camere e Casale. Il nucleo centrale di Castelpetroso è costituito da un borgo medievale ancora intatto ma abitato solo da poche decine di persone. 

Santuario di Maria Santissima Addolorata 

Il simbolo di Castelpetroso è il suo santuario, la Basilica Minore di Maria Santissima Addolorata, patrona del Molise. 
Secondo la tradizione, la Vergine Maria apparve la prima volta il 22 marzo 1888 a due pastorelle di nome Serafina e Bibiana in località Cesa tra Santi, sulle pendici del Monte Patalecchia.  A questa prima apparizione ne seguirono altre e il 26 settembre dello stesso anno l’allora vescovo di Bojano si recò sul luogo dell’apparizione ed ebbe la grazia di vedere la Madonna Addolorata. Così iniziò la costruzione della Basilica, che venne consacrata nel 1975. 
Oggi è meta di pellegrinaggio da ogni angolo dell’Italia. 
Il santuario, iniziato con la posa della prima pietra il 28 settembre 1890, è realizzato in stile neogotico. Visto dall'alto è composto da sette cappelle che raffigurano i sette dolori della Madonna, al centro delle quali c'è la cupola, alta 54 metri. Il santuario e il luogo delle apparizioni sono collegati tra loro dalla Via Matris, lunga 750 metri, dove appunto si ricordano i sette dolori mariani. 
La vicenda più recente che ha interessato il santuario è stata la visita di Papa Francesco nel luglio del 2014, in occasione della quale al Santuario è stato anche riconosciuto lo stato di Basilica minore.



Castello e Museo della civiltà contadina

Tra il X e l’IX secolo i Longobardi costruirono sul Colle Petroso una fortezza, in un punto strategico perché storicamente conosciuto come avamposto militare dei Sanniti. 
Nel corso dei secoli il castello è stato più volte venduto ed è passato dalle mani di potenti signori locali. Oggi resta veramente poco della struttura originaria: la forma squadrata, d’ispirazione normanna, la parte destra di quello che probabilmente era il mastio e due stanze a pian terreno, rimaste inalterate nonostante il trascorrere del tempo. 
All’interno del Maniero è stato istituito il Museo della Civiltà Contadina: dagli oggetti piccoli, come i pennini, ai mobili d’arredamento, passando per le prime macchine fotografiche e le stampe antiche, ma anche le lettere degli emigranti, salvate dalla polvere e custodite dietro teche di vetro. 
Il pezzo più prezioso e caratteristico del museo è un presepe artistico in stile cinquecentesco, che si può ammirare nelle scuderie del castello. Il presepe è unico al mondo ed è un vero gioiello d’artigianato: un connubio tra le scene classiche del presepe e gli usi e i costumi della tradizione molisana. Al posto delle classiche montagne di Nazareth sullo sfondo s’intravedano alcuni tra gli scorci più belli del Molise; i pastorelli e persino Giuseppe e Maria indossano abiti tipici, al riparo in una capanna che somiglia alle piccole casette di Castelpetroso.

Il Ponte Tibetano

Ad una ventina di chilometri da Castelpetroso, nel paese di Roccamandolfi (Isernia), sorge il suggestivo ponte Tibetano sul Torrente Callora. E’ un piccolo capolavoro di ingegneria e carpenteria metallica sospeso nel vuoto sul paesaggio roccioso caratterizzato dal Canyon scavato dal fiume Callora.


Riserva naturale “Torrente Callora”

La Riserva Naturale “Torrente Callora” si colloca sul versante a nord del Matese. L’area interessata dalla riserva si estende per circa 50 ettari, dai 650 metri di altezza sul livello del mare fino ai 1050 metri. 
Il territorio della riserva comprende la zona umida della forra del torrente Callora con le gole dei valloni Fosso Fornello e Rio Torrone, la zona a rimboschimento sul versante meno acclive della cima su cui sorge il Castello di Roccamandolfi, la zona dei prati sulle parti più alte della forra ed infine la zona dei ghiaioni e delle rupi. 
Le gole del Callora rappresentano la tipica incisione dalla doppia origine, tettonica e carsica. La frattura provocata dai grandi eventi che hanno portato al sollevamento del massiccio matesino è stato scavato e modellato in milioni di anni dal costante scorrere delle acque. 
Le pareti a strapiombo presentano la tipica vegetazione di una gola con la presenza di radi arbusti e cespugli sulla roccia nuda. Il versante di nord-ovest si caratterizza per la presenza di numerosi carpini, noccioli, ontani, aceri e specie più tipicamente riparali come i salici. Sul versante sud-est sono visibili diversi lecci, una zona di rimboschimento a pino nero e qualche abete bianco. Non mancano esemplari di sorbo montano e tasso. Sono presenti specie arbustive ed erbacee come la rosa canina, l’agrifoglio, il ginepro, la ginestra, il bucaneve, il maggiociondolo. Nella parte più umida aumenta la presenza di muschi e licheni. 
L’area, per la particolare orografia della montagna, fa s^ che la Riserva Naturale presenti un popolamento faunistico molto variegato. Numerose sono le specie presenti, tra i mammiferi è possibile trovare: la volpe, la faina, la donnola, il tasso, il riccio, la talpa romana, il ghiro, il topo quercino; tra gli uccelli: la civetta, il gufo comune, il gheppio, la poiana, il fringuello, il pettirosso; tra i rettili: l’orbettino, la vipera comune, la natrice dal collare, il colubro. Durante la stagione primaverile, i pianori, presenti al limite superiore della gola, si popolano di numerose farfalle.


Fonti: 
www.comune.castelpetroso.is.it 
www.regione.molise.it 
www.iborghiditalia.com

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