Share |

Brexit, con la vittoria di Boris Johnson tolleranza zero contro gli immigrati senza lavoro

E per chi è in regola? Previsto un periodo di transizione che riguarderà anche 700mila italiani


16/12/2019

di Artemisia


Con la vittoria di Boris Johnson alle elezioni nel Regno Unito, la Brexit smette di essere un’ipotesi e diventa una realtà. Il voto schiacciante dei Tories smentisce la novella del partito del “remain” secondo cui gli inglesi si sarebbero immediatamente pentiti all’indomani dell’esito del referendum, della scelta di uscire dall’Unione europea. Ancora una volta gli analisti politici, i sondaggisti e gran parte della stampa internazionale hanno sbagliato. La preferenza netta accordata a Boris Johnson è la conferma che la maggioranza del popolo inglese vuole un taglio con Bruxelles. 
Il processo di distacco non sarà immediato e richiede la definizione di alcuni accordi commerciali, ma a Londra già si respira un’aria nuova. Soprattutto è cambiato il clima per i circa tre milioni e mezzo di immigrati europei che si trovano nel Regno Unito di cui 700mila sono italiani. Si tratta di espatriati per motivi di lavoro, di studio, o semplicemente per cercare quelle occasioni di impiego che nel proprio Paese hanno avuto difficoltà a trovare. 
Risiedere in un Paese che fa parte più dell’Unione europea non sarà indifferente per chi è espatriato. I cambiamenti non saranno immediati. Ci sarà un periodo di transizione, dal 31 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020 durante il quale sarà garantita la libera circolazione di persone, beni e servizi. 
In questo arco di tempo, i cittadini Ue che vivono oltre Manica da più di 5 anni dovranno chiedere il permesso di residenza permanente, ossia il “settled status” che permetterebbe di restare a oltranza nel Regno Unito. Chi invece risiede nel Paese da meno di 5 anni potrà fare richiesta per il “pre-settled status” valido fino alla scadenza dei 10 anni. 
Chi non ha una ragione valida per non avere chiesto e ottenuto il permesso di residenza verrà considerato un “indesiderabile” senza diritto di soggiorno e verrà deportato. Boris Johnson ha adottato una linea dura e restrittiva sull'immigrazione e ha avvertito che gli europei che non si metteranno in regola entro i tempi previsti potrebbero essere deportati. 
Per essere ben accetti gli immigrati dovranno avere qualifiche e titoli di studio e dimostrare di avere un'offerta di lavoro. Il ministro dell'Interno Priti Patel ha sottolineato che ci sarà “tolleranza zero” perché uno dei vantaggi di Brexit è proprio la possibilità di “rendere più sicuri i nostri confini e tenere fuori criminali e spacciatori in arrivo dall'Europa”. Anche se otterranno il permesso di lavoro per cinque anni, i cittadini italiani e europei non avranno diritto a ricevere sussidi statali e all'assistenza sanitaria gratuita del National Health Service (Nhs). Tutti gli immigrati, europei compresi, dovranno pagare una tassa a priori di 625 sterline a testa per l'Nhs, anche se non si fermeranno oltre i cinque anni o non utilizzeranno mai il servizio sanitario nazionale. Il nuovo sistema secondo Johnson sarà «più equo perché tratteremo tutti gli stranieri allo stesso modo, senza preferenze e privilegi». 
Nuove regole anche per i turisti che arriveranno dai Paesi Ue. Per entrare in Gran Bretagna dovranno essere in possesso di un visto elettronico almeno da tre giorni prima della partenza. Il visto, che si potrà ottenere online, avrà una durata massima di tre mesi e per chi vuole restare sul territorio inglese per più tempo, quindi oltre i tre mesi, dovrà dotarsi di un permesso di lavoro. Per superare la frontiera britannica non si potrà più utilizzare la carta d’identità ma servirà il passaporto. La Gran Bretagna, in base alle nuove regole, accetterà solo i nuovi passaporti biometrici.

(riproduzione riservata)