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Bps: "Puntiamo sul lavoro di squadra per ascoltare i clienti e poter continuare a crescere"

Mario Alberto Pedranzini, consigliere delegato e direttore generale del Gruppo, ci illustra le strategie per restare sulla cresta dell’onda. Facendosi carico anche del benessere dei dipendenti. “Non a caso siamo entrati nella classifica di Forbes delle aziende dove si lavora meglio”


29/04/2019

di Mauro Castelli


“Siamo ancora qui”. Con queste parole piacevolmente rubate alla canzone Eh… già di Vasco Rossi e adattate al contesto, Paolo Lorenzini, prima guida della comunicazione e delle relazioni esterne della Banca Popolare di Sondrio (Bps), ha introdotto i lavori dell’assemblea chiamata ad approvare i dati di bilancio 2018. 
Poche parole per dare un senso a un appuntamento che si ripete, sia pure in forme e modalità diverse, da 148 anni a questa parte, ma anche per regalare una specie di abbraccio simbolico alla marea di soci (erano in 3.519) che si sono dati appuntamento - nonostante i problemi di viabilità legati alla chiusura della superstrada 35 tra Abbadia Lariana e Bellano per caduta massi - al “Pentagono” di Bormio. 
Una specie di happening vissuto allegramente e con una buona dose di forza di volontà da parte della platea: fra assemblea ordinaria e assemblea straordinaria ci sono infatti volute sei ore di fila, fra l’altro inframmezzate dal colore di alcuni curiosi quanto vivaci interventi da parte della platea. Quasi una regola per chi si è trovato a seguire eventi di questo genere. 
In ogni caso, ad assemblee concluse, abbiamo avuto il piacere di intrattenerci con Mario Alberto Pedranzini, consigliere delegato e direttore generale del Gruppo. Il quale, in buona sostanza, ha ribadito - ampliandone i contenuti - quanto già sostenuto parlando ai soci: ad esempio che anche nel 2018, nonostante una congiuntura internazionale non proprio felice, Bps ha chiuso il bilancio con numeri positivi (l’utile netto della capogruppo è stato infatti di 83,6 milioni, il che consentirà la distribuzione di un dividendo di 0,05 euro per azione), fermo restando che la “banca sta bene e che i numeri sono reali”, peraltro a fronte di una decrescita delle sofferenze del 9,8 per cento. In ogni caso - ha poi tenuto a precisare - “valutiamo il 2018 come un anno di passaggio. Speriamo soltanto che non venga rimpianto - la prudenza è d’obbligo per la banca valtellinese - in quanto se la situazione internazionale dovesse degenerare…”. 
Nuvole peraltro non previste sull’operatività aziendale, tanto è vero che Pedranzini ha subito dopo tenuto a chiarire che Bps non rimarrà con le mani in mano: “Faremo di tutto per crescere ulteriormente. Magari cercando di svincolarci dal territorio, fermo restando che continueremo a proporci come soggetto attivo del suo sviluppo, prestando attenzione a imbarcarci soltanto in operazioni - dopo averle valutate e analizzate a fondo - ad alto valore aggiunto”. Salvo poi ammettere, subito dopo, che “a volte bisogna avere il coraggio di affrontare le difficoltà, in quanto confortati sia da un robusto lavoro di squadra che da una grande vicinanza da parte dei soci”. 
Come dire che la strada intrapresa negli ultimi due anni - quella che ha portato alle acquisizioni della Banca della Nuova terra (società a sostegno del mondo agricolo, agroalimentare e al servizio delle famiglie), di PrestiNuova (società di intermediazione finanziaria), della Cassa di risparmio di Cento (forte di 47 dipendenze, “il che ci aiuterà ad accelerare il percorso di espansione in Emilia-Romagna, una zona estremamente vivace dal punto di vista dell’economia reale”), di Farbanca (“Legata a uno specifico segmento di clientela, quello dei farmacisti”) e dell’aumento della quota in Arca Sgr - proseguirà. Con l’intento di proporre nuovi prodotti alla clientela e, di riflesso, “aumentare, in un tempo ragionevole, la profittabilità”. 
Insomma, c’è aria di cambiamento in quel di Sondrio. “In effetti per crescere ci stiamo adeguando ai tempi, ma dobbiamo farlo con gradualità, in una logica di sana e prudente gestione. Puntando sulla professionalità del nostro personale, che è salito a 3.254 unità. In altre parole andando avanti nel solco della tradizione, beneficiando delle interessanti competenze interne. Contando sul fatto che l’innesto di collaboratori di diversa provenienza possa contribuire a una reciproca valorizzazione umana e professionale”.   
Già, il personale. Che la dirigenza del Gruppo tratta in maniera adeguata, facendosene carico. Tanto da sbandierare con orgoglio: “Nell’ultima classifica di Forbes relativa alle 500 aziende al mondo dove si lavora meglio, dieci sono italiane. E noi in questo gruppetto ci collochiamo al quinto posto, con compensi medi superiori a quelli della concorrenza”. 
Che altro? L’orgoglio di essere sbarcati vincenti in Svizzera (“Che, come tutti sanno, per una banca straniera non è un Paese facile”) e uno sguardo speranzoso rivolto alle eventuali ricadute positive sul territorio, “sia in termini stradali che ferroviari, le nostre note dolenti”, nel caso all’Italia vengano assegnate le Olimpiadi invernali del 2022.   
Il tutto a fronte di un altro, meno sbandierato, fiore all’occhiello: “Una politica di efficientamento e riduzione degli sprechi tramite il raffronto, eseguito anno per anno, dei principali dati e parametri di consumo delle risorse energetiche e materiali dei propri immobili”. Come dire, un’ulteriore forma di rispetto per il territorio.

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